Enrico Lo Verso: ‘Sogno una scuola in cui gli insegnanti siano in grado di coinvolgere gli studenti’
Di Sara Morandi
Il 21 aprile, il Teatro Le Laudi di Firenze accoglierà uno degli spettacoli più apprezzati del panorama teatrale contemporaneo: “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello. A interpretarlo sarà l’attore siciliano Enrico Lo Verso, che da dieci anni porta con successo questa opera sui palcoscenici d’Italia e oltre. Sotto la regia di Alessandra Pizzi, Lo Verso esplora i temi universali e sempre attuali della crisi dell’identità e delle maschere sociali, intrigando e coinvolgendo il pubblico con la sua interpretazione intensa e vivace.
Lo spettacolo è stato capace di parlare a spettatori di ogni età, grazie alla sua capacità di trattare temi che, pur risalendo a un secolo fa, continuano a risuonare nel presente con la stessa forza. La sua attualità è sottolineata da riferimenti metaforici alle dinamiche dei social media e all’immagine di sé, rendendolo un vero e proprio rito collettivo, che invita alla riflessione sull’identità e le relazioni umane.
Ma oltre al palco, Enrico Lo Verso sogna una scuola ideale, un luogo dove gli insegnanti, come quelli che lui stesso ha avuto la fortuna di incontrare, possano essere guide empatiche e rispettate, capaci di ispirare e stimolare i giovani con la loro passione e dedizione. In questo sogno, la scuola diventa un luogo di scambio e crescita, dove il rispetto e la fiducia tra docenti e studenti sono al centro dell’esperienza educativa.
Dopo dieci anni di successi ininterrotti con lo spettacolo “Uno, nessuno e centomila”, cosa crede che continui a rendere questo spettacolo così attuale e coinvolgente per il pubblico di oggi?
“Il successo di quest’opera sta nel fatto che, nonostante sia stata scritta molti anni fa, riesce a parlare del presente. Parla di temi attuali come i social media, Facebook, la foto del profilo su WhatsApp, ecc… La domanda centrale che pone è: “Chi sono io per gli altri? Come mi vedono? E cosa posso fare affinché mi vedano come vorrei?”. Non si tratta di una rivisitazione moderna con l’inclusione di WhatsApp o dei social, ma di una metafora. Ogni volta che pronuncio la parola “specchio”, penso al display dei nostri dispositivi”.
Capisco, quindi secondo Lei il successo è dovuto alla sua costante attualità?
“Sì, assolutamente. È un’opera davvero attualissima. Mi sorprende come riescano a riconoscersi tanto il rigido avvocato ottantenne, quanto il giovane studente alternativo. Chiunque può ritrovare sé stesso in “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello. Anche nelle scuole, lo spettacolo è stato molto apprezzato dai giovani. Ricordo un episodio recente: ero all’ingresso del teatro e c’era un gruppo di studenti che erano venuti ad assistere ad una matinée. Una ragazza, vestita con un giubbotto di pelle da motociclista, si è allontanata dalle compagne per sedersi nei palchi più in alto. Ho pensato che, nonostante il suo aspetto alternativo, lo spettacolo fosse perfetto per lei. Alla fine della rappresentazione, quando ho chiesto se ci fossero domande, è stata la prima ad intervenire, dimostrando di aver seguito tutto senza distrarsi un attimo”.
Quindi erano studenti delle scuole superiori?
“Sì, esattamente. Tuttavia, una volta abbiamo portato lo spettacolo anche in un piccolo paese nel Bresciano, destinato ad alunni di quinta elementare. È stato molto carino vedere come anche i più piccoli fossero coinvolti. La sera sono venute delle persone dicendo: “Mio figlio è tornato a casa entusiasta e ha detto: “Papà, non puoi perdertelo!” Se il pubblico è composto da baby-spettatori, cambio qualche parola per renderlo più comprensibile e fare in modo che possano seguire meglio. Prima dello pièce teatrale, spiego loro un po’ le dinamiche, perché non è uno spettacolo facile. Eppure, ci sono persone che l’hanno già visto sei o sette volte. Quindi, ricollegandosi alla domanda principale, il motivo del tanto successo di “Uno, nessuno e centomila” sta nell’essere, appunto, sempre attuale. Ricordo che una volta una persona del pubblico mi ha avvicinato dicendo: “Questa è la terza o quarta volta che vedo lo spettacolo, ma ho notato dei cambiamenti”. Le ho chiesto quando aveva visto lo spettacolo per la prima volta e mi ha risposto: “Nel 2016″. Le ho spiegato che lo spettacolo è sempre lo stesso, non abbiamo cambiato neanche una virgola. Tuttavia, ciò che è cambiato è la sua percezione. La lettura dello spettacolo varia a seconda di chi sei e del momento della vita in cui ti trovi”.
Il 21 aprile sarà a Firenze, al Teatro Le Laudi, per portare in scena “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello. Qual è il suo rapporto con Firenze?
“Premetto che l’Italia è tutta incantevole ma, a mio modesto mio parere, le città più belle sono Firenze e Torino. Firenze è viva, suda, lavora ed è una città d’arte in continuo fermento. Torino, invece, è una metropoli a misura d’uomo, che si può attraversare a piedi anche quando piove grazie ai suoi portici. Sono le due città che frequento di più perché le trovo le più vivibili, le più affascinanti e le più autentiche. Uno dei ricordi più belli legati a Firenze è stata la mia partecipazione nel film “Hannibal” nel 2001, dove ho interpretato il ruolo di Gnocco al fianco di Anthony Hopkins e di Julianne Moore. Inoltre, ricordo con piacere anche lo spettacolo “Un tram che si chiama desiderio”, diretto da Lorenzo Salveti al Teatro della Pergola. Sono rimasto a Firenze per una settimana e, inizialmente, c’erano solo gli abbonati, ma in tre giorni abbiamo registrato il tutto esaurito.
Un altro ricordo meraviglioso è stato il mio incontro con Paolo Poli, durante il quale abbiamo avuto una breve, ma intensa, chiacchierata di un’ora e mezza (sorride). È stato straordinario. Un altro ricordo, altrettanto importante, è stata la mia partecipazione ad una puntata del programma RAI “Ulisse – Il piacere della scoperta” condotto da Alberto Angela, andata in onda nel 2018, dove ho interpretato Michelangelo Buonarroti nella docu-fiction “Michelangelo – Infinito”. La mia interpretazione di Michelangelo, sia fisica che psicologica, si è basata sulle lettere e rime dell’artista, descrivendo un Michelangelo schivo, passionale e tormentato”.
Dopo “Uno, nessuno e centomila”, sarà impegnato in nuove avventure teatrali?
“Certamente! Sempre con la produzione Ergo Sum, stiamo lavorando su altri quattro o cinque spettacoli. Tra questi ci sarà “L’Apologia di Socrate”, uno spettacolo dedicato a Maria Callas e uno intitolato “Itaca per sempre”, che esplora la storia di Penelope e di Ulisse con Paola Quattrini. Questo spettacolo offre una nuova prospettiva, raccontando la vicenda attraverso gli occhi di Penelope, umanizzando il mito e alternando i pensieri di Ulisse con quelli della moglie. Dopo ogni spettacolo, è usuale che si creino vivaci discussioni con il pubblico. Mi piace molto scendere tra gli spettatori per condividere e ascoltare le loro opinioni. Con “Uno, nessuno e centomila”, riesco addirittura a salutare gli spettatori già all’ingresso, prima che inizi lo spettacolo”.
Immaginando di avere una bacchetta magica: come dovrebbe essere la scuola dei suoi sogni?
“La scuola dei miei sogni dovrebbe avere alcuni degli insegnanti che ho avuto la fortuna di incontrare io nel mio percorso. Molti insegnanti lasciano un segno indelebile grazie al loro garbo, alla competenza e alla profonda conoscenza della materia. Non sono stati mai “ostili” con gli studenti; cercavano invece di comprenderne le ragioni, di dialogare e di ascoltare. La maggior parte degli insegnanti che ho conosciuto erano esattamente così.
È fondamentale che gli insegnanti siano in grado di coinvolgere gli studenti, dimostrando la loro competenza senza essere presuntuosi, aiutando gli studenti a comprendere le lezioni. Ho avuto la fortuna di incontrare ottimi insegnanti, empatici e capaci di coinvolgere senza supponenza. Gli insegnanti sono l’anima della scuola. Un insegnante sereno insegna meglio, quindi dobbiamo trattarli con rispetto.
Purtroppo, ultimamente, noto che c’è poco rispetto da parte delle famiglie e dei giovani verso i docenti. È importante riconoscere le competenze dei professori perché quando affidi tuo figlio a qualcuno, è fondamentale dimostrare stima verso quella persona. Altrimenti, che tipo di rapporto pensi possa svilupparsi tra tuo figlio e l’insegnante? Inoltre, bisogna ricordare che i genitori non sono presenti in classe con i ragazzi, quindi è essenziale fidarsi e rispettare chi si occupa della loro istruzione”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via