Alice Bertini: ‘Sogno una scuola in cui i ragazzi imparano ad interagire e a crescere’
Di Sara Morandi
Alice Bertini è un’attrice di grande talento, attualmente impegnata nel ruolo di Bianca nella produzione teatrale di “Perfetti sconosciuti”, in scena al Teatro della Pergola fino al 04 gennaio 2026. Conosciuta per la sua capacità di portare sul palco personaggi vibranti e autentici, Alice ha saputo conquistare il pubblico con la sua interpretazione delicata e ironica. Il suo approccio al personaggio di Bianca mette in risalto la giovane ingenuità e l’ottimismo, elementi che contrastano efficacemente con il cinismo degli altri personaggi, creando una dinamica affascinante e coinvolgente. Alice non è solo un’attrice versatile, ma anche una drammaturga e regista, avendo scritto e diretto lo spettacolo “Due Schiaccianoci”, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. La sua passione, per il teatro e per l’arte, la spinge a esplorare nuovi orizzonti, mantenendosi sempre attiva e creativa, sia sul palco che dietro le quinte. In fondo al suo cuore, l’attrice coltiva il sogno di creare una scuola ideale che trasmetta valori fondamentali e stimoli la curiosità intellettuale ed emotiva degli studenti. Immagina un ambiente educativo dove l’apprendimento diventa un piacere e non solo un dovere, rendendo le discipline più avvincenti e interattive. La sua visione è quella di una scuola che favorisca la partecipazione attiva e l’arricchimento personale, preparando gli studenti a diventare individui empatici e consapevoli.
Come ti sei preparata per interpretare il tuo ruolo in “Perfetti sconosciuti” a teatro? Ci sono state delle sfide particolari nel passare dal film al palcoscenico?
“Non ho visto il film prima di iniziare le prove, l’avevo visto solo durante i provini. Durante le prove ho cercato di evitarlo, principalmente perché il regista stava portando avanti un lavoro diverso con noi, dato che il linguaggio teatrale è distinto da quello cinematografico. Non ho riscontrato particolari sfide nel passaggio dal film al teatro. Per quanto riguarda il mio personaggio – quello di Bianca – mi premeva evidenziare, anche attraverso la lettura del copione, alcune sfumature ironiche e un po’ ingenue. Ho cercato di approcciare il ruolo con un atteggiamento estremamente positivo, considerando che il mio personaggio è il più giovane, il più ottimista e che vede il bene in tutti. Volevo far emergere quella parte ingenua e pura, ma anche ironica, perché in alcune situazioni il personaggio fa commenti un po’ fuori luogo, che contrastano con il cinismo degli altri. Questo porta ad un percorso di crescita, specialmente quando scopre delle verità tristi e scomode riguardo al proprio matrimonio. Bianca, finalmente realizza che in realtà desiderava essere una donna libera”.
Il concetto di segreti personali è centrale in “Perfetti sconosciuti”. Come questo tema ti ha influenzato personalmente o professionalmente durante le prove?
“Il concetto dei segreti personali è centrale in questa commedia, poiché affronta i segreti che ognuno di noi custodisce. Questo tema mi ha influenzato personalmente o professionalmente durante le prove? Non direi che mi ha influenzato, ma piuttosto mi ha chiarito alcune idee che già avevo. Esistono diversi tipi di segreti. Ad esempio, nello spettacolo, Rocco ha un bellissimo rapporto con la figlia ed Eva non ne è a conoscenza. Ci sono quindi segreti di vario genere. Credo che alcuni segreti siano necessari, poiché rappresentano aspetti particolari di noi stessi, sfumature emotive che preferiamo non condividere che, necessariamente, devono restare nella nostra sfera personale. Tuttavia, quando si tratta di segreti nelle relazioni, tutto dipende da come viviamo il nostro rapporto con la verità. Nel caso del mio personaggio, è una verità che ferisce, che fa male, ma che in qualche modo la libera. Se la verità ci libera, è necessaria. Se invece si preferisce vivere in una tranquillità fittizia, è una scelta personale. Personalmente, preferisco conoscere la verità, anche se comporta dolore”.
Dopo il successo di “Perfetti sconosciuti”, hai altri progetti o nuovi lavori che puoi anticiparci?
“Ho un mio gruppo teatrale che si chiama “Poveri Comuni Mortali” e dal 4 gennaio, avremo qualche tappa a Roma e dintorni, con uno spettacolo intitolato: “Due Schiaccianoci” che ho scritto e diretto ma che non interpreto in veste di attrice. Oltre ad essere regista, svolgo anche il ruolo di drammaturgo, termine più appropriato rispetto a quello dello sceneggiatore, che è specifico per il cinema. Quindi, sì, ho scritto e diretto “Due schiaccianoci” e abbiamo vinto il Fringe Festival, ottenendo diversi riconoscimenti e, continua con nostra enorme soddisfazione, ad andare bene. Successivamente aiuterò Paolo Calabresi con il suo nuovo spettacolo. Contribuirò a scrivere l’adattamento teatrale del suo libro “Tutti gli uomini che non sono”: anche quando non sono in scena, resto attivamente impegnata dietro le quinte. Mi piace molto scrivere. Credo che per un attore sia un valore aggiunto avere un’esperienza parallela come regista o drammaturgo. Aiuta ad osservare le cose in modo più oggettivo, da una prospettiva esterna e questo approccio consente di non essere sempre centrato solo sull’interpretazione, sul personaggio o sull’emotività”.
Parlando di sogni, se potessi creare la tua scuola ideale, quali valori e principi fondamentali vorresti trasmettere agli studenti?
“Creare la mia scuola ideale è un compito complesso, ma sicuramente partirei dalla mia esperienza personale, sia scolastica che universitaria. Penso che sia fondamentale coinvolgere gli studenti non solo dal punto di vista didattico, ma in modo da rendere l’apprendimento un piacere, non solo un dovere. È importante che gli studenti si arricchiscano e acquisiscano conoscenze in una maniera che li appassioni veramente. Non si tratta solo di trasferire informazioni in modo nozionistico, ma di coinvolgerli attivamente nelle materie. Il teatro, ad esempio, può essere un valido strumento didattico. Ricordo che la geografia, spesso considerata noiosa, potrebbe essere resa più interessante mostrando mappe, illustrando come il mondo è strutturato e spiegando le diverse culture. È essenziale creare un legame diretto e coinvolgente tra gli studenti e le materie, fin dalle scuole elementari, favorendo la partecipazione attiva e la scoperta. Questo aiuta anche a sviluppare un approccio più empatico e interattivo verso l’apprendimento. Infine, ritengo che l’educazione emotiva sia cruciale. La scuola dovrebbe quindi essere un microcosmo della società, dove i ragazzi imparano a interagire e a crescere, sia intellettualmente che emotivamente”.
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