Come aiutare i bambini a scuola divertendosi

Tutti, inconsciamente, ci aspettiamo che i nostri figli siano “tra i migliori” e a tutti pesa quando non lo sono. Eppure sappiamo che non tutti nascono o diventano bravi studenti e che non sempre i bravi studenti diventano persone di successo o persone felici, appagate e degne di stima.

Valutazione: di mio figlio o la mia?

È abbastanza comune vivere i propri figli come estensione di sé stessi, specie quando sono piccoli: di conseguenza alcuni genitori percepiscono la valutazione dei figli come fosse un giudizio su di loro. Ma anche il più distaccato tra i genitori si augura, all’inizio del percorso scolastico, e di avere figli che riescono bene a scuola e che studiano – almeno alcune materie – con interesse.  Figli, insomma, che abbiano un po’ di curiosità intellettuale, che sviluppino pian piano degli interessi e che li coltivino.

L’attenzione tardiva

Ma c’è anche un’altra questione, ed è questa che mi lascia perplessa: è una sorta di quella che potremmo chiamare “attenzione tardiva” e che si manifesta, tipicamente, il giorno della consegna delle pagelle, quando capannelli di genitori (perlopiù mamme) affollano le scuole confrontando voti e commentando risultati. Si polemizza per un 7 e ci si dispera per un 6 e, improvvisamente, la scuola sembra essere diventata la cosa più importante. Invece, sarebbe meglio se l’attenzione che viene posta al momento della pubblicazione delle valutazioni fosse posta, giorno per giorno, anche a servizio della conoscenza e dell’esperienza dei propri figli.

Ecco su cosa focalizzarsi

Quello che qui voglio suggerire, quindi, è che, per supportare il percorso di istruzione di un figlio, è meglio focalizzare l’attenzione sul sapere, saper fare e saper essere giorno per giorno, piuttosto che pensare solo alla fase finale, quella di valutazione (risultati, pagelle, esami). Insomma, mi sembra più saggio fare l’esatto contrario: prestare attenzione alla scuola nel suo svolgimento, e rilassarsi il giorno della pagella. In fondo la pagella non è il risultato, almeno non è il risultato finale, non è il solo e non è il più importante.

Aiutare il bambino, ma come?

Ma cosa vuol dire “seguire” il percorso scolastico di un figlio? Aiutarlo con i compiti? Stargli accanto nelle difficoltà? Forse anche questo, anche se la situazione migliore è sempre quella di avere figli autonomi, che si gesticono i compiti da soli. Ma, in realtà, il tema che volevo affrontare era un’altro, ossia come seguire una figlia o un figlio giocando di anticipo e inserendo nella vita famigliare attività (anche ludiche!) che fungano da completamento di quanto fatto a scuola.  Ma che vuol dire “accompagnare”? Non sto suggerendo certo di sostituirsi a maestri e professori. Non voglio spingere nessuno verso l’accudimento ossessivo, ma, semmai, verso l’accudimento intelligente.

Primi passi

Come? Il primo passo sarebbe quello di leggersi ogni anno, magari d’estate, il programma dell’anno scolastico successivo che inizierà a settembre.  Qualsiasi genere di scuola faccia un figlio non è difficile reperire su internet i programmi. Per quanto riguarda i “programmi ministeriali” della scuola pubblica, teoricamente essi non esistono più, perché esistono solo gli obiettivi da raggiungere, definiti dalla legge sull’autonomia scolastica, il che dovrebbe lasciare alle scuole la possibilità di far da sé sui contenuti. In pratica, gli obiettivi sono abbastanza dettagliati, basta curiosare tra le “Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”, del MIUR che si possono trovare sul sito www.istruzione.it.

Come ‘accompagnare’ il bambino

Una volta letti e magari reperita qualche altra informazione dagli insegnanti, sarà semplice “accompagnare” il percorso del bambino nella scuola con altre attività famigliari in linea con i programmi. Un giro alla parte egizia dei Musei Vaticani a Roma, se in classe tua figlia sta studiando gli egizi, un fine settimana con visita al Parco Collodi dalle parti di Pistoia, se in classe i bambini stanno leggendo Pinocchio, una visita ad un Museo di Zoologia.  Si può passare un sabato pomeriggio in libreria per comprare un libro sugli anfibi o sul corpo umano, se questi argomenti fanno parte del programma di scienze dell’anno in corso. Chi ha una buona biblioteca pubblica nella sua zona può farla diventare una tappa ricorrente nella vita famigliare. Andare in biblioteca può diventare come andare al parco o a far la spesa (o quasi).  Laddove le risorse economiche famigliari lo consentano, le maggiori capitali europee e americane hanno splendidi musei della scienza e planetari per bambini.

Parola d’ordine: imparare

Dei miei tre figli, la seconda ricorda un suo compleanno che fu festeggiato a Genova tra una visita all’acquario e una al museo dei bambini. Non credo che mia figlia, che aveva da bambina uno spiccato interesse per gli acquari, diventerà mai una biologa marina, ma ricorda ancora quel viaggio di famiglia: ha imparato varie cose e si è molto divertita; in fondo si fa scuola anche così.