Leone Pini: ‘Sogno una scuola in cui si possano dedicare alcune ore alla musica e, magari, anche alla pratica di uno strumento’

Di Sara Morandi

Leone Pini è un giovane violinista fiorentino di 16 anni, dotato di uno straordinario talento, che ha iniziato il suo percorso musicale fin dalla tenera età. Attraverso un viaggio fatto di dedizione e incontri significativi, Leone ha plasmato la sua identità musicale, evolvendo continuamente come artista. Sebbene non individui momenti “chiave” distinti nel suo cammino, riconosce l’importanza di ogni singolo istante trascorso con il suo strumento. Tra i ricordi più preziosi, Leone annovera gli incontri con illustri maestri come Marco Fornaciari e Ilya Grubert, che gli hanno trasmesso insegnamenti indelebili. Leone ha avuto l’onore di esibirsi in prestigiose location internazionali, ma ricorda con particolare emozione la sua performance nella “Sala di vetro” del Musikverein, un’esperienza che ha coronato la sua vittoria al concorso BTHVN Wien nel marzo del 2023. Ogni maestro con cui ha studiato, da Vittoria Ottaviani a Chiara Morandi, ha arricchito il suo stile e la sua interpretazione musicale, aiutandolo a sviluppare un gusto musicale sempre più personale. Convinto che la musica debba avere un ruolo significativo nella formazione dei giovani, Leone sogna una scuola del futuro in cui la musica venga valorizzata al pari di altre discipline. Spera in un’educazione che riconosca i diritti dei musicisti come fa per gli sportivi, affinché nessun giovane talento venga penalizzato per la sua passione. Leone Pini rappresenta una voce giovane e promettente nel panorama musicale, con una visione chiara del ruolo che la musica dovrebbe avere nella società e nell’educazione delle nuove generazioni.

Hai iniziato a suonare il violino in giovane età. Quali sono stati i momenti chiave del tuo percorso formativo che ti hanno portato a diventare il musicista che sei oggi?

“Personalmente non credo ci siano stati momenti “chiave” definiti nel mio percorso. Ritengo che ogni istante dedicato allo strumento sia fondamentale e che, sommato a tutti gli altri, contribuisca a raggiungere un certo obiettivo. Tuttavia, ci sono sicuramente momenti che hanno un’importanza maggiore e che restano impressi nella memoria per sempre. Per me, alcuni di questi momenti significativi nella mia formazione sono stati l’incontro, da bambino, con il grande violinista e Maestro Marco Fornaciari, che è sempre stato un punto di riferimento. Un altro evento importante è stato, qualche anno fa, l’incontro con il grandissimo violinista e Maestro Ilya Grubert, che mi ha offerto insegnamenti preziosi. Recentemente, sono entrato in conservatorio, e considero questo un passo fondamentale per la mia formazione. Oltre ad aver conosciuto la Maestra di violino Chiara Morandi, che mi ha aiutato e continua ad aiutarmi a perfezionare e migliorare la tecnica dello strumento, ho iniziato a frequentare anche le lezioni di teoria musicale, che considero un po’ come la grammatica della musica”.

Hai avuto l’opportunità di esibirti in prestigiose location come la Salle Bozar di Bruxelles e l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Qual è stata l’esperienza più memorabile o significativa per te e perché?

“Quando ero piccolo, mi rendevo meno conto dell’importanza di certe esperienze. Ad esempio, i concerti a cui partecipavo allora non avevano lo stesso impatto che avrebbero potuto avere su di me oggi. Tuttavia, l’esperienza che ha avuto un significato profondo per me è avvenuta nel marzo del 2023. Dopo aver vinto il concorso online BTHVN Wien, sono stato invitato a suonare nella “Sala di vetro” del Musikverein. Questo è un momento che ricorderò per sempre”.

Hai studiato con importanti maestri come Vittoria Ottaviani e partecipato a masterclass con Ilya Grubert. In che modo questi insegnanti hanno influenzato il tuo stile e la tua interpretazione musicale?

“Ogni insegnante con cui faccio lezione mi lascia qualcosa di prezioso. Dopo una lezione, raramente torno a casa a mani vuote. Ogni insegnante ha un modo unico di insegnare e di interpretare la musica, e per questo motivo, crescendo, ho sempre cercato di seguire ciò che più mi piaceva del loro insegnamento. Con il passare del tempo e maturando, ho cominciato a sviluppare un gusto musicale personale. Questo lo sperimento quotidianamente sulla mia pelle. Crescendo, cerco sempre di più di fondere gli insegnamenti dei miei maestri con i miei pensieri e i miei gusti personali”.

Consiglieresti ai ragazzi di suonare uno strumento musicale anche se non intendono diventare musicisti professionisti? Perché credi che sia importante?

“Penso che suonare possa essere utile per tutti. Ovviamente, ad alcune persone può piacere e ad altre no. Tuttavia, credo che imparare a suonare uno strumento, anche se non a livello professionistico, possa contribuire allo sviluppo personale di un individuo”.

Immaginando la scuola del futuro, quale tipo di istituzione educativa sogni per i più giovani o per i tuoi coetanei e quale ruolo pensi dovrebbe avere la musica nella formazione scolastica?

“In futuro, spero che nelle scuole si possano continuare a dedicare alcune ore alla musica e, magari, anche alla pratica di uno strumento. Tuttavia, ciò che mi preoccupa maggiormente è che ai musicisti non vengono riconosciuti i diritti che, per esempio, sono concessi agli sportivi. Questo porta a una significativa penalizzazione dei musicisti all’interno del sistema scolastico”.

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