Scuole e certificazioni. Non è una classifica della sicurezza effettiva, ma un campanello d’allarme

Riepilogando, la mappa dei divari in tema di certificazioni di sicurezza fa impressione: dal 5,8% della Valle d’Aosta al 70% del Lazio senza neppure uno dei tre certificati fondamentali.

A livello provinciale le distanze diventano ancora più impressionanti: a Rieti quasi 8 edifici su 10 non hanno nessuna delle tre certificazioni considerate. Aosta e Mantova guidano invece la graduatoria degli edifici che le possiedono tutte, ma non arrivano neppure al 30%.

Ma occorre ribadirlo: l’assenza delle certificazioni nei dati dell’Anagrafe non equivale automaticamente ad affermare che un edificio sia materialmente insicuro, così come il possesso dei documenti non esaurisce da solo tutti gli aspetti della sicurezza di una scuola.

La fotografia riguarda la presenza, nei dati comunicati dagli enti proprietari all’Anagrafe dell’edilizia scolastica, delle attestazioni previste.

Ma proprio per questo il dato mantiene tutta la sua rilevanza. Le certificazioni non sono un adempimento decorativo: servono a documentare che requisiti fondamentali siano stati verificati.

Quando la loro assenza riguarda non pochi casi isolati, ma la maggioranza degli edifici di interi territori, il problema diventa strutturale.

Il quarto check up di Tuttoscuola, diffuso il 12 settembre, ha mostrato una situazione nazionale sostanzialmente immobile da anni. Il dettaglio territoriale aggiunge ora un elemento ulteriore: non solo il ritardo è molto ampio, ma pesa in modo profondamente diverso a seconda del luogo in cui una scuola si trova.

E se per un alunno la scuola rappresenta per tredici anni una sorta di seconda casa, è difficile considerare normale che anche nei territori statisticamente migliori il possesso contemporaneo delle principali certificazioni di sicurezza riguardi meno di un edificio su tre.

Per approfondimenti:

Verso il ritorno a scuola/4. Due edifici su tre privi delle certificazioni sulla sicurezza

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