Il diritto all’assistenza specialistica per gli alunni con disabilità gravi può dipendere da un bando?

La denuncia di una dirigente scolastica

di Paola Cardarelli (*)

Il D. Lgs. 66/2017, noto anche come Decreto dell’inclusione, rappresenta il quadro di riferimento entro cui il sistema scolastico italiano realizza l’istruzione per tutti e per ciascuno. Si tratta di un testo stratificato e lungimirante che vuole dare forza attuativa ad una scuola realmente democratica, aperta a tutti. L’art. 3 del decreto definisce le competenze istituzionali ripartendo i ruoli tra lo Stato, Le Regioni e gli Enti Locali: i diversi tipi di governance cooperano per realizzare l’inclusione. Lo Stato, oltre all’adozione degli indirizzi generali, ha il compito di determinare l’organico docente e non docente, quindi è responsabile dell’assegnazione degli insegnanti di sostegno. Le Regioni e i Comuni e/o Città Metropolitane hanno invece la responsabilità in materia di assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, in particolare i Comuni garantiscono il servizio per le scuole del primo ciclo, le Regioni per gli istituti superiori.

Si tratta di assicurare la presenza nelle classi di un personale prezioso che affianca il ragazzo o la ragazza con disabilità assistendolo/a nelle funzioni di base: sono educatori ed educatrici, coordinati da cooperative del terzo settore, spesso giovani laureati animati da grande slancio proattivo, preparati e competenti proprio nella gestione delle disabilità più complesse che impongono una “cura” multidimensionale. Gli OEPAC, gli assistenti di base, specialistici o alla comunicazione, i tiflodidatti partecipano al GLO (gruppo di lavoro operativo) e collaborano alla stesura del PEI. Sorvolando sulla consistenza del loro compenso, davvero modesta, se non addirittura simbolica, e sulla precarietà della loro condizione lavorativa, si deve rilevare che gli assistenti hanno un ruolo nevralgico nei piani per l’inclusione perché garantiscono che gli alunni con bisogni speciali siano seguiti nella dimensione relazionale, siano supportati sul piano comunicativo e nel percorso verso l’autonomia. In una prospettiva che, come auspica Dario Ianes, superi l’idea del sostegno affidato all’insegnante specializzato in favore di una scuola che lavori sul contesto e quindi sui “sostegni”, gli assistenti specialistici hanno un ruolo di grande rilievo. Aiutano i ragazzi a parlare, a muoversi, a leggere e scrivere, ma anche a relazionarsi in modo efficace con i compagni. Si interfacciano con le famiglie e i terapisti o i tutor esterni che si occupano del/la ragazza/o. Un contributo importante per i piani educativi dei ragazzi con disabilità, a volte essenziale.

Nelle scuole del primo ciclo, nelle quali le assegnazioni sono responsabilità dei Comuni, c’è un’interlocuzione diretta tra l’ente locale e la scuola: il Comune autorizza l’assunzione degli assistenti garantendo il finanziamento per il servizio sulla base della consistenza del numero dei ragazzi.

Nelle scuole del secondo ciclo, invece, le Regioni impongono iter diversi: in alcuni casi vengono previsti dei veri e propri bandi a cui le scuole partecipano con progetti che vengono valutati da apposite commissioni. Per quello che riguarda la Regione Lazio i bandi in genere vengono pubblicati in estate e le scuole si trovano a redigere i progetti in un periodo, luglio-agosto, in cui le segreterie sono generalmente sguarnite e la scuola è abitata da pochissimi volenterosi che combattono con l’afa per garantire l’inizio regolare delle lezioni a settembre. I risultati delle gare vengono in genere pubblicati poco prima dell’apertura dell’anno scolastico e non è del tutto infrequente che alcune scuole vengano escluse dal finanziamento. Succede infatti che i progetti presentati non siano accolti perché privi di requisiti formali o perché giudicati poco coerenti. In questo anno scolastico 2025-26 sono stati esclusi degli istituti perché mancava un allegato o una firma: nessuna possibilità di sanare le difformità o le omissioni in un secondo momento. Queste scuole sono rimaste senza finanziamento, senza poter garantire un servizio così delicato per una fascia di utenza vulnerabile e complessa. Con la sola prospettiva di partecipare ad un successivo bando nel quale vengono rimesse a concorso le somme residuate dal primo avviso.

Questo ha significato trovare soluzioni “creative” o più drammaticamente far differire l’inizio della frequenza proprio ai ragazzi più fragili. Alcune scuole sono state costrette a chiedere alle famiglie di pazientare e di ritardare l’entrata in classe dei ragazzi di qualche giorno o settimana per poter trovare soluzioni alternative.

Ci si chiede quindi quale sia il senso di rendere dipendente da un concorso l’assegnazione di figure essenziali ai percorsi inclusivi: può l’esercizio di un diritto essere sottoposto all’accoglimento di un progetto attraverso quella che si configura come una vera e propria gara? È possibile che una prerogativa prevista chiaramente da una norma di legge sia realmente esigibile solo dagli alunni degli istituti che si trovano in posizioni utili nelle graduatorie di merito?

Si tratta di una svista? Di una disattenzione? Nel nostro sistema-scuola che fa dell’inclusione la sua parola d’ordine sembra a volte che sotterraneamente lavorino insidiose forze (involontarie?) che contraddicono i suoi stessi principi fondanti e spingano inevitabilmente ad escludere, a “tenere fuori”. La scuola si mostra aperta a tutti e contemporaneamente chiude porte. Giano bifronte che presenta da una parte un volto accogliente e dall’altra un ghigno di rifiuto?

Il MIM prevede ingenti somme per la realizzazione di un sistema di istruzione non selettivo e capace di accogliere tutte le diversità: sarebbe molto importante che ci fosse una semplificazione nei percorsi di attribuzione delle risorse. L’istruzione per “tutti e per ciascuno” è un modello tanto giusto e pregevole quanto complesso da realizzare, vanno evitati inciampi e passi falsi. Non si tratta semplicemente di rispondere a bisogni (speciali e non), ma di rispettare il diritto universale all’istruzione. Sempre e per tutti.

(*)  Dirigente Scolastica Liceo ‘Marco Tullio Cicerone’ di Frascati (RM)

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