Carta docente, Valditara: ‘Dovrà essere sempre più di welfare, a servizio del personale scolastico’
Nel secondo giorno del XIII Congresso Snals-Confsal, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tracciato una linea che tiene insieme valorizzazione del personale, difesa dell’autorevolezza della scuola e degli insegnanti. Un intervento ampio, nel quale il ministro ha toccato alcuni dei nodi più sensibili del dibattito scolastico: dalla carta docente alla tutela del personale, fino alla narrazione pubblica della scuola italiana e alle misure contro la dispersione.
Carta docente
Uno dei passaggi più significativi ha riguardato proprio la carta docente, che secondo Valditara deve cambiare funzione e prospettiva. “Spesso in passato [le risorse] sono state restituite perché non venivano utilizzate” ha osservato il ministro, aggiungendo che dovranno servire “per comprare da parte delle scuole tablet, computer, libri, corsi di formazione”, ma che “la carta docente dovrà essere sempre più al servizio di tutto il personale della scuola, una carta di welfare che dovrà sostenere la qualità della vita del personale scolastico”. Un’affermazione che sposta il baricentro del beneficio individuale verso una visione più ampia, legata non solo all’aggiornamento professionale ma anche al benessere complessivo di chi lavora nella scuola. Un terreno, questo, destinato ad aprire un confronto non secondario, sia sul piano sindacale sia su quello contrattuale.
Difendere la figura degli insegnanti
Altro capitolo centrale del discorso è stato quello della tutela della figura docente, del personale scolastico e dei dirigenti. Valditara ha insistito sulla necessità di una protezione più netta nei confronti delle aggressioni e, insieme, di una ricostruzione dell’alleanza educativa con le famiglie. “Difesa della figura del docente, del personale scolastico, del dirigente scolastico nei confronti del mondo esterno, nei confronti anche di quei genitori che non hanno capito che ci deve essere una grande alleanza, una forte alleanza tra famiglie e scuola. Perché senza questa grande alleanza non si va da nessuna parte”.
In questo quadro, il ministro ha richiamato le misure introdotte negli ultimi mesi: “L’arresto in flagranza o in semiflagranza nei confronti di chi aggredisce il personale scolastico, il risarcimento del danno d’immagine, la difesa dell’Avvocatura dello Stato, l’intesa legale, l’incremento delle sanzioni nei confronti di chi aggredisca il personale scolastico”. E ha rivendicato i primi risultati: “Queste misure stanno iniziando a funzionare, perché se andiamo a guardare le statistiche, le aggressioni fatte da genitori, fatte da esterni, al personale scolastico si sono ridotte di un terzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.
Scuola Futura e contrasto alla dispersione
Non meno politico il passaggio dedicato all’immagine pubblica della scuola. Valditara ha difeso con forza il progetto “Scuola Futura”, presentandolo come uno strumento per portare fuori dagli edifici scolastici le esperienze migliori dell’istruzione italiana. “Ho fortemente voluto Scuola Futura per portare le esperienze didattiche della scuola italiana nelle piazze, nei teatri, in mezzo alla gente, perché in questi tre anni e mezzo ho conosciuto una scuola italiana molto diversa da quella che viene talvolta ingiustamente rappresentata su certi media”.
Da qui, una rivendicazione del lavoro quotidiano delle scuole e degli insegnanti: “Ho conosciuto dei docenti straordinari, delle innovazioni straordinarie, delle esperienze didattiche incredibili, anche grazie all’autonomia che va salvaguardata come esperienza della didattica. Ho conosciuto delle realtà che gli italiani devono conoscere per saper apprezzare la nostra scuola, per saper apprezzare il vostro lavoro”.
Il ministro ha poi collegato questa lettura ai risultati ottenuti in alcuni territori, soprattutto in ambiti ritenuti più critici come la matematica. “Se nel 2022 – aspettiamo i dati del 2025 – in alcune regioni italiane, in una materia critica per certi aspetti, come la matematica, i risultati sono di assoluta eccellenza, superano quelli dell’Estonia, della Germania e dell’Olanda, e se in quelle regioni il 70% degli insegnanti viene da altre regioni, si è formato in altre regioni, vuol dire che la scuola italiana tutta, diciamolo meglio: i docenti italiani tutti, hanno delle straordinarie qualità”.
La conclusione che Valditara trae da questo ragionamento è netta: “Se ci sono problemi, sono problemi di contesto sociale. È questa la vera differenza”. Ed è proprio in questa chiave che il ministro ha richiamato le misure messe in campo sul piano territoriale: “Ecco perché ho fortemente voluto Agenda Sud e Agenda Nord, perché ho fortemente voluto la lotta alla dispersione scolastica puntando sulle fragilità del territorio. Ecco perché ho fortemente voluto che in questi contesti di sperimentazione venissero coinvolte anche le famiglie fragili, perché è la società che dobbiamo cambiare”.
Parole che restituiscono una visione precisa: la scuola, da sola, non basta, ma resta il presidio da cui partire. “Poi la scuola farà la sua parte, perché la scuola italiana vale tanto e di questo dobbiamo tutti noi, in primo luogo voi stessi, esserne costantemente non solo consapevoli, ma orgogliosi”.
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