GenAI/1. Per l’OCSE migliora l’apprendimento della matematica
L’OCSE (OECD in inglese) ha dedicato il suo ultimo aggiornamento annuale (“outlook”) sull’educazione digitale agli effetti che l’uso della Intelligenza artificiale generativa (GenAI) determina sui livelli di apprendimento della matematica.
I risultati dello studio sono esposti in sintesi in un comunicato, leggibile qui in inglese (ma accompagnato da alcuni grafici autoevidenti), che mostra come sulla base di alcune rilevazioni effettuate sia in precedenti rapporti OCSE (come TALIS 2024) sia in altre indagini, soprattutto americane, l’apprendimento della matematica nella fascia d’età corrispondente alla nostra scuola media (Lower Secondary Education) – misurato come sempre per mezzo di test – migliora sensibilmente se gli alunni hanno utilizzato un programma di Intelligenza generativa durante la preparazione.
L’affermazione è corroborata dal confronto dei risultati ottenuti da questi ultimi con quelli dei compagni di pari età e classe (campioni di riscontro) che non si sono serviti della GenAI. Occorre però che gli insegnanti sappiano guidare gli alunni al corretto uso di questo strumento: una delle statistiche riportate mostra che c’è una stretta correlazione positiva tra il grado di preparazione informatica (o comunque nell’uso della GenAI) dell’insegnante-tutor e il livello dei risultati ottenuti dall’alunno.
Su questo punto insiste qui Andreas Schleicher, direttore dell’area Educazione e Competenze dell’OCSE: “Data la potenza e la intuitività della GenAI, non sorprende la sua rapida adozione in tutti i contesti educativi”, ma il “Digital Education Outlook 2026 dell’OCSE dimostra anche che se la GenAI presenta numerose opportunità, ha anche alcuni rischi. Gli strumenti GenAI possono supportare l’apprendimento se guidati da obiettivi didattici chiari e progettati specificamente per l’istruzione. L’IA elimina la fatica produttiva essenziale per l’apprendimento, così gli studenti possono completare i compiti più velocemente e ottenere risultati immediati migliori, ma la loro comprensione può essere meno solida. Ciò può ridurre la concentrazione mentale [‘cognitive stamina’], la capacità di lettura approfondita, l’attenzione costante e la perseveranza. Senza un chiaro obiettivo pedagogico, la GenAI può favorire ciò che i ricercatori chiamano ‘pigrizia metacognitiva’ e disimpegno”.
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