Francia, esplode la protesta degli studenti: scuole incendiate e quasi 2mila fermati
Scuole incendiate, dirigenti scolastici aggrediti, blocchi e scontri in tutto il Paese. Secondo quanto racconta anche Ansa, in Francia la protesta degli studenti, partita circa una settimana fa da alcuni licei della banlieue parigina, ha conosciuto una brusca escalation: secondo il ministero dell’Interno, in una sola giornata polizia e gendarmi hanno fermato 1.949 persone, che si aggiungono a quasi un migliaio di fermi registrati nei giorni precedenti. Al centro della mobilitazione ci sono rivendicazioni che riguardano direttamente il sistema di istruzione: maggiori risorse umane e finanziarie per la scuola pubblica, sostituzione degli insegnanti assenti, ristrutturazione degli edifici scolastici considerati vetusti e abolizione della contestata riforma “Parcoursup”. Ma alla protesta si sono progressivamente affiancati episodi di violenza che hanno fatto scattare l’allarme del governo e aperto un durissimo scontro politico sulle responsabilità del movimento.
Dalla protesta alle violenze nei licei
Secondo fonti della sicurezza citate dalla France Presse, sono state raggiunte circa 900 azioni di protesta e la mobilitazione interessa ormai tutti i dipartimenti francesi. Le autorità avrebbero inoltre registrato un cambiamento nelle caratteristiche delle manifestazioni, con toni diventati più radicali ed episodi di violenza urbana nelle vicinanze degli istituti. Particolarmente grave quanto accaduto a Marsiglia. Al Lycée Victor Hugo il preside e alcuni suoi collaboratori sono stati aggrediti all’interno della scuola e cosparsi di benzina. Nella stessa città è stato incendiato anche un mezzo dei vigili del fuoco. A Nantes le immagini delle fiamme divampate nel liceo Mandela hanno avuto ampia circolazione, mentre a Rouen, in Normandia, incendi appiccati davanti a una scuola hanno accompagnato altri episodi di violenza nei quali due presidi sono rimasti feriti.
Ad Auchel, nel Pas-de-Calais, il dirigente del liceo Dregrugillier è stato invece colpito da un razzo da mortaio per fuochi d’artificio ed è stato ricoverato in ospedale. La mobilitazione ha assunto dimensioni particolarmente rilevanti anche nella regione parigina: oltre 200 scuole avrebbero aderito alla protesta e una cinquantina sarebbero state interessate da violenze, scontri o danneggiamenti.
Geffray convoca le associazioni studentesche
Di fronte all’escalation, il ministro francese dell’Istruzione, Edouard Geffray, ha annunciato un incontro con le associazioni studentesche nel tentativo di ricondurre il confronto su un terreno diverso. In un messaggio pubblicato su X, il ministro ha parlato di violenze di “estrema gravità”. Geffray ha inoltre chiesto che, nei casi di occupazione degli istituti o di gravi danneggiamenti agli edifici scolastici, l’attività didattica possa proseguire a distanza, in modo da consentire lo svolgimento dei programmi “in totale sicurezza”. L’esecutivo ha intanto disposto, almeno fino a lunedì, l’annullamento dei viaggi e degli spostamenti già previsti nelle agende dei ministri. Il governo era atteso in queste ore soprattutto dalla presentazione in Consiglio dei ministri del progetto di manovra finanziaria per il 2027, ma l’escalation delle proteste studentesche ha finito per modificare le priorità dell’agenda politica.
Il governo accusa LFI, gli Insoumis respingono: “Movimento spontaneo”
È proprio sull’origine della mobilitazione che si è aperto lo scontro politico più acceso, a sette mesi dalle elezioni presidenziali del 2027.
Al termine di un vertice di crisi convocato dal governo, fonti dell’ufficio del premier Sébastien Lecornu hanno riferito di una valutazione dei servizi di intelligence secondo la quale il movimento dei blocchi nei licei sarebbe una “manovra orchestrata” dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e da esponenti dell’estrema sinistra. Una ricostruzione respinta nettamente da LFI.
“Invito il governo a non cadere nel complottismo e nell’infantilizzazione degli studenti liceali”, ha replicato il coordinatore del movimento Manuel Bompard, secondo il quale la protesta sarebbe invece nata spontaneamente dall’“esasperazione di fronte a condizioni scolastiche assolutamente indegne”. Alle accuse del governo si è aggiunto il Rassemblement National. Jordan Bardella, presidente del partito, ha proposto che il costo dei danni provocati durante le proteste venga fatto ricadere sulle famiglie dei responsabili e sulla France Insoumise, che accusa di incitare al caos.
Una mobilitazione che raggiunge anche le università
La protesta, intanto, non riguarda più soltanto i licei. Dopo essere partita da alcune scuole della periferia parigina, con il dichiarato sostegno di LFI, si è progressivamente allargata fino a coinvolgere anche una trentina di campus universitari, secondo quanto riferito dal sindacato studentesco. Tra le città interessate figurano Parigi, Strasburgo, Marsiglia, Lione, Reims, Poitiers e Nanterre. La Francia si trova così davanti a due questioni che ormai procedono parallelamente. Da una parte ci sono le richieste degli studenti sul funzionamento della scuola pubblica, dalle risorse al personale, dagli edifici alle modalità di accesso all’università. Dall’altra c’è un livello di violenza che ha investito direttamente le comunità scolastiche, arrivando fino all’aggressione dei dirigenti.
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