Dal rinnovo del Contratto alla Carta docente-welfare, Valditara: ‘La scuola italiana vale e va difesa’

Nel secondo giorno del XIII Congresso Snals-Confsal, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha intrecciato nel suo intervento alcuni dei temi oggi più sensibili per il mondo della scuola: il rinnovo contrattuale, la valorizzazione del personale, la tutela dell’autorevolezza di docenti e dirigenti, il welfare scolastico, il contrasto alle aggressioni e la necessità di restituire all’opinione pubblica un’immagine meno deformata dell’istruzione italiana.

Il filo conduttore del discorso è stato chiaro: rafforzare il personale della scuola, sul piano economico, professionale e simbolico, in una fase in cui il sistema scolastico è chiamato a confrontarsi con tensioni sociali, fragilità territoriali e aspettative crescenti.

Contratto, Valditara accelera: “Ci sono ottime probabilità di una chiusura rapida”

Tra i passaggi più rilevanti, quello dedicato al rinnovo contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca. Valditara ha espresso l’auspicio che si possa arrivare rapidamente alla chiusura del terzo contratto della legislatura, rivendicando il significato politico dell’operazione. “Auspichiamo che si possa arrivare a una chiusura del terzo contratto di Scuola, Università e Ricerca con grande rapidità, ci sono ottime probabilità di una chiusura rapida. Questo è importante, non c’è mai stato un governo che abbia chiuso tre contratti in una sola legislatura. In tutto, avremo 416 euro di aumento ed una novità economica importante rispetto al passato”.

Il ministro ha poi precisato che, con l’Atto di indirizzo, si è voluto imprimere un’accelerazione già in vista del Ccnl 2025/27: “Si è voluto dare un’indicazione forte per il Ccnl 2025/27, un’indicazione che la parte economica debba essere anticipata e chiusa rapidamente. Può essere letto in tanti modi, ma certamente, rispetto all’immobilismo e agli aumenti del passato, è un passaggio importante”. Nel quadro delineato dal ministro, gli aumenti contrattuali si accompagnerebbero a incrementi del 5,4% e ad arretrati medi pari a 557 euro. Un terreno sul quale il confronto sindacale resta naturalmente decisivo, ma che Valditara ha voluto presentare come uno dei tasselli qualificanti dell’azione di governo sul versante del personale.

Carta docente, verso una funzione più ampia

Uno dei passaggi più significativi ha riguardato la Carta docente, che secondo il ministro dovrebbe cambiare funzione e prospettiva. Valditara ha richiamato il tema delle risorse non pienamente utilizzate negli anni passati, indicando la necessità di ripensare lo strumento in una chiave più ampia. “Spesso in passato [le risorse] sono state restituite perché non venivano utilizzate”, ha osservato, aggiungendo che dovranno servire “per comprare da parte delle scuole tablet, computer, libri, corsi di formazione”, ma che “la carta docente dovrà essere sempre più al servizio di tutto il personale della scuola, una carta di welfare che dovrà sostenere la qualità della vita del personale scolastico”.

Il concetto è stato poi ribadito in modo ancora più esplicito nel corso dell’intervento: le misure di welfare, ha detto il ministro, “non devono essere solo quelle già varate con le scontistiche dei privati: ci sono risorse europee che spesso in passato non venivano utilizzate e addirittura restituite, ecco perché la Carta del docente deve diventare una Carta di welfare che dovrà sostenere la qualità di tutto il personale scolastico”. È un cambio di impostazione che allarga il perimetro del beneficio: non più soltanto aggiornamento professionale individuale, ma leva di sostegno al benessere complessivo del personale. Una prospettiva che inevitabilmente apre interrogativi sul piano sindacale, contrattuale e organizzativo.

“Il docente trasmette sapere”: il profilo professionale e il ruolo della scuola

Nel suo intervento Valditara ha voluto anche ribadire una precisa idea di figura docente. “Il docente non è colui che esprime opinioni, ma trasmette allo studente il sapere attraverso le sue conoscenze e competenze”, ha affermato, collocando così il ruolo dell’insegnante dentro una cornice fortemente centrata sulla responsabilità culturale ed educativa. Accanto a questo, il ministro ha richiamato altri aspetti che concorrono alla valorizzazione della professione, dall’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro alle misure di welfare, in un disegno che punta a rafforzare il riconoscimento concreto di chi lavora nella scuola.

Difendere la figura degli insegnanti

Altro capitolo centrale del discorso è stato quello della tutela della figura docente, del personale scolastico e dei dirigenti. Valditara ha insistito sulla necessità di una protezione più netta nei confronti delle aggressioni e, insieme, di una ricostruzione dell’alleanza educativa con le famiglie.

“Difesa della figura del docente, del personale scolastico, del dirigente scolastico nei confronti del mondo esterno, nei confronti anche di quei genitori che non hanno capito che ci deve essere una grande alleanza, una forte alleanza tra famiglie e scuola. Perché senza questa grande alleanza non si va da nessuna parte”.

Il ministro ha ricondotto a questa esigenza anche le misure introdotte negli ultimi mesi: “L’arresto in flagranza o in semiflagranza nei confronti di chi aggredisce il personale scolastico, il risarcimento del danno d’immagine, la difesa dell’Avvocatura dello Stato, l’intesa legale, l’incremento delle sanzioni nei confronti di chi aggredisca il personale scolastico”.

