Massimiliano Bruno: ‘Sogno una scuola in cui, sin da piccoli, si impari ad apprezzare l’arte, il teatro, la musica, la lettura e l’ascolto’

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Di Sara Morandi

Massimiliano Bruno è un artista poliedrico, noto per il suo talento come attore, regista e autore. Ha saputo conquistare il pubblico con la sua capacità di trattare temi complessi attraverso un linguaggio accessibile e spesso ironico, proprio come dimostra la sua commedia “2 Cuori e 2 Capanne”. Il film, in uscita nelle sale dal 22 gennaio, esplora le dinamiche tra due persone diametralmente opposte che si trovano costrette a confrontarsi in un contesto scolastico, fornendo spunti di riflessione sulla società contemporanea.

Bruno ha raccontato che l’idea del film è nata da una situazione personale, un battibecco con la sua compagna riguardo alle dinamiche patriarcali inconsapevoli. Questo spunto autobiografico si è trasformato in una storia che affronta temi di genere, ma con una leggerezza e una profondità che solo un veterano del cinema può offrire. Gli interpreti principali, Edoardo Leo e Claudia Pandolfi, hanno dato vita ai loro personaggi con una chimica straordinaria, grazie alla guida sapiente di Bruno che ha saputo mantenere un equilibrio tra il credibile e l’incredibile.

Per quanto riguarda la scuola dei suoi sogni, il regista immagina un’istituzione in cui l’arte e l’ascolto siano centrali, dove i giovani possano esplorare la musica, il teatro e la letteratura accanto alle discipline tradizionali. Sogna una scuola in cui gli insegnanti siano adeguatamente remunerati e in grado di offrire supporto psicologico, affrontando temi delicati come l’educazione sentimentale e sessuale in un ambiente sicuro e informato.

La commedia “2 Cuori e 2 Capanne” è un progetto molto interessante che unisce temi sociali e personali. Potrebbe raccontarci come è nata l’idea per questo film e quali sono stati i punti di riferimento principali per la sua creazione?

L’idea del film è nata da un litigio a casa con la mia compagna. Spesso, mi accusava di essere un “maschilista inconsapevole”. Non capivo cosa significasse questa espressione, così ho cercato su internet e ho scoperto che in effetti ne possedevo tutte le caratteristiche; mettevo in atto delle dinamiche patriarcali nel rapporto uomo-donna. Ad esