Docente parla di Gaza dopo esame di Maturità, il caso arriva alla Camera. Il MIM: ‘Nessuna ispezione, solo accertamenti’

Il caso delle dichiarazioni pronunciate da un docente al termine dell’esame di Stato approda in Parlamento e riaccende il dibattito sul delicato equilibrio tra libertà di insegnamento e responsabilità educativa. Al centro della vicenda ci sono le parole che l’insegnante avrebbe rivolto agli studenti al termine del colloquio conclusivo dell’Esame di Stato, facendo riferimento alla situazione nella Striscia di Gaza e attribuendo responsabilità politiche rispetto al conflitto in corso. Alcuni studenti hanno successivamente segnalato l’accaduto agli organi scolastici, dando origine a una vicenda che ha assunto rapidamente rilevanza nazionale.

L’interrogazione parlamentare

Sulla vicenda Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra hanno presentato un’interrogazione parlamentare, chiedendo al Ministero dell’Istruzione e del Merito di chiarire se fossero stati avviati procedimenti disciplinari nei confronti del docente. A rispondere, durante i lavori della Commissione Cultura della Camera, è stata la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, che ha precisato come non sia stata disposta alcuna ispezione ministeriale. L’amministrazione scolastica, ha spiegato, ha avviato esclusivamente accertamenti da parte dell’Ufficio scolastico regionale, un’attività ordinaria finalizzata a ricostruire i fatti anche alla luce delle segnalazioni ricevute e dell’ampia attenzione mediatica suscitata dall’episodio. Solo al termine di tali verifiche sarà possibile valutare l’eventuale rilevanza disciplinare della vicenda.

Libertà di insegnamento e responsabilità educativa

Nel suo intervento, la sottosegretaria ha richiamato la necessità di distinguere tra la libertà di insegnamento, tutelata dall’articolo 33 della Costituzione, e affermazioni che, se confermate nei termini riportati dalle segnalazioni, potrebbero essere interpretate come attribuzioni di responsabilità personali o politiche in un contesto educativo. Secondo il Ministero, la scuola deve rimanere uno spazio di confronto pluralistico, nel quale gli studenti possano sviluppare senso critico attraverso il rigore delle fonti e il dialogo tra posizioni diverse, evitando che l’attività educativa si trasformi in occasione di propaganda o di orientamento ideologico.

Il richiamo al pluralismo nelle scuole

Nel corso della risposta parlamentare è stato ricordato anche il recente indirizzo adottato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che attraverso una specifica circolare ha invitato le istituzioni scolastiche a promuovere iniziative coerenti con le finalità educative della scuola, garantendo il pluralismo culturale e scientifico anche nella scelta di relatori ed esperti esterni.

Frassinetti ha inoltre richiamato la risoluzione approvata dalla Commissione Cultura della Camera, che impegna il Governo a rafforzare le azioni di indirizzo affinché le attività scolastiche favoriscano il confronto tra punti di vista differenti, evitando utilizzi della scuola come strumento di propaganda politica, ideologica o religiosa.

In attesa degli accertamenti

La vicenda resta quindi aperta. L’esito degli accertamenti affidati all’Ufficio scolastico regionale sarà determinante per chiarire quanto effettivamente accaduto e valutare se le dichiarazioni del docente rientrino nell’esercizio della libertà di insegnamento oppure configurino profili incompatibili con i doveri professionali del personale scolastico.

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