La curiosità
“ Tutto è meraviglia, irrequietezza, curiosità insoddisfatta, desiderio e impazienza”
Irving
Sei curioso! E’ l’appellativo che si dà a chi mostra qualche eccentricità, a chi, in genere, ficca il naso un po’ dappertutto, a chi mostra di essere in qualche modo invadente e vuol saperne di più a tutti i costi. In realtà la curiosità non è un semplice vizietto, è una dote essenziale alla vita, la si rintraccia anche in molti animali, nei primati, nei gatti e nei cani che instancabili annusano in cerca di. E’ l’Intrigante emozione della sorpresa che motiva, mette in moto l’immaginazione, sospinge ad esplorare, a fare ipotesi e ricercare soluzioni, è la sorgente dei perché, dei come mai, in sostanza la madre della conoscenza. Potremmo dire che la curiosità sia l’essenza stessa della vita, senza di essa saremmo immersi nel buio della immobilità fisica e mentale, privi di stimoli, prigionieri della paura che paralizza e impedisce di guardare oltre qualsiasi siepe. Verrebbe meno la stessa creatività che da essa trae impulsi vitali.
I geni, a partire da Galileo Galilei, sono stati tali perché fortemente curiosi di saperne di più, di vedere cosa c’è oltre, senza di loro il sapere e il progresso, nel bene e nel male, non ci sarebbero mai stati. Ulisse, per Dante, non tornò più in patria e trovò la morte andando oltre le colonne d’Ercole sospinto da un forte desiderio di avventura e conoscenza. Piero Angela, grande divulgatore scientifico, scomparso qualche tempo fa, non avrebbe avuto fama e successo per decenni, se lui per primo non fosse stato sempre sorretto da una grande curiosità di sapere, da un entusiasmo che catturava anche gli ascoltatori.
Valentino ha dato nella moda il massimo della sua geniale creatività, l’arte si nutre di creatività, il compianto prof. Zichichi ha continuato a fare insistentemente domande a Colui che ha fatto il mondo.
La curiosità è anche indubbiamente rischio, è sfida, lotta, imprevisto, è inquieta ricerca di verità. I navigatori in passato, come gli intrepidi scalatori hanno fatto imprese eccezionali mettendo a dura prova sé stessi come fanno i funamboli, che si destreggiano in modo spericolato, sfidano il vuoto, gli stessi amanti si gettano nei vortici, presi da follia d’amore, incauti e creativi*. Nel gioco del poker chi è curioso “vede” le carte dell’avversario e la sorpresa, costosa, può essere positiva o negativa e salata se l’avversario è particolarmente creativo. Non di rado la curiosità si presenta in forma sfacciata, incontrollabile, non mitigata dal ragionamento e può associarsi alla spavalderia, al piacere di dare spettacolo e sfidare l’impossibile. Gli indocili e gli spavaldi, hanno la tracotanza di sentirsi comunque invincibili, e così osano sempre oltre misura per vanagloria, per gli applausi, il consenso e la fama. Siamo a due passi dalla superbia, il peccato di Hybris, per i Greci e i Romani, che a Marzia, nello sfidare Apollo nel suono del flauto, è costata la pelle.
Per tale ragione forse si sono coniate le parole prudenza, accortezza, misura, umiltà che richiamano tutti ad essere più cauti, meno presuntuosi, sbruffoni, a osare quanto basta.
Si dice, peraltro, che i colti siano umili pur se curiosi, mai fanfaroni e gradassi, non hanno, in assoluto necessità degli applausi, non amano la ribalta, la gloria a tutti i costi. Tranne il poeta Petrarca che diceva a S. Agostino, la coscienza, che la gloria connessa all’essere coronato a Roma sommo poeta, era, per lui, passione incontenibile.
Non pochi, comunque, eccedono in senso opposto, fanno della prudenza una regola di vita, così se ne guardano bene dal “curiosare “ qua e la, non amano le sorprese; evitano quasi di andare in giro per non fare brutti incontri, esperienze negative, vedono pericoli ovunque. Per loro la parola osare non esiste, a poker non giocheranno di sicuro mai e non alzerebbero neppure mai la mano, sono preoccupati del giudizio dell’altro, vivono nell’ombra.
