Per una buona scuola servono buoni maestri

Qualche giorno fa la rete televisiva La7 ha opportunamente riproposto una conversazione tra Corrado Augias, conduttore del programma La Torre di Babele, e lo psicologo e saggista Massimo Recalcati, già andata in onda lo scorso 14 ottobre 2025, ma ancora di estrema attualità, sul tema “Ci sono ancora buoni maestri?”.

Al centro dello scambio di idee le ragioni della crisi dell’autorità dei docenti, da entrambi ricondotta al venir meno dell’autorevolezza della figura dell’insegnante, dovuta in parte alla più complessiva caduta del principio di autorità (che si nota anche nell’ambito dei rapporti intrafamiliari), in parte alla perdita del prestigio di cui un tempo l’insegnante godeva, ma anche e soprattutto, secondo Recalcati, alla scomparsa (o forte carenza, perché qualche eccezione c’è ancora) dei buoni maestri.

Un tema, anzi un problema, che anche Tuttoscuola ha affrontato facendone l’oggetto di ampie indagini come quelle contenute in alcuni numeri della rivista (per esempio, tra i più recenti, quelli di dicembre 2025: “C’è bisogno di maestri” con ampi contributi di Damiano Previtali e Franco Nembrini;  gennaio 2026: “Il check up degli insegnanti” e marzo 2026: “Un fondo per restituire prestigio ai docenti”) e anche di iniziative formative come quelle riguardanti la sperimentazione delle competenze non cognitive nella relazione didattica.

La tesi di Recalcati è nota, ed è esposta con straordinaria efficacia nel volume La luce e l’onda (Einaudi, 2025), nel quale lo psicanalista sostiene che il buon maestro non è quello che conosce meglio la materia che insegna ma “colui che accende una luce nella mente dell’alunno”, suscitando così in lui “l’onda del desiderio di apprendere”. Per questo, all’opposto dei teorici della scuola come istituzione totale e oppressiva (come Foucault), Recalcati rivaluta il ruolo del docente (un discorso analogo vale per il genitore) anche come autorità da rispettare: non un “amico” dell’alunno, ma colui che l’alunno ricorderà per sempre per aver acceso la sua mente, la sua curiosità, la sua stessa autostima.

Formare dei buoni maestri è una (e forse la) sfida fondamentale per una buona educazione, soprattutto in una fase di transizione come quella attuale in cui una crescente parte della routine didattica potrebbe essere affidata alle tecnologie digitali. Ma il compito di accendere la scintilla della voglia di imparare, quello no: quello spetterà sempre ai maestri. Sempre che siano “buoni maestri”…

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