Francia apripista in Europa: social network vietati agli under 15
Il 27 gennaio l’Assemblea nazionale francese ha approvato con 130 voti a favore e 21 contrari il disegno di legge governativo, fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron, che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Il ddl passa ora all’esame del Senato e, se adottato definitivamente, il divieto scatterà già dal prossimo mese di settembre 2026.
Il presidente Macron in un messaggio pubblicato su X, ha annunciando che ‘”affinché questo divieto sia effettivo già da settembre, ho chiesto al governo di attivare la procedura accelerata. Perché il cervello dei nostri bambini non è in vendita: né alle piattaforme americane, né alle reti cinesi. Perché i loro sogni non possono essere dettati dagli algoritmi. Perché non vogliamo una generazione ansiosa ma una generazione che crede nella Francia, nella Repubblica e nei suoi valori”.
A parte quest’ultima frase, che conferma un certo tradizionale nazionalismo dei francesi, la Francia sarebbe la prima nazione europea a imporre un simile limite di età per l’accesso ai social media, seconda nel mondo dopo l’Australia, che ha fissato il divieto a 16 anni. La Commissione europea, su richiesta della Francia, ha immediatamente dichiarato la piena legittimità della legge, rivolta ai cittadini francesi, che contiene anche norme contro le molestie e l’odio in rete (“haine en ligne”, qui il testo integrale del ddl in francese).
“Eravamo a un passo in Italia per fare la stessa cosa”, si lamenta la deputata del Pd Marianna Madìa, copresentatrice già dal giugno 2024, insieme a Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) di una proposta di legge bipartisan che andava nella stessa direzione (“divieto per gli infraquindicenni”). Simona Malpezzi, vicepresidente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza, ricorda che questo disegno di legge bipartisan è “ancora fermo al Senato, nonostante un lavoro approfondito, costruito in dialogo con la Commissione Ue”. Ma la Francia, fa notare Malpezzi, “dimostra che è possibile agire con decisione, spiegando le ragioni di un divieto necessario e contrastando la pressione degli algoritmi sulle nuove generazioni”. E fa appello “a un’assunzione di responsabilità immediata: non possiamo permetterci di restare indietro mentre altri Paesi scelgono di tutelare davvero il futuro dei propri giovani”.
Vedremo a breve (si spera). Intanto la Lega, fa sapere Matteo Salvini, ha deciso di presentare una sua proposta di legge che ricalca quella francese. Ma allora, ci chiediamo, perché non accelerare quella bipartisan Madìa-Mennuni?
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