Settembre Pedagogico Andriese, partecipazione e grande attenzione per la relazione di Paolo Farina sull’arte di insegnare
*Di Dora Guarino
Si è concluso con un bilancio estremamente positivo l’incontro “L’arte di insegnare tra cura di sé e responsabilità educativa”, svoltosi martedì 29 settembre presso l’IISS “Lotti-Umberto I” di Andria nell’ambito della XXIII edizione del Settembre Pedagogico Andriese, promosso dalla Comunità delle Istituzioni Scolastiche Andriesi (CISA), col patrocinio della Città di Andria.
La foltissima partecipazione delle docenti e dei docenti delle scuole cittadine ha confermato il valore di un appuntamento ormai consolidato, capace di offrire alla comunità professionale occasioni autentiche di incontro, riflessione e crescita condivisa.
Particolarmente significativa è stata la presenza del dott. Domenico Pignotti, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Barletta-Andria-Trani, dell’assessora alla Pubblica Istruzione del Comune di Andria, prof.ssa Nunzia Saccotelli, e di numerosi dirigenti scolastici delle istituzioni andriesi, nonché dei rappresentanti dell’A.Ge., l’Associazione dei Genitori. Una partecipazione autorevole che ha testimoniato l’attenzione delle istituzioni verso i temi della formazione, del benessere professionale e della responsabilità educativa.
Al centro dell’incontro la relazione del prof. Paolo Farina, dirigente scolastico, scrittore e formatore, che ha accompagnato la platea in una riflessione profonda sulla postura dell’insegnante, intesa come punto d’incontro fra la cura di sé e la responsabilità verso l’altro.
La relazione ha proposto una concezione dell’insegnamento come arte fondata non soltanto sulla preparazione disciplinare e sulle competenze metodologiche, ma anche sulla sensibilità, sulla passione, sulla disciplina interiore e sulla consapevolezza del potere educativo esercitato attraverso parole, gesti, sguardi e attese. Una presenza docente diventa infatti realmente educativa quando sa riconoscere l’altro senza possederlo, ascoltare senza rinunciare a orientare, valutare senza identificare la persona con il risultato e accompagnare ogni studente verso una libertà progressivamente più piena. «Perché insegnare è un fatto di volti prima che di voti», ha dichiarato Farina.
Il prof. Paolo Farina ha saputo coniugare competenza, passione e visione, offrendo a tutti i presenti una magistrale esperienza formativa. La profondità dei contenuti, la chiarezza dell’esposizione e la capacità di intrecciare riflessione pedagogica, esperienza professionale e testimonianza personale hanno coinvolto la platea dal primo all’ultimo momento. Il livello altissimo di attenzione mantenuto per l’intera durata della relazione ne è stato il riscontro più immediato ed eloquente.
La relazione ha sollecitato i presenti a interrogarsi sul significato più autentico dell’insegnare, inteso come capacità di lasciare un segno nella vita degli studenti. Un segno che nasce non soltanto da ciò che il docente sa e fa, ma soprattutto dalla qualità umana e professionale della sua presenza. Come è stato sottolineato durante l’incontro, un insegnante non si limita a descrivere uno studente, ma può contribuire in maniera determinante alla costruzione della sua idea di sé. Una parola pronunciata con leggerezza può trasformarsi in una ferita, mentre uno sguardo di fiducia può aprire una possibilità.
Particolarmente intenso è stato il passaggio dedicato alla cura, presentata non come buonismo, abbassamento delle attese o rinuncia al rigore, ma come capacità di creare le condizioni affinché l’altro possa diventare se stesso senza essere lasciato solo. Una cura educativa capace di tenere insieme accoglienza e limite, ascolto e parola, fiducia e richiesta, accompagnamento e progressiva autonomia.
Altrettanto significativa è stata la riflessione sulla cura di sé, proposta non come ripiegamento individualistico né come generico invito al benessere, ma come vera condizione professionale. Riconoscere la propria stanchezza, custodire uno spazio interiore, continuare a imparare, coltivare relazioni generative e ricordare le ragioni profonde della propria scelta professionale sono condizioni essenziali perché il docente possa tornare verso gli altri con una presenza libera, credibile e feconda.
La grande partecipazione registrata dimostra quanto le docenti e i docenti avvertano il bisogno di luoghi nei quali non si parli soltanto di procedure, tecniche e adempimenti, ma anche del senso profondo dell’educare. La scuola ha bisogno di competenza e rigore, ma anche di comunità professionali nelle quali sia possibile condividere domande, riconoscere la fatica e ritrovare le ragioni della propria responsabilità.
L’incontro ha così restituito l’immagine di una scuola consapevole della propria funzione culturale e civile, capace di interrogarsi sul presente senza rinunciare alla speranza educativa. La responsabilità del docente, come è emerso dalla relazione, non coincide con l’onnipotenza né con la pretesa di risolvere ogni difficoltà familiare e sociale. Consiste, piuttosto, nel rispondere del modo in cui ciascun insegnante abita il proprio spazio professionale, delle parole che utilizza, delle aspettative che genera e delle possibilità che può aprire o chiudere.
Esprimo profonda soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa e ringrazio il relatore, le autorità intervenute, i dirigenti scolastici e tutti i docenti che hanno partecipato con attenzione e coinvolgimento. Il Settembre Pedagogico conferma ancora una volta la propria vocazione: fare della formazione non un adempimento, ma un’esperienza condivisa di crescita professionale e umana. La scuola migliora quando chi la abita trova il tempo e il coraggio di interrogarsi non soltanto su che cosa insegnare, ma anche su come stare accanto agli studenti lungo la loro lunga e faticosa evoluzione.
Una conclusione pienamente coerente con il messaggio consegnato alla platea dal prof. Paolo Farina: non possiamo decidere tutto ciò che gli studenti diventeranno, ma possiamo decidere come stare loro accanto durante il loro cammino. Forse l’arte di insegnare consiste proprio nell’avere cura della propria luce senza conservarla per sé, mantenendola viva perché altri possano accendersi.
*Dirigente Scolastica e Presidente CISA
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