Fondi, rincari e tempi stretti: la partita del DM 38 e la scommessa di chi ha investito controcorrente
DM 38 · Scenario — Oltre quattromila scuole, un mercato tecnologico in tensione e una finestra di spesa strettissima. Dietro i numeri dell’avviso c’è una domanda di fondo, che riguarda l’intero sistema: sappiamo trasformare i fondi in competenze? Ne parliamo con Stefano Ghidini, fondatore e CEO di C2 Group.
C’è un dato che ritorna, puntuale, ogni volta che l’Europa misura la scuola: sulle competenze e sulle infrastrutture digitali l’Italia resta nelle posizioni di rincorsa. È un ritardo che non riguarda soltanto gli studenti, ma prima ancora chi in classe ci lavora ogni giorno. Dotare il personale scolastico — a partire dai docenti — di strumenti affidabili e aggiornati non è un adempimento logistico: è la condizione perché la scuola digitale smetta di essere uno slogan e diventi pratica. È qui che si gioca gran parte dei finanziamenti europei per l’istruzione, e il DM 38 del 6 marzo 2026 ne è l’ultimo capitolo.
Con l’Avviso B (prot. 95450), a valere sui fondi del programma “Per la Scuola”, il Ministero finanzia l’acquisto di dispositivi da assegnare in comodato d’uso gratuito al personale. Le graduatorie di inizio luglio hanno definito il perimetro — 4.331 scuole ammesse, circa 70,5 milioni di euro autorizzati — e con esso il conto alla rovescia: acquisti via CONSIP e MePA, criteri DNSH da rispettare, progetti da rendicontare entro il 15 ottobre. Sulla carta, un’occasione. Nei fatti, una corsa contro il tempo che si consuma nel cuore dell’estate.
Ad aggravare il quadro c’è il mercato. La domanda dell’intelligenza artificiale ha prosciugato le scorte mondiali di memorie, spingendo al rialzo i prezzi delle RAM e, a cascata, quelli di PC e portatili, con rincari a doppia cifra stimati già per la prima metà del 2026 e un riequilibrio che gli analisti non vedono prima del 2027. Non stupisce che, già ad aprile, l’ANP avesse messo in guardia contro risorse ingenti ma «a serio rischio di inutilizzabilità», per via di tempistiche mal conciliabili con l’organizzazione degli istituti. È il paradosso ricorrente della scuola italiana: i fondi, quando arrivano, sono reali; la difficoltà è spenderli bene, e in fretta. In questo quadro, una scelta d’impresa in controtendenza aiuta a leggere la posta in gioco. Ne abbiamo parlato con Stefano Ghidini.
Che lettura dà del mercato tecnologico in questa fase?
«La lettura di un mercato che è tornato in tensione dopo un periodo di relativa calma. La spinta arriva dai grandi data center e dalla corsa all’intelligenza artificiale, che assorbono una quota crescente delle memorie disponibili: il risultato è che i prezzi salgono e le configurazioni, a parità di spesa, diventano meno generose. Non è una fiammata di stagione, è un riassestamento che ci accompagnerà per un po’. E cade proprio nel momento in cui migliaia di scuole devono acquistare tutte insieme».
C2 ha costruito scorte con largo anticipo, in controtendenza. Perché quella scommessa?
«Perché aspettare, in un mercato così, significa subire. Quando abbiamo visto irrigidirsi l’offerta abbiamo deciso di investire e di costruire per tempo un magazzino importante, comprando prima che i rincari si consolidassero. È una scommessa, lo ammetto: immobilizza risorse e comporta un rischio d’impresa. Ma la logica è semplice: assicurare alle scuole ciò che oggi il mercato garantisce a fatica — prezzo, disponibilità, ampiezza di gamma. Ci siamo mossi controcorrente esattamente quando la tendenza era rinviare».
Fondi ingenti e finestra strettissima: è un limite del DM 38 o un problema strutturale del sistema?
