Immissioni in ruolo 2026/27: oltre 46mila cattedre da assegnare, ma il divario Nord-Sud continua a pesare

È partita la complessa macchina delle immissioni in ruolo per il prossimo anno scolastico. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha autorizzato 46.642 assunzioni a tempo indeterminato del personale docente, un contingente definito sulla base dei posti rimasti vacanti dopo le operazioni di mobilità e calcolato al netto di 473 posizioni di esubero. Il via libera è arrivato anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, consentendo agli Uffici scolastici regionali di avviare le procedure di nomina. L’obiettivo è arrivare all’avvio delle lezioni con il maggior numero possibile di cattedre coperte da docenti di ruolo. Un obiettivo tutt’altro che scontato, considerando che il sistema continua a fare i conti con uno squilibrio strutturale tra disponibilità di posti e distribuzione degli aspiranti insegnanti.

Nord ancora in affanno: quasi il 60% dei posti è concentrato in sei regioni

La ripartizione regionale del contingente conferma una fotografia ormai consolidata. La Lombardia guida la classifica con 12.129 posti autorizzati, seguita da Veneto (5.094), Lazio (4.454), Piemonte (4.397) ed Emilia-Romagna (3.357). Sommando anche Liguria e Friuli Venezia Giulia, quasi sei cattedre su dieci risultano concentrate nelle regioni settentrionali.

Nel Mezzogiorno, invece, il contingente appare decisamente più contenuto: Campania 2.721 posti, Puglia 2.410, Sicilia 1.979, Sardegna 1.432, Calabria 1.234 e Molise appena 185. Una distribuzione che continua ad alimentare il disallineamento tra i territori dove si trovano i posti disponibili e quelli in cui è maggiore la presenza degli aspiranti docenti iscritti nelle graduatorie.

Sei procedure di reclutamento e un ordine rigoroso delle graduatorie

L’edizione 2026 delle immissioni in ruolo è probabilmente la più articolata degli ultimi anni.

Le istruzioni operative del Ministero definiscono con precisione il percorso che gli Uffici scolastici dovranno seguire nello scorrimento delle graduatorie. Resta confermato il principio generale secondo cui il 50% delle assunzioni avviene dalle graduatorie dei concorsi e il restante 50% dalle Graduatorie a esaurimento (GaE). Quando una delle due graduatorie risulta esaurita, i posti vengono automaticamente riversati sull’altra.

Per quanto riguarda i concorsi, il Ministero stabilisce un preciso ordine di priorità che tiene conto delle procedure bandite negli ultimi anni, comprese quelle del 2023, 2024 e 2025. Una delle principali novità riguarda l’utilizzo degli elenchi degli idonei, introdotti per evitare che posti autorizzati rimangano inutilizzati in presenza di candidati che hanno superato le prove concorsuali pur non rientrando inizialmente tra i vincitori.

Vincitori non abilitati: prima contratto a termine, poi il ruolo

Le istruzioni ministeriali dedicano uno specifico passaggio anche ai vincitori di concorso che non hanno ancora conseguito l’abilitazione. Per questi docenti è prevista l’assegnazione della sede prima dell’avvio delle operazioni di reclutamento. Se al momento della stipula del contratto avranno ottenuto l’abilitazione, saranno assunti direttamente a tempo indeterminato con decorrenza giuridica dal 1° settembre 2026. In caso contrario, sottoscriveranno un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo e dovranno conseguire l’abilitazione entro l’anno scolastico 2026/2027.

Sostegno: confermata anche per il 2026 la procedura dalle GPS

Resta in vigore anche per quest’anno il reclutamento straordinario sul sostegno. Una volta concluse le ordinarie immissioni in ruolo, gli eventuali posti residui saranno assegnati agli aspiranti inseriti nella prima fascia delle GPS sostegno, attraverso contratti a tempo determinato finalizzati all’assunzione, secondo la procedura già sperimentata negli ultimi anni e prorogata fino al 31 dicembre 2026. È inoltre confermata la fase interprovinciale, la cosiddetta mini call veloce, per consentire la copertura dei posti rimasti vacanti in altre province.

Cinque giorni per accettare la sede: il silenzio vale rinuncia

Tra le disposizioni che avranno maggiore impatto sugli aspiranti c’è quella relativa all’accettazione della nomina. Il docente individuato dovrà accettare espressamente la sede assegnata entro cinque giorni, esclusivamente attraverso la funzione telematica predisposta dal Ministero. Se l’assegnazione avviene dopo il 28 agosto, il termine massimo è fissato al 1° settembre.

La mancata risposta equivale a tutti gli effetti a una rinuncia: il candidato perde la nomina e viene cancellato dalla graduatoria relativa all’insegnamento per cui era stato individuato. L’accettazione della sede, inoltre, impedisce di partecipare alle successive procedure per le supplenze dello stesso anno scolastico e comporta, nei casi previsti, anche la cancellazione dagli elenchi regionali degli idonei.

La vera sfida resta coprire tutte le cattedre

Sebbene il contingente autorizzato sia significativo, il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di trasformare i posti autorizzati in assunzioni effettive. Le stesse istruzioni ministeriali prevedono che, qualora una determinata graduatoria si esaurisca, gli Uffici scolastici regionali possano rimodulare il contingente tra le diverse classi di concorso, purché restino all’interno del numero complessivo di posti assegnati alla regione. Una misura pensata per limitare il rischio che migliaia di cattedre autorizzate rimangano inutilizzate per mancanza di candidati disponibili.

Resta però aperta la questione di fondo: finché il divario territoriale tra disponibilità di posti e distribuzione degli aspiranti docenti continuerà a caratterizzare il sistema di reclutamento italiano, anche un contingente superiore alle 46mila assunzioni rischierà di non tradursi in altrettanti insegnanti effettivamente in servizio dal primo giorno di scuola.

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