Il (ri)dimensionamento viene da lontano. Le scelte della politica nel decennio: meno DS (-12%) e più docenti (+18%)

La riduzione del numero di istituzioni scolastiche viene da lontano e ha registrato una particolare accelerazione negli ultimi anni, come si evince chiaramente dai dati ufficiali riportati sul Portale Unico del Ministero dell’istruzione, a cominciare dall’anno scolastico 2015-16 fino a tutto l’anno in corso.

La riduzione del numero delle istituzioni è stata continua, con un’impennata dell’anno scorso che ha sfiorato le 500 unità, seguita da un’altra significativa di quest’anno.

Conseguentemente a tale andamento che non ha registrato soluzioni di continuità, dal 2015-16 al 2025-26 la riduzione del numero delle istituzioni scolastiche è stata complessivamente di 1.032 unità, pari al 12%.

1.032 istituzioni scolastiche in meno significano anche altrettanti posti sottratti sia all’organico dei dirigenti scolastici sia a quello dei DSGA, in un periodo in cui la gestione del personale e l’organizzazione dei servizi si fa sempre più complessa, compresi i rapporti istituzionali con gli Enti Locali. Difficile non mettere in relazione gli allarmi di crescente stanchezza e disaffezione da parte di molti presidi con il trend di costante riduzione del numero di istituzioni scolastiche, alla quale corrisponde un maggior carico di lavoro e un inevitabile allontanamento nel rapporto quotidiano con la comunità scolastica. L’unico, vero motivo per cui in questi anni si è attuato questo piano, una delle poche misure “bipartisan” attuate nella scuola italiana (in quanto adottata da tutti i governi che si sono succeduti) ha un nome preciso: risparmio. Chi racconta qualcosa di diverso è mosso probabilmente da altri interessi. Si è deciso di risparmiare su categorie che rappresentano poco più dell’1 per cento dell’organico: quale risparmio in valore assoluto si potrà ricavare? Certo non significativo. Peccato che siano le categorie singolarmente più importanti per la qualità del servizio. Eppure si è tagliato lì, aggiungendo la beffa di aver annunciato la soluzione dell’atavico problema delle “reggenze”: non aumentando i posti di dirigenti/Dsga, ma accorpando le scuole. Nel frattempo è esploso il numero degli insegnanti di sostegno, ad esempio, almeno 16 volte più elevato di presidi e Dsga messi insieme. Vuol dire che un leggerissimo contenimento del loro incremento – lo ripetiamo: è un esempio all’interno del milione e più di lavoratori della scuola, ammesso che si voglia per forza risparmiare sugli stipendi – avrebbe portato risparmi superiori rispetto ad aver falcidiato del 12% nel decennio il contingente di dirigenti scolastici e direttori amministrativi. Nello stesso periodo il numero complessivo degli insegnanti saliva del 18,4%: +138 mila docenti tra il 2016 e il 2026. Mentre presidi e Dsga diminuivano di un migliaio.. Non sarebbe stato meglio, a parità di spesa, limitare il fortissimo incremento del numero di docenti: ad esempio a +135 mila circa (che avrebbe significato comunque un incremento nel decennio del 18% invece che del 18,4%: 3 mila cattedre in meno, una goccia nel mare di quasi 900 mila posti di insegnante), e lasciare invariato quello delle istituzioni scolastiche e quindi di DS e Dsga, evitando uno sconquasso organizzativo e amministrativo? A via XX Settembre (Ministero dell’economia, il vero regista di questa operazione decennale) non ci hanno mai pensato, e a viale Trastevere non hanno avuto negli anni la forza di farlo comprendere.

La critica alla riduzione del numero delle istituzioni scolastiche si è fatta più accesa negli ultimissimi tempi, assumendo risvolti politici contro l’attuale Governo che nell’ultimo triennio ha ridotto di 661 unità il numero delle istituzioni, quasi due terzi del numero complessivo delle riduzioni. In realtà l’impegno di rivisitare la rete scolastica era stato preso dal precedente Governo Draghi nel PNRR. L’attuale Governo ha in parte attutito il taglio, ma non ha fatto di più. Va dato atto che non è stato su questo tema più miope dei governi che l’hanno preceduto. Ma la scuola italiana pagherà per moltissimo tempo queste scelte.

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