«È un tema più grande del singolo avviso. La scuola vive spesso questa forbice: risorse che arrivano con calendari serrati e procedure complesse, da gestire con organici ridotti e in periodi difficili
come l’estate. Non è una critica a chi mette a disposizione i fondi, è la constatazione che tra la buona intenzione e la spesa efficace c’è un divario organizzativo che andrebbe affrontato a monte. Chi lavora con le scuole ha il dovere di ridurlo, non di aggravarlo».
In concreto, cosa cambia per una scuola che deve muoversi adesso?
«Cambia la certezza. Avere il dispositivo disponibile senza inseguire riassortimenti, un prezzo non eroso dai rincari delle ultime settimane, e il margine per collaudare nei tempi. A questo si aggiunge un vantaggio che nel DM 38 pesa più di quanto sembri: un unico interlocutore certificato, con i
codici già su MePA e la documentazione pronta. In una procedura così stretta, semplificare la parte amministrativa alla scuola vale quanto il prodotto».
C’è anche il tema della sostenibilità, con i criteri DNSH. Sta diventando un vero criterio di scelta?
«Sì, e credo sia un bene. Il principio del “non arrecare danno significativo” all’ambiente chiede di dimostrare, carte alla mano, che ciò che si acquista rispetta certi requisiti. Non è burocrazia fine a sé stessa: è un modo per orientare la spesa pubblica verso scelte più responsabili. Noi arriviamo con le schede DNSH già predisposte e con un sistema di gestione certificato per qualità, ambiente e sicurezza delle informazioni. Per la scuola è la differenza tra affrontare la rendicontazione con serenità o rincorrerla».
Oltre l’emergenza del singolo bando, che rapporto dovrebbero avere scuola e fornitore?
«Un rapporto di lungo periodo, non da transazione. Un dispositivo in mano a un docente non è una spesa una tantum: è uno strumento di lavoro che, se scelto bene, accompagna la didattica per anni. Il fornitore serio è quello che c’è prima e dopo l’acquisto, con l’esperienza, una presenza diffusa sul territorio e l’attenzione a compliance e sostenibilità. Il resto è vendere scatole, e non è ciò di cui la scuola ha bisogno».
Uno sguardo lungo: come vede la scuola digitale e il divario da colmare?
«La vedo come un cantiere aperto, che non si chiude con un bando. Il DM 38 è un tassello importante per ridurre un ritardo che ci trasciniamo da troppo tempo, ma da solo non basta: serve continuità, servono strumenti che durano e persone in grado di usarli. Sta a tutta la filiera — istituzioni, scuole, aziende — fare in modo che quei fondi diventino, davvero, competenze in classe. È lì che si misura se abbiamo colmato il divario o solo speso del denaro».
Il DM 38, in fondo, è un laboratorio in scala di ciò che l’intera scuola italiana affronta da anni: le risorse non mancano, manca spesso il tempo — e il metodo — per trasformarle in strumenti che funzionano. In un’estate in cui il mercato rema contro e il calendario incalza, la lezione di chi si è preparato in anticipo vale per tutti gli attori in campo: i fondi vanno spesi, ma soprattutto vanno spesi bene. L’augurio è che le migliaia di scuole al lavoro in queste settimane ci riescano, ciascuna a modo suo — perché il vero risultato non sarà la spesa completata, ma un divario, finalmente, un po’ più stretto.
Fonti
- Ministero dell’Istruzione e del Merito — DM 38 del 6 marzo 2026
- Ministero dell’Istruzione e del Merito — Graduatorie, Decreto Direttoriale 48 del 3 luglio 2026
- PON “Per la Scuola” — Avviso per l’acquisto di dispositivi digitali
- ANP, «risorse a serio rischio di inutilizzabilità» — Tecnica della Scuola, 30 aprile 2026
- Sulla crisi delle memorie e i rincari 2025-2026 — MSI, Libero Tecnologia
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