Nello stesso passaggio, Valditara ha rivendicato l’efficacia iniziale di questi strumenti: “Queste misure stanno iniziando a funzionare, perché se andiamo a guardare le statistiche, le aggressioni fatte da genitori, fatte da esterni, al personale scolastico si sono ridotte di un terzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

E ancora, tornando sul rapporto con le famiglie, ha osservato che “una parte dei genitori non ha capito che ci deve essere una grande alleanza con la scuola”. Un rilievo che si lega all’idea, più volte richiamata dal ministro, di una corresponsabilità educativa oggi da ricostruire.

Le riforme e il dialogo

Nel suo intervento al Congresso Snals-Confsal, Valditara ha legato la necessità del confronto anche ai processi di riforma in corso. Tra questi, ha richiamato la riforma degli istituti tecnici, sottolineando l’esigenza di renderla operativa senza rinunciare al dialogo con il mondo della scuola.

“Occorre rendere operativa la riforma dei tecnici, in un contesto di confronto e di ascolto: le riforme non possono tornare indietro, ma andare nel dialogo”. Da qui il riconoscimento del valore di occasioni di ascolto come quella offerta dal congresso sindacale: “Il rispetto delle idee degli altri è qualcosa che deve caratterizzare le istituzioni e la società, in omaggio alla centralità della persona e della nostra Costituzione”.

Scuola Futura e contrasto alla dispersione

Non meno politico il passaggio dedicato all’immagine pubblica della scuola. Valditara ha difeso con forza il progetto “Scuola Futura”, presentandolo come uno strumento per portare fuori dagli edifici scolastici le esperienze migliori dell’istruzione italiana e contrastare una narrazione pubblica giudicata parziale o ingenerosa. “Ho fortemente voluto Scuola Futura per portare le esperienze didattiche della scuola italiana nelle piazze, nei teatri, in mezzo alla gente, perché in questi tre anni e mezzo ho conosciuto una scuola italiana molto diversa da quella che viene talvolta ingiustamente rappresentata su certi media”.

Il concetto è stato rilanciato anche in un altro passaggio del suo intervento: il ministro si è detto “stanco di sentire parlare e leggere sui giornali di una scuola italiana indietro rispetto ad altri Paesi”, insistendo invece sul patrimonio di innovazioni e professionalità incontrato in questi anni: “In questi tre anni e mezzo ho conosciuto docenti e innovazioni straordinarie, esperienze didattiche incredibili che gli italiani devono conoscere. Ecco perché abbiamo introdotto ‘Scuola Futura’”. Da qui, una rivendicazione del lavoro quotidiano delle scuole e degli insegnanti: “Ho conosciuto dei docenti straordinari, delle innovazioni straordinarie, delle esperienze didattiche incredibili, anche grazie all’autonomia che va salvaguardata come esperienza della didattica. Ho conosciuto delle realtà che gli italiani devono conoscere per saper apprezzare la nostra scuola, per saper apprezzare il vostro lavoro”.

Il ministro ha poi collegato questa lettura ai risultati ottenuti in alcuni territori, soprattutto in ambiti ritenuti più critici come la matematica: “Se nel 2022 – aspettiamo i dati del 2025 – in alcune regioni italiane, in una materia critica per certi aspetti, come la matematica, i risultati sono di assoluta eccellenza, superano quelli dell’Estonia, della Germania e dell’Olanda, e se in quelle regioni il 70% degli insegnanti viene da altre regioni, si è formato in altre regioni, vuol dire che la scuola italiana tutta, diciamolo meglio: i docenti italiani tutti, hanno delle straordinarie qualità”.

La conclusione che Valditara trae da questo ragionamento è netta: “Se ci sono problemi, sono problemi di contesto sociale. È questa la vera differenza”. Ed è proprio in questa chiave che il ministro ha richiamato le misure messe in campo sul piano territoriale: “Ecco perché ho fortemente voluto Agenda Sud e Agenda Nord, perché ho fortemente voluto la lotta alla dispersione scolastica puntando sulle fragilità del territorio. Ecco perché ho fortemente voluto che in questi contesti di sperimentazione venissero coinvolte anche le famiglie fragili, perché è la società che dobbiamo cambiare”.

Nella stessa direzione si colloca anche l’ultimo passaggio del pezzo che hai fornito: i problemi, quando emergono, “derivano dalle fragilità del territorio” e per questo il ministro ha ricordato di aver chiesto e ottenuto “certe sperimentazioni e supporto in determinate aree”.

Una visione che tiene insieme riconoscimento, tutela e narrazione pubblica

Nel complesso, dal palco del Congresso Snals-Confsal, Valditara ha proposto una visione che tiene insieme diversi piani: il contratto come leva di valorizzazione economica, il welfare come strumento di sostegno al personale, la difesa dell’autorevolezza di docenti e dirigenti, il rilancio del ruolo pubblico della scuola e una lettura delle disuguaglianze educative fortemente ancorata ai contesti sociali e territoriali.

La chiusura del suo ragionamento torna proprio su questo punto: la scuola da sola non può risolvere tutto, ma resta il presidio da cui partire. “Poi la scuola farà la sua parte, perché la scuola italiana vale tanto e di questo dobbiamo tutti noi, in primo luogo voi stessi, esserne costantemente non solo consapevoli, ma orgogliosi”.

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