Il centenario della morte di Anna Kuliscioff

Il 29 dicembre 1925 moriva a Milano Anna Kuliscioff, accompagnata dal cordoglio delle molte donne di popolo milanesi che aveva per anni assistito gratuitamente come ginecologa (laureatasi a Napoli e specializzatasi a Padova e a Torino), guadagnandosi l’appellativo di “dottora dei poveri”.

I suoi funerali, svoltisi il 31 dicembre, furono disturbati da violenze e schiamazzi dei fascisti, che non le perdonavano la militanza antifascista manifestata in più occasioni, e anche pochi mesi prima del suo decesso, in occasione dell’assassinio del deputato socialista riformista Giacomo Matteotti (10 giugno 2024), segretario di Partito Socialista Unitario, cui la stessa Kuliscioff aveva aderito insieme al suo compagno di vita e di impegno politico, Filippo Turati, con il quale aveva fondato nel 1891 la rivista “Critica Sociale” ospitandone la redazione nella sua casa di Milano.

In occasione del centenario si sono svolte numerose iniziative, coordinate dalla Fondazione che reca il suo nome, per ricordare la modernità e la perdurante attualità delle sue battaglie in favore dell’emancipazione delle donne, della parità salariale delle lavoratrici e del suffragio universale, contro lo sfruttamento capitalistico del lavoro e il maschilismo, oggi diremmo patriarcato.

Un aspetto poco noto del suo pensiero è quello che riguarda la sfera dell’educazione, della cui importanza era certamente consapevole anche per gli studi fatti prima in Crimea, dove era nata, poi al Politecnico di Zurigo, e infine nelle citate università italiane, esperienze di formazione che non la indussero a privilegiare un determinato modello, diversamente da quanto fece Gramsci in favore della cultura classica, da lui intesa gentilianamente come rigorosa e selettiva formazione della classe dirigente rivoluzionaria. 

Anna Kuliscioff, in coerenza con il marxismo evoluzionista e riformista della Seconda Internazionale, puntò piuttosto sull’innalzamento graduale della cultura di base della generalità dei lavoratori e sul prolungamento dell’obbligo di istruzione con completamento degli studi anche negli indirizzi tecnici e professionali, misura contenuta in una proposta di legge da lei curata per il gruppo parlamentare del PSI tra il 1898 e il 1902. Sulla sua visione dell’educazione scolastica anche come educazione civica e morale influì certamente il rapporto di collaborazione, e anche di amicizia, che lei e Filippo Turati ebbero con Edmondo De Amicis, cultore e celebratore dei buoni sentimenti in opere allora popolarissime come Cuore e Il romanzo d’un maestro, ma anche autore fino alla sua morte (1908) di numerosi interventi su tematiche educative apparsi su “Critica Sociale”.  (O.N.)