Rai Scuola verso l’addio al canale 57, è polemica. La Rai: ‘Nessuna cancellazione, offerta più forte su RaiPlay’
Rai Scuola non sarà cancellata, ma cambierà modalità di distribuzione, spostando il baricentro dell’offerta educativa sul digitale. È questa la posizione con cui la Rai risponde alle polemiche esplose intorno al futuro del canale 57 del digitale terrestre. Una trasformazione che l’azienda presenta come necessaria per intercettare le nuove modalità di fruizione degli studenti, ma che ha provocato la dura reazione delle opposizioni e aperto un interrogativo non secondario: cosa si perde, e cosa si guadagna, passando da un canale televisivo dedicato alla scuola a un’offerta prevalentemente on demand?
La Rai prova innanzitutto a sgombrare il campo dall’ipotesi di una soppressione dell’offerta educativa. “Non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola. La sua funzione educativa e divulgativa viene preservata e valorizzata attraverso un’evoluzione delle modalità di distribuzione e fruizione e una presenza più forte su RaiPlay”, precisa l’azienda.
Rai Scuola, cosa cambia
Il progetto si inserisce in una più ampia revisione dei canali specializzati del servizio pubblico, che secondo la Rai era attesa da anni. L’obiettivo dichiarato è adeguare l’offerta alle abitudini delle nuove generazioni, sempre meno legate alla programmazione televisiva tradizionale e maggiormente orientate verso contenuti disponibili su richiesta.
A sostenere la scelta sono anche i numeri degli ascolti. Secondo i dati diffusi dalla Rai, Rai Scuola ha registrato uno share medio dello 0,14% nel 2024, sceso allo 0,13% nel 2025 e attestatosi intorno allo 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Dati che, per l’azienda, mostrerebbero “i limiti della televisione lineare come strumento per raggiungere in modo ampio e sistematico il pubblico scolastico”.
La strategia, in altre parole, è quella di portare i contenuti educativi dove gli studenti già si trovano, privilegiando la fruizione digitale.
Arriva “RaiPlay Scuola e Learning”
Al centro della riorganizzazione c’è infatti il nuovo progetto “RaiPlay Scuola e Learning”, approvato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione Rai.
La piattaforma dovrebbe riunire le produzioni di Rai Cultura, il patrimonio conservato nelle Teche Rai e i contenuti educativi già disponibili, dando vita a un unico ambiente on demand utilizzabile sia a scuola sia a casa.
La logica indicata dalla Rai è quella di superare il vincolo del palinsesto: una lezione, un approfondimento scientifico o un contenuto culturale devono poter essere cercati e utilizzati nel momento in cui servono, attraverso smart tv, computer, tablet e smartphone.
A favore dell’offerta digitale viene citato anche il dato Qualitel: Rai Scuola ottiene un indice di gradimento pari a 8,0, mentre su RaiPlay il valore salirebbe a 8,1, facendo dell’offerta una delle property digitali Rai maggiormente apprezzate.
Le opposizioni: “Un patrimonio del servizio pubblico”
La spiegazione dell’azienda non ha però spento la polemica politica. Il Partito democratico ha annunciato un’interrogazione parlamentare chiedendo al Governo di intervenire per scongiurare un progetto che, secondo i dem, rischierebbe di cancellare “un patrimonio del servizio pubblico, grazie a una programmazione dedicata alla divulgazione scientifica, ambientale e culturale e a professionalità interne di grande valore”.
Critico anche il senatore Pd Francesco Verducci, secondo il quale le rassicurazioni della Rai non sarebbero sufficienti: “Il comunicato dei vertici Rai non rassicura affatto. Cancellare Rai Scuola significherebbe una palese violazione del contratto di servizio oltreché l’ennesimo sfregio inferto da Tele-Meloni al servizio pubblico”.
Sul caso interviene anche il Movimento 5 Stelle. Barbara Floridia, già presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, lega la vicenda all’ipotesi di un nuovo canale dedicato all’identità italiana, ai territori, alle tradizioni e alle eccellenze del Paese.
“Raccontare l’Italia non è certamente un problema. Il problema nasce quando il servizio pubblico smonta un presidio educativo e culturale per sostituirlo con una narrazione identitaria decisa da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico”, sostiene Floridia.
FdI respinge le accuse: “Una gigantesca fake news”
Di segno opposto la posizione di Fratelli d’Italia. I componenti del partito nella Commissione di Vigilanza Rai respingono l’allarme delle opposizioni, definendolo “una gigantesca fake news”.
Per FdI, le critiche dimostrerebbero una lettura distorta del progetto, mentre l’ipotesi di un canale dedicato all’identità italiana sarebbe un’iniziativa “ottima” e “perfettamente in linea con quanto richiesto dal contratto di servizio”.
Lo scontro, dunque, riguarda ormai due piani differenti: da una parte il futuro dei contenuti educativi di Rai Scuola, dall’altra la destinazione dello spazio televisivo che verrebbe liberato dal superamento dell’attuale canale lineare.
Natale: errore il silenzio della Rai sul progetto
Nel dibattito interviene anche Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai. Pur ricordando che il progetto RaiPlay Scuola e Learning è stato approvato all’unanimità dal Cda, Natale punta il dito contro la comunicazione dell’azienda.
“Anche io avevo richiamato l’importanza di una adeguata campagna informativa, per evitare il rischio che l’attenzione esterna si concentrasse sulla sola dismissione del canale digitale terrestre. Cosa che sta puntualmente avvenendo”, osserva.
Ed è forse proprio qui uno dei nodi della vicenda. Perché parlare di “cancellazione di Rai Scuola” e parlare di “superamento del canale lineare” non significa necessariamente la stessa cosa. Ma il passaggio dall’uno all’altro modello solleva comunque questioni che interessano direttamente il mondo dell’istruzione.
Se l’on demand può rendere più semplice per docenti e studenti cercare e riutilizzare materiali didattici, resta infatti da capire come sarà organizzata concretamente la nuova offerta, quale spazio conserveranno le produzioni specificamente pensate per la scuola e quanto sarà semplice accedervi.
C’è poi il tema dell’accessibilità. La televisione tradizionale ha limiti evidenti nella capacità di intercettare i più giovani, come mostrano gli stessi dati Rai, ma il passaggio al digitale presuppone dispositivi, connessioni e competenze che non sono necessariamente distribuiti in modo uniforme tra le famiglie e nei territori.
La questione, allora, va oltre la permanenza o meno del numero 57 sul telecomando. Il vero banco di prova sarà capire se “RaiPlay Scuola e Learning” riuscirà non soltanto a conservare il patrimonio costruito da Rai Scuola, ma a renderlo effettivamente più accessibile e utile per studenti e insegnanti. È su questo terreno, più che sulle contrapposizioni politiche, che si misurerà la portata della trasformazione del servizio pubblico educativo.
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