L’avvio dell’anno scolastico 2025/2026 ha nuovamente messo in luce le distorsioni del sistema di assegnazione delle risorse per l’assistenza specialistica nelle scuole, particolarmente in quelle secondarie di secondo grado. Nonostante l’impianto normativo, la cui base in Italia si fonda principalmente sulla Legge 104/1992, che stabilisce il diritto all’inclusione e all’assistenza per gli studenti con disabilità e il D. Lgs. 66/2017, noto come ‘decreto dell’inclusione’, che rappresentano il quadro di riferimento per realizzare l’istruzione per “tutti e per ciascuno” e nonostante l’assistenza specialistica riservata agli studenti con difficoltà sia un servizio indispensabile per garantire l’inclusione scolastica e la piena integrazione degli alunni con disabilità, l’esercizio di questo diritto fondamentale si scontra con una prassi amministrativa che lo rende sempre più precario.
Al di là dello stanziamento di risorse sempre meno consistenti sia per il primo sia per il secondo ciclo, con conseguente riduzione delle ore a disposizione volte ad assicurare la presenza di figure spesso essenziali per la dimensione relazionale e il percorso verso l’autonomia degli allievi con disabilità (OEPAC, assistenti alla comunicazione con competenze per la CAA, tiflodidatti), le Regioni, responsabili del servizio per gli istituti secondari di secondo grado, spesso impongono un iter concorsuale attraverso bandi a cui le scuole devono partecipare con progetti dettagliati. Questo meccanismo genera una profonda incertezza e un’ansia palpabile che ricadono direttamente sulle famiglie con ragazzi più fragili. Lo denuncia con chiarezza e dovizia di particolari la dirigente scolastica di un liceo di Frascati Paola Cardarelli in un intervento pubblicato di tuttoscuola.com, intitolato “Il diritto all’assistenza specialistica per i disabili gravi può dipendere da un bando?”
Il diritto a un sostegno essenziale, che permette agli studenti di parlare, muoversi, leggere e relazionarsi con i compagni, diventa esigibile solo se la scuola frequentata dal figlio “si trova in posizioni utili nelle graduatorie di merito” e se il suo progetto viene accolto. Le famiglie si ritrovano così a sperare che il proprio istituto “superi una selezione”, un paradosso inaccettabile per un servizio previsto chiaramente da una norma di legge.
L’esclusione di alcune scuole, in particolare nel Lazio, per mere omissioni o difformità formali nella presentazione dei progetti (ad esempio, la mancanza di un allegato o una firma), ha lasciato alcuni istituti senza finanziamento. E di conseguenza, gli alunni in difficoltà senza assistenza. La criticità è amplificata dai tempi di questa “gara”: i bandi vengono pubblicati in estate e i risultati spesso arrivano poco prima dell’apertura dell’anno scolastico. La conseguenza più grave è il trasferimento del rischio burocratico sulla parte più debole del sistema: la necessità di trovare soluzioni “creative” o, peggio, far “differire l’inizio della frequenza” proprio ai ragazzi più vulnerabili, chiedendo alle famiglie di “pazientare e di ritardare l’entrata in classe dei ragazzi di qualche giorno o settimana”.
Anche quando la scuola riesce, nonostante le non poche difficoltà, a presentare un progetto ‘vincente’, può accadere che le figure richieste non siano comunque nominate all’avvio dell’anno scolastico, come accaduto ad alcune scuole di Palermo e provincia, dove per ritardi burocratici, mancanza di risorse e rimpalli di competenze, diversi istituti di ogni ordine e grado hanno segnalato la mancata attribuzione dell’assistenza specialistica all’avvio dell’anno scolastico.
In un sistema che fa dell’inclusione la sua parola d’ordine, ci si chiede quale sia il senso di rendere dipendente da un concorso, da prassi burocratiche o da risorse economiche insufficienti, l’assegnazione di figure essenziali. La scuola non può mostrarsi “aperta a tutti e contemporaneamente chiude porte”, agendo come un “Giano bifronte” che, involontariamente, contraddice i suoi stessi principi fondanti. È un paradosso da sanare per rispettare il diritto universale all’istruzione. Qualcuno a livello di Anci e di Conferenza Stato-Regioni può rispondere?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Registrati a tuttoscuola
Benvenuto su Tuttoscuola.com!
Registrati a tuttoscuola
Grazie per esserti registrato
controlla il tuo indirizzo di posta per attivare il tuo abbonamento