Carta docente, erogazione in attesa e importo verso i 400 euro. Bonus per la formazione o carta di welfare?

La Carta docente attende ancora il via libera definitivo. In Commissione Cultura alla Camera, l’interrogazione della deputata Pd Irene Manzi ha riportato al centro del dibattito uno strumento che, a metà febbraio, non è stato ancora erogato. Dal Governo arrivano rassicurazioni sulla platea allargata e sulla copertura finanziaria; dall’opposizione critiche su ritardi, risorse e “snaturamento” della misura. Sullo sfondo, una trasformazione che potrebbe cambiare la fisionomia stessa della Carta: da bonus per la formazione a vera e propria carta di welfare.

Tempi di erogazione: si attende il via libera del Mef

A rispondere in Commissione è stata la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti. Il nodo, ha spiegato, è legato all’ampliamento della platea: l’estensione ai docenti precari fino al 30 giugno e al personale educativo ha richiesto il consolidamento dei dati a gennaio. “Anticipare l’erogazione avrebbe escluso ancora una volta i precari”, ha chiarito. La verifica sarebbe ora conclusa; si attende il via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il passaggio non è solo tecnico. L’estensione recepisce orientamenti giurisprudenziali che negli ultimi anni hanno riconosciuto ai precari il diritto al beneficio, imponendo allo Stato un adeguamento normativo. Secondo il Governo, l’operazione avrebbe comportato l’incremento dei beneficiari da circa 819mila a oltre un milione.

L’importo: quasi 400 euro per il 2025/26

È qui che si concentra uno dei punti più delicati. Frassinetti ha parlato di una “rideterminazione dell’importo unitario” che per l’anno scolastico 2025/26 sarà pari a “quasi 400 euro”. Una cifra inferiore ai 500 euro originari, resa necessaria dall’allargamento della platea.

Il ministro Giuseppe Valditara, in un video diffuso nei giorni scorsi, ha rivendicato uno stanziamento complessivo rafforzato: ai 400 milioni annui strutturali si aggiungono 270 milioni di fondi europei destinati alle scuole per l’acquisto di dispositivi tecnologici e materiali didattici da concedere in comodato d’uso ai docenti.

Una scelta che cambia l’architettura dello strumento: la quota individuale si riduce, mentre cresce la componente “di sistema”, affidata ai piani formativi di istituto.

Formazione o welfare? Il cambio di paradigma

Il punto più controverso riguarda però le finalità. La Carta, per legge, nasce per sostenere la formazione in servizio degli insegnanti. Eppure il Ministero dell’Istruzione e del Merito punta a trasformarla progressivamente in una carta di welfare.

Distinguere i costi per la formazione, che dovranno essere gestiti dalle scuole, dagli acquisti di welfare”, è la linea tracciata dalla sottosegretaria. Le risorse europee copriranno sempre più le spese per hardware, software e libri; la Carta individuale potrà essere utilizzata anche per servizi come i trasporti pubblici.

Secondo indiscrezioni circolate in queste ore, non sarebbe necessario dimostrare che il viaggio è finalizzato all’aggiornamento professionale. I docenti fuori sede potrebbero utilizzare il bonus per rientrare nella città di residenza.

Si tratta di un ampliamento significativo. Ma è ancora coerente con la ratio originaria dello strumento?

Le critiche dell’opposizione: “Strumento snaturato”

Per Irene Manzi la risposta del Governo è “insoddisfacente”: ritardi nell’apertura della piattaforma, nessuna data certa per il decreto attuativo e risorse giudicate insufficienti.

Il rischio, secondo la deputata, è duplice: da un lato la riduzione dell’importo individuale, dall’altro la perdita della vocazione formativa della Carta. “Non si nega la necessità di misure di welfare – ha osservato – ma consentire che la Carta copra spese non legate alla formazione rischia di snaturarne l’obiettivo fondamentale”.

Una posizione che intercetta una questione più ampia: in un sistema scolastico chiamato a innovare didattica, valutazione e competenze, la formazione in servizio è un investimento strategico o una voce comprimibile?

I dati sulla spesa: prevalgono hardware e libri

Nel suo intervento, Valditara ha ricordato che negli ultimi quattro anni sono stati spesi oltre 1,3 miliardi di euro tramite la Carta. Il 60,5% delle risorse è stato utilizzato per hardware e software, il 28% per libri, solo il 6% per corsi di formazione.

Numeri che spiegano la scelta del Ministero: se la maggior parte dei fondi è stata impiegata per strumenti tecnologici, allora – questa la logica – è più efficiente centralizzare tali acquisti attraverso le scuole, liberando la quota individuale per altri servizi.

Resta però una domanda di fondo: perché solo una quota così ridotta è stata investita in formazione strutturata? È un problema di offerta formativa, di cultura professionale o di incentivi?

Verso l’estensione agli ATA

Il ministro ha inoltre annunciato l’intenzione di estendere in prospettiva i benefici della Carta anche al personale ATA, nell’ambito di una più ampia politica di welfare che comprende assicurazione sanitaria integrativa, coperture contro gli infortuni e misure di semplificazione amministrativa.

Un’ipotesi che amplia l’orizzonte ma rende ancora più centrale il tema delle risorse: con una platea potenzialmente ancora più vasta, quale sarà l’equilibrio tra importo individuale e sostenibilità finanziaria?

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