La danza dei 24 CFU

La scorsa settimana un articolo-inchiesta di Valentina Santarpia pubblicato su Corriere.it ha evidenziato che solo la metà delle università italiane ha finora provveduto a pubblicare i bandi sui corsi per il conseguimento dei 24 Crediti Formativi Universitari (CFU) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e delle metodologie e tecnologie didattiche, il cui possesso è richiesto ai laureati che intendono insegnare.

Secondo il decreto del Miur, i laureati che vogliono partecipare al prossimo concorso e sono privi di esperienze pregresse (equiparate alle competenze che si acquisiscono con i CFU) devono sostenere esami aggiuntivi: chi è già laureato e deve integrare gli esami, può farlo pagando al massimo 500 euro, in proporzione ai CFU da acquisire. Chi si sta laureando potrà invece effettuare gli esami aggiuntivi gratuitamente.

In mancanza del bando, di esclusiva competenza delle singole Università, gli interessati non possono iscriversi ai corsi e neanche farsi certificare i CFU di cui sono eventualmente già in possesso. Il ritardo potrebbe ostacolare l’intenzione del ministro Valeria Fedeli di effettuare il concorso in tempi brevi (ora si parla del mese di marzo) e sta scatenando una vera e propria offensiva da parte delle Università telematiche che offrono corsi online per far acquisire tutti i crediti (da tenere presente comunque che il citato decreto limita esplicitamente a 12 i crediti acquisibili per via telematica).

Come si vede scorrendo l’elenco pubblicato sul sito del Miur dedicato all’Università (https://www.universitaly.it/index.php/public/cfuCfa) gli atenei telematici sono quasi tutti già operativi, a differenza di molti di quelli tradizionali che operano in presenza, e offrono corsi blended (metà tramite videolezioni, metà in presenza con esami che utilizzano test a risposta multipla) in qualche caso superando anche il tetto di 500 euro stabilito dal Ministero.

Tra ritardi nella pubblicazione dei bandi sui 24 CFU, mancato riconoscimento totale o parziale dei crediti già acquisiti da parte di alcune università, dubbi interpretativi sul decreto per quanto riguarda le certificazioni, pare che molti laureati in attesa del concorso si siano rassegnati a rivolgersi alle università telematiche e ad acquistare i loro pacchetti, «come dal salumiere», ha detto uno di loro al Corriere, «così taglio la testa al toro».