Famiglia nel bosco. Il diritto di educare e quello di imparare
Sofferte decisioni come quella del Tribunale dei minori dell’Aquila di allontanare i figli della famiglia del bosco dai genitori non traggono origine, dicono i giudici del Tribunale, “da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore soggetto di diritti”. Al di là delle strumentalizzazioni politiche e mediatiche, il caso merita una riflessione approfondita perché solleva una questione delicata, sulla quale anche la nostra Costituzione non dà una risposta univoca, perché se il comma 1 dell’art. 30 afferma che “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”, il successivo comma 2 stabilisce che “Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”.
Evidentemente i giudici del Tribunale hanno ritenuto i genitori “incapaci” di assolvere il loro compito di provvedere all’educazione dei figli, che sono risultati – stando alla testimonianza dei servizi sociali – poco istruiti e mantenuti in precarie condizioni abitative e igieniche. Di qui il loro intervento in funzione per così dire vicaria rispetto ai genitori inadempienti. Potevano farlo? Vedremo nei prossimi giorni l’evoluzione della vicenda dal punto di vista giuridico. Da quello psicologico illustri esperti come Massimo Ammaniti e Vittorino Andreoli hanno condannato la decisione del Tribunale: “Si stanno buttando via anni, anzi decenni, di teorie sullo sviluppo dei bambini” ha dichiarato Ammaniti al “Corriere della Sera”. “Tutti i miei maestri, da Giovanni Bollea ad Adriano Ossicini, rabbrividirebbero davanti a quanto sta accadendo a queste persone”.
Un giudizio pesante, che sembra attribuire ai genitori un diritto assoluto sull’educazione dei figli a scapito del diritto di questi ultimi a ricevere un’educazione completa anche sotto il profilo della socializzazione, riconosciuto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata dall’ONU nel 1989, che all’art. 29 sancisce che: “L’istruzione non deve solo trasmettere nozioni, ma mirare a sviluppare la personalità, i talenti e le abilità fisiche e mentali del bambino. Deve prepararlo a una vita responsabile in una società libera, nel rispetto dei diritti umani, delle differenze culturali e dell’ambiente”.
Ci sembra auspicabile, e francamente non impossibile, trovare un punto d’equilibrio tra queste due esigenze: la salvaguardia dell’unità della famiglia e del suo diritto a vivere nell’ambiente preferito da una parte, e il rispetto del diritto dei bambini a interagire con i loro pari in modo da poter liberamente decidere, acquisita la maggiore età, se continuare con lo stile di vita dei genitori o sceglierne consapevolmente un altro.
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