Tempo pieno: perché al Sud non piace?
Nel Mezzogiorno di tempo pieno ce n’è poco, ma quel poco sembra, dunque, non attirare il gradimento e la scelta, rispetto al modulo orario a tempo normale.
Quali possono essere le ragioni di questo orientamento delle famiglie nell’iscrizione dei propri figli alla scuola primaria anche nelle poche scuole che organizzano le classi a tempo pieno?
Probabilmente sono diverse le ragioni di questo scarso gradimento del tempo pieno.
Il modello di scuola del mattino senza rientri pomeridiani rappresenta per molte famiglie e per tanti insegnanti quasi un valore sociale e culturale da difendere.
Non sempre i servizi di trasporto assicurati dai Comuni fanno da sostegno efficiente alle attività scolastiche in orario pomeridiano.
Il modesto livello di occupazione femminile rende meno necessario un servizio scolastico che accolga i figli anche in fascia pomeridiana.
La composizione del nucleo familiare nel Mezzogiorno prevede spesso presenze di altre persone oltre ai genitori e ai figli, favorendo assistenza ai minori in caso di impedimento dei genitori per motivi di lavoro ed evitando anche di far fronte, in certi casi, ai costi del contributo per la mensa.
È augurabile che il nuovo sostegno finanziario, disposto dal ministero, contribuisca a qualificare il servizio e a rendere desiderabile il tempo scuola arricchito.
Ma le sole strutture e i servizi attivati dalle Amministrazioni comunali potrebbero non bastare, se non saranno accompagnati anche da attività didattiche e integrative capaci di motivare scelte e gradimenti delle famiglie per l’evidente qualità del servizio offerto.
L’estensione quantitativa del tempo pieno, dunque, ha bisogno anche di essere accompagnata da qualità dell’offerta formativa per attrarre nuovi iscritti e invertire l’attuale rapporto negativo domanda/offerta.
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