Inclusione scolastica, Occhiuto (FI): ‘Riconoscere il valore degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione’
Il disegno di legge sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità torna al centro del dibattito parlamentare e lo fa ponendo l’accento su una figura spesso decisiva, ma ancora poco riconosciuta nel sistema scolastico: gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione.
Presentando il provvedimento in Aula, il senatore Mario Occhiuto, relatore del ddl per Forza Italia, ha richiamato una “verità semplice”, come l’ha definita lui stesso: quando la difficoltà diventa un muro, nessuno può imparare da solo. Ed è proprio in quello spazio, spesso invisibile ma essenziale, che si colloca il lavoro quotidiano degli assistenti.
Secondo Occhiuto, si tratta di presenze che “rendono quel muro attraversabile”, accompagnando studenti e studentesse con disabilità nel percorso scolastico con discrezione e continuità. Un ruolo che raramente emerge nel discorso pubblico, ma che incide in modo concreto sulla qualità dell’inclusione e sulla possibilità stessa di partecipare alla vita della classe. “Sono spesso una presenza che non si fa neanche notare”, ha sottolineato il relatore, rivendicando però la necessità di riconoscerne il valore istituzionale e professionale.
Il ddl, nelle intenzioni del legislatore, mira proprio a questo: dare dignità e riconoscimento a una funzione che non si esaurisce nel supporto tecnico, ma si radica nella dimensione relazionale della scuola. “Riconoscerli significa dare valore a quei gesti silenziosi che cambiano una giornata e a volte una vita intera”, ha affermato Occhiuto, spostando il baricentro del discorso dall’organizzazione dei servizi alla sostanza educativa dell’inclusione.
Nel suo intervento, il senatore ha anche richiamato una visione di scuola che va oltre programmi e adempimenti formali. L’inclusione, ha ricordato, non è solo una questione normativa, ma una scelta culturale: “Significa dire che la scuola non è fatta solo di programmi, ma anche di relazioni umane”. In questa prospettiva, il ruolo dello Stato è quello di accompagnare chi è più fragile “con discrezione, continuità e responsabilità”, evitando soluzioni episodiche o emergenziali.
Il passaggio parlamentare del ddl si inserisce così in un contesto più ampio, in cui la scuola italiana è chiamata a rafforzare la coerenza tra principi dichiarati e pratiche quotidiane. Il riconoscimento degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione diventa allora una cartina di tornasole: non solo per misurare la qualità delle politiche inclusive, ma per capire quanto il sistema scolastico sia davvero in grado di farsi carico delle fragilità, senza retorica e senza delegare tutto alla buona volontà dei singoli.
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