I primi, in genere sono spavaldi, temerari e spesso anche spendaccioni, i secondi sono accorti, si tengono guardinghi in disparte, sono prudenti e parsimoniosi.
Si fanno i fatti loro!
Taluni sostengono che si è in un modo o in un altro per carattere, dimenticando forse che il carattere è frutto essenzialmente di esperienze e stili educativi diversi.
RIFLESSIONI EDUCATIVE
Sta di fatto che la curiosità, parente stretta della creatività, è molla di vita per tutti i cuccioli degli esseri viventi, dei bambini che con essa crescono sperimentando sé stessi, le loro potenzialità, il mondo che li circonda. Il loro curiosare è continuo, il toccare, l’afferrare e, quando è il momento, il correre di qua e di la, rischiando non poco, è irrefrenabile. Tutto è fonte di piacevoli impazzimenti per i genitori, in particolare per quelli che vedono pericoli ovunque e hanno un senso di protezione esasperato.
E allora come banalizzare questa voglia forte di espandere, considerarla soltanto un brutto difetto e non darle il dovuto valore?
Come tutte le cose che riguardano l’uomo il problema è l’equilibrio, Certo quando si esagera bisogna intervenire per dare la giusta misura e reclamare il buon senso.
In ambito educativo la curiosità va apprezzata e stimolata molto di più di quanto lo si faccia.
Per moltissimo tempo, forse anche per comodità, è stata fortemente costretta evitando di darle il dovuto spazio, per timore che i piccoli si potessero far male o finissero col prendere troppo la mano.
In un passato, alquanto recente, erano considerati bene educati i bambini che, a casa d’altri, non toccavano nulla, parlavano poco, rispondevano solo a domanda e si muovevano unicamente a comando come bravi soldatini e le madri ricevevano lodi per la loro ottima attività educativa dal contesto sociale.
Viceversa si considerava maleducato il bambino che toccava tutto e saltava senza freni sul divano, che era ben difficile da contenere, che mangiava con le mani, la madre in tali casi non riceveva certo apprezzamenti, oggi che una accentuata libertà educativa ha preso piede, pur borbottando, si è più disposti a tollerare qualche eccesso.
In genere si considera fortemente direttiva la prima forma educativa, molto liberale la seconda, nel primo caso la curiosità viene energicamente limitata, nel secondo tutto è legittimamente sperimentabile ed essere curiosi e creativi intraprendenti è apprezzato e sollecitato.
Nella scuola italiana si è sempre educato, con rigore, allo stare fermi, composti, a rispondere quando era opportuno, quelli che le regole le apprendevano subito venivano considerati bravi alunni, gli altri, irrequieti e poco educati, ottenevano risultati scadenti e rischiavano infine anche la bocciatura.
In sostanza, in passato, la curiosità, la creatività, l’intraprendenza erano poco gradite, significava far di testa propria, davano vita alla confusione, alla gazzarra, al disordine e l’insegnante che le permetteva veniva poco stimato. La voglia di ordine era esigenza diffusa, ogni cosa deve essere al suo posto e questo è sintomo, si diceva spesso, anche di ordine mentale.
Educare a casa e a scuola alla moderazione, al rispetto delle persone e delle regole, è sacrosanto, il problema è non eccedere, non ammettere mai trasgressioni di sorta e considerare la curiosità sempre come inopportuna e fastidiosa, un vizietto insomma da correggere.
I bambini crescono attraverso la curiosità, toccano e si muovono appena possibile, perché il mondo e la’ che li aspetta, con tante meraviglie tutte da scoprire e a loro va concesso lo spazio indispensabile per sperimentare, guardare, curiosare, imbrattare, rischiare.
Il gioco stesso, quello spontaneo e non guidato, quello vero, senza regole, è sorretto dalla curiosità e dalla fantasia, è avventura, educa a gestire e affrontare le esperienze, a governare le emozioni, le paure e la stessa esuberante curiosità. E’ appena il caso di ricordare che quanto detto non può essere relegato alla triennale esperienza della scuola dell’infanzia, dopo la quale tutto cambia e vira energicamente verso la “serietà”, allo scadere del quinto anno di vita si cambia registro. In alcuni casi l’adulto lo dice amorevolmente in modo aperto: “Bimbo, dal prossimo anno si finisce di giocare e si fanno le cose serie !”
E’ fruttuoso incoraggiare gli alunni costantemente a guardare con curiosità il mondo, l’esplorare, coinvolge emotivamente, porta alla scoperta, la ricerca diretta della conoscenza è fatica appagante. E’ lei che consente di rintracciare possibili soluzioni alternative originali, crea le basi per il pensiero, critico, divergente, libero, per l’autonomia.
Impegnativo risulta tale stile educativo, impone tempi più dilatati, ma diventa rigenerante opportunità anche per l’adulto che se ne fa partecipe.
Quando la curiosità da grandi non sollecita più, quando l’interesse decade, si perde il gusto alla vita i vincoli della paura diventano preponderanti e prendono il sopravvento, l’esistenza stessa gradatamente si spegne.
Perciò siate saggiamente curiosi!
E non disdegnate, magari sollevandovi sulla punta dei piedi, di guardate sempre oltre la siepe e curiosare su cosa c’è al di là.
*Pietro Canonica, L’abisso, scultura, 1907, in Museo Canonica, Villa borghese, Roma
Orbene, a conclusione, l’educazione, la cultura di un popolo, usi, costumi, credenze, sensibilità, ecc. si trasmettono, come anche il sapere, un sapere genericamente scelto e tale da rinforzare l’identità, in casa e a scuola.
Nelle Isole Cayman per vivere è importante saper pescare, e alle nuove generazioni si insegna come essere bravi pescatori e nel Kalahari, in Africa, ad essere abili cacciatori. In entrambe le situazioni si sollecitano e apprezzano nei più piccoli una precoce autonomia, la capacità inventiva, la scaltrezza, la creatività e con esse la curiosità.
Nel nostro paese lo stile educativo negli ultimi decenni è fortemente mutato, si hanno maggiori consapevolezze e conoscenze, è più comprensivo e morbido, meno intransigente e rigido rispetto al passato. I bambini sono in genere ancora graditi se dipendenti e non tanto creativi, la dipendenza si è estesa spesso, in modo del tutto anomalo, oltre la maggiore età e si rintracciano non pochi trentenni ancora in casa ben decisi a non assumersi impegni e responsabilità da adulti.
Appena qualche decennio fa una cosa simile veniva socialmente ben poco apprezzata.
Taluni se ne lamentano, abbiamo perduto molta parte della nostra identità cattolica, apostolica e romana (qual’è il nesso tra religione e indipendenza? Non mi è chiaro), a causa dei tanti mutamenti sociali ed economici avvenuti negli ultimi decenni.
La globalizzazione, il mondo interconnesso, la mescolanza culturale hanno scompigliato il vecchio ordine, creando notevole trambusto, imbarazzi ed entusiasmi, difficoltà di adattamento al nuovo, lamentele e critiche, dibattiti infiniti.
L’identità è fortemente compromessa, gelosamente e orgogliosamente custodita per secoli, dai confini e dall’essere separati, dai tanti distinguo, si è inquinata per gli innumerevoli contatti, per le convivenze inattese, per un mondo che si è improvvisamente, forse troppo velocemente, dilatato mescolando tutto. Dei bambini ben educati, composti, da sempre tanto amati dai docenti, capaci di scrivere e parlare bene, magari un tantino imbranati nelle faccende pratiche e manuali, se ne vedono ben pochi, i più sono iperattivi e maneggiano sin da piccoli giochi elettronici e cellulari forniti dai genitori quasi come sedativi. Nel disorientamento è arduo rintracciare una rotta anche in campo educativo,
Si fanno scelte talora molto criticabili, egoistiche, per mancanza di tempo da dedicare ai più piccoli. Ci si immerge sino al collo nel mondo della telefonia, di internet, si hanno contatti immediati con persone di altri paesi, che non abitano al piano di sopra e che spesso neppure conosciamo. Si seguono le mode del momento, i croccantini di Monge e i problemi del gatto sterilizzato.
Tutti presi da “Ballando con le stelle” (io metterei – Tutti presi dai fenomeni social del “Grande Fratello” o de ”L’Isola dei Famosi”), nel campo educativo si lascia quasi tutto al caso, senza un minimo di orientamento, il fai da te diventa dominante, il disimpegno di adulti e giovani una normalità, la banalità una regola di vita.
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