Diplomifici/1. Quando la procedura prevale sul merito annullando la revoca della parità
Nel giugno del 2024, al termine di visite ispettive attivate dal ministro Valditara per contrastare le gravi irregolarità di taluni istituti paritari emerse dai dossier di Tuttoscuola, veniva annunciata la revoca di una cinquantina di istituti paritari nel Lazio, in Campania e in Sicilia. Che ne è stato di questi istituti? Hanno effettivamente chiuso o sono ancora in attività e rilasciano titoli validi?
Diversi di quegli istituti, soprattutto in Campania, avevano impugnato i decreti di revoca della parità, ottenendo dal TAR, in molti casi, la sospensione del provvedimento e successivamente l’annullamento della revoca.
La motivazione di tale annullamento si fondava sul fatto che l’USR Campania, in risposta alle ragioni difensive addotte da quegli istituti, si era limitato a confermare le irregolarità già rilevate nel provvedimento di revoca anziché accertarne nuovamente la sussistenza come avrebbe dovuto.
Pertanto, il TAR Campania, sezione di Salerno, aveva annullato i decreti di revoca per vizio di procedura, senza nemmeno entrare nel merito delle gravi irregolarità contestate nei decreti di revoca della parità disposti dall’USR.
L’USR Campania, tramite l’Avvocatura dello Stato, aveva impugnato quelle sentenze del TAR davanti al Consiglio di Stato, chiedendone l’annullamento e la conseguente conferma della validità della revoca già disposta nell’estate del 2024.
Il Consiglio di Stato, come riportato da Tuttoscuola, nei giorni scorsi ha rigettato l’impugnativa dell’USR, confermando gli annullamenti delle revoche decise dal TAR: “…non è oggetto di causa la sussistenza o meno di gravi irregolarità, riscontrate dagli ispettori, cui l’appellante fa riferimento allegando un documento al fine di motivare il fondamento dell’atto di revoca; quanto, piuttosto, la procedura amministrativa posta in essere a fronte dei contestati abusi”.
La procedura apparentemente ha vinto sul merito, come se le gravi irregolarità rilevate dagli ispettori e contestate dall’USR non contassero nulla.
Nell’anno in corso i quattro istituti salvati dal Consiglio di Stato registrano attualmente 1.435 iscritti. 312 in più di quelli che risultavano iscritti all’inizio dell’anno scolastico (per un quadro complessivo relativo agli altri istituti “revocati” si legga la successiva notizia).
Spiace evidenziarlo, ma gli studi legali – almeno finora – si sono dimostrati più efficienti dell’Amministrazione scolastica, a prescindere dalle gravi irregolarità rilevate.
È un campanello d’allarme per la nuova stagione contro i diplomifici predisposta dalla legge 79/2025, approvata nel giugno scorso.
I relativi decreti applicativi riusciranno a superare le forche caudine degli agguerriti studi legali, pronti a difendere istituti paritari eventualmente colpiti da decreti di revoca della parità?
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