…. e analfabetismo strumentale



In Italia, poco più di mezzo secolo fa, si parlava ancora di analfabeti, cioè di individui (per lo più anziani) che non sapevano leggere e scrivere.

Ricordiamo ancora le trasmissioni televisive negli anni ’50 del maestro Manzi in “Non è mai troppo tardi”, quando il tasso di analfabetismo era ancora del 13% della popolazione in età lavorativa attiva 15-64 anni. Il mezzo televisivo contribuì indubbiamente a ridurre l’analfabetismo strumentale (cioè la mancanza degli strumenti di base della lettura e scrittura).

Nel 1861 il tasso di analfabetismo era superiore al 78%. Nel censimento del 2001 gli analfabeti strumentali erano l’1,5%. Si può ritenere, dunque, che oggi non vi siano più (o quasi) gli analfabeti strumentali e che il vero analfabetismo da combattere sia soltanto quello funzionale?

Se la domanda è riferita alla sola popolazione italiana, la risposta è sì, ma se quell’interrogativo viene esteso agli stranieri arrivati negli ultimi anni in Italia la situazione cambia.

Non esistono dati certi, ma, secondo stime attendibili, gli adulti stranieri in condizione di analfabetismo strumentale, a causa di mancata scolarizzazione nei loro Paesi di origine, sono non meno di 200 mila, ai quali sono da aggiungere altre migliaia di individui stranieri semianalfabeti, senza considerare coloro che possiedono soltanto una alfabetizzazione orale non integrata dalla capacità strumentale dello scrivere oppure possiedono un alfabeto per ideogrammi (es. cinesi) che costituisce ostacolo alla conoscenza del nostro alfabeto occidentale. Sono soprattutto le donne straniere a trovarsi in questa condizione di analfabetismo.

L’alfabetizzazione strumentale, prima ancora di quella funzionale, è condizione essenziale per l’integrazione degli stranieri. Insieme alla prima accoglienza di cui si parla tanto in questi giorni, è necessario attivare in modo concreto anche percorsi di alfabetizzazione strumentale, magari con una nuova campagna di “Non è mai troppo tardi”.