Valditara: ‘Italiano obbligatorio per i genitori degli studenti stranieri in difficoltà’. Sul consenso informato: ‘Scelta di libertà educativa’

Il consenso informato come espressione della libertà educativa delle famiglie, l’apprendimento dell’italiano anche per i genitori degli studenti stranieri in difficoltà e una distribuzione più equilibrata degli alunni nelle classi. Sono alcuni dei temi affrontati dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenuto al convegno “Il coraggio di educare” al Meeting di Rimini. Un intervento che ha toccato questioni diverse ma accomunate, nelle parole del ministro, dalla necessità di rafforzare il ruolo educativo della scuola e il rapporto con le famiglie. Particolarmente netto il passaggio sui temi eticamente sensibili e sul consenso informato.

Consenso informato, Valditara: “Una scelta di libertà educativa”

“Il consenso informato è una scelta di libertà educativa. E una visione di libertà significa dare alle famiglie la possibilità di scegliere su temi eticamente sensibili come deve essere educato il proprio figlio. Lasciamo stare i nostri bimbi, non roviniamo la loro innocenza, la naturalità dei loro sentimenti”, ha dichiarato Valditara.

Il ministro ha quindi risposto alle critiche rivolte alla legge sul consenso informato, richiamando parallelamente le iniziative sull’educazione al rispetto e all’empatia.

E’ stato detto che la legge sul consenso informato favorirebbe i femminicidi ma io per la prima volta ho voluto trasformare l’educazione al rispetto e all’empatia, in obiettivi di apprendimento a scuola – ha aggiunto il ministro -. Ho visto libri destinati a bambini di 6-7 anni che mi hanno fatto rabbrividire, c’è scritto che l’identità di genere non è un fatto biologico ma solo un fatto culturale. E’ andato sui giornali un caso: se un bambino si mettesse il rossetto e la gonna probabilmente si sentirebbe femmina, sono categorie fluide. Dire queste cose ad un bambino mette grande confusione in testa e probabilmente rovina la vita. Ho ricevuto insulti e minacce ma bisogna avere il coraggio di fare certe scelte, basta lavaggi del cervello”.

Parole destinate a riaccendere un confronto già molto acceso nel mondo della scuola: quello sul confine tra autonomia educativa delle istituzioni scolastiche, ruolo delle famiglie e contenuti delle attività che affrontano temi sensibili.

Italiano per i genitori degli studenti stranieri in difficoltà

Un secondo passaggio dell’intervento ha riguardato l’integrazione degli studenti con cittadinanza straniera e, in particolare, il coinvolgimento delle loro famiglie nel percorso scolastico. Valditara ha annunciato l’intenzione di avanzare una nuova proposta: “Proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori i cui figli non vanno bene a scuola: non si può perdere a casa quello che si impara a scuola, il fatto che un genitore conosca la nostra lingua, interagisca con i docenti, è fondamentale; ci sono troppi genitori di ragazzi stranieri che non si fanno vedere a scuola mentre anche questo è importante”.

L’obiettivo indicato dal ministro è dunque intervenire anche sul contesto familiare, partendo dall’idea che la conoscenza della lingua italiana da parte dei genitori possa favorire il dialogo con gli insegnanti e accompagnare più efficacemente il percorso scolastico dei figli.

Per Valditara, tuttavia, la questione non riguarda soltanto la lingua. “L’inclusione non basta: dobbiamo andare verso un modello di integrazione sui valori fondanti coinvolgendo gli stranieri”, ha affermato.

Studenti stranieri, il nodo della distribuzione nelle classi

Il ministro è tornato anche su un altro tema delicato: la concentrazione degli studenti stranieri in alcuni istituti e in alcune classi. Valditara ha richiamato il rischio di forme di separazione di fatto, sostenendo la necessità di perseguire una maggiore eterogeneità nella composizione delle classi.

Nell’America della segregazione razziale c’erano scuole per i bianchi e i neri”, ha osservato, aggiungendo che le scuole della segregazione rischiano di diventare “anche quelle in cui c’è una concentrazione di ragazzi stranieri importante, dobbiamo sforzarci per una distribuzione equilibrata. E’ fondamentale che in una classe ci siano tanti italiani e stranieri, che non ci sia una percentuale elevatissima di stranieri, questo significa poi difficoltà nell’apprendere la lingua, i valori della comunità: è importante, insomma, l’equilibrio nei numeri”.

Un tema che chiama direttamente in causa le scuole e i territori: la composizione delle classi, infatti, si intreccia con la distribuzione della popolazione, le scelte delle famiglie e le differenze tra quartieri e istituti. Tradurre il principio dell’“equilibrio nei numeri” in misure concretamente applicabili sarà quindi uno degli aspetti da verificare.

Dispersione scolastica e nuovi docenti

A sostegno della necessità di intervenire, Valditara ha richiamato anche il divario nella dispersione scolastica tra studenti italiani e stranieri: “Quando vengo a sapere che la dispersione per gli stranieri è del 26% e per gli italiani del 6% mi preoccupo – ha concluso – quando nelle stesse classi ci sono giovani con un anno in più di formazione e altri con uno in meno, ce ne dobbiamo occupare non solo a parole o con la demagogia ma con la concretezza”. Il ministro ha infine ricordato le misure previste per sostenere l’apprendimento linguistico degli studenti appena arrivati in Italia: l’assunzione di mille docenti e 13 milioni di euro destinati al potenziamento dell’italiano.

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