La metà dei 216 sindacati della scuola ha meno di 20 iscritti. E operano in deregulation
Il 2026 si apre, ancora una volta, con un paio di scioperi che riguardano la scuola, per i quali la Commissione di garanzia ha già rilevato irregolarità, accompagnate da diffide a procedere che, come già successo in passato, probabilmente saranno eluse, interpretando in modo disinvolto la libertà sindacale sancita dall’art. 39 della Costituzione, che, in proposito, prevede:
“L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica”.
È interessante il secondo comma dell’art. 39, dove si dispone che unica condizione per la registrazione è che i sindacati adottino una organizzazione su base democratica.
Tuttavia, questo obbligo di registrazione non ha mai trovato applicazione per mancanza di una legge ad hoc.
Conseguentemente, in mancanza di apposita legge, qualsiasi soggetto può proclamarsi sindacato e avvalersi di tutte le prerogative di legge, compreso il diritto di proclamare scioperi.
Si tratta di una deregulation di fatto che attualmente consente di avere all’interno del sistema d’istruzione un esercito di ben 216 sindacati, moltissimi dei quali di dimensioni ridottissime, come risulta dall’ultima registrazione ufficiale dell’ARAN per l’accertamento della rappresentatività del triennio 2025-2027.
L’organizzazione su base democratica di cui parla l’art. 39 della Costituzione presupporrebbe organismi rappresentativi eletti da parte degli iscritti.
Una condizione che, in base al numero di iscritti con delega registrato dall’ARAN, sarebbe certamente praticabile da parte dei maggiori sindacati del settore, ma non lo sarebbe per moltissimi sindacati tra i 216 rilevati. Vediamo pi in dettaglio.
Forse potrebbero avere, virtualmente, un numero di iscritti che renda possibile procedere alla elezione di organi rappresentativi interni 18 sindacati minori che dispongono di un numero di deleghe compreso tra 50 e 20.
Altri 111 sindacati, praticamente la metà di quelli registrati dall’ARAN, dispongono di pochissime deleghe, un numero appena necessario per eleggere sé stessi:
20 sindacati con un numero di deleghe compreso tra 19 e 10;
28 sindacati con un numero di deleghe compreso tra 9 e 4;
22 sindacati con due iscritti con delega;
41 sindacati con un solo iscritto con delega.
Più che sindacati, li si potrebbe definire “sindacatini”. Eppure, proprio tra quei piccoli sindacati ve ne sono alcuni, i soliti, che tutti gli anni arrivano agli onori (si fa per dire) delle cronache proclamando scioperi.
L’anno scorso alcuni di loro hanno preso parte o hanno proclamato essi stessi scioperi tra gli undici proclamati tra marzo e dicembre. Sei scioperi non hanno raggiunto l’1% di adesione, altri due tra l’1% e il 2%, ma il solo effetto annuncio ha determinato sospensioni del servizio ben oltre quelle percentuali di adesione del personale scolastico. E quest’anno? Tanti studenti verranno nuovamente privati del servizio per vari giorni per iniziativa di questi piccoli sindacati?
A 80 anni dalla nascita della Costituzione l’art. 39 continuerà a non avere una legge di attuazione che, se attuata, servirebbe a regolarizzare il settore, nell’interesse, soprattutto, dell’utenza.
Ma c’è qualcuno che ha voglia e coraggio di mettere mano all’art. 39, correndo il rischio di inimicarsi una parte del mondo sindacale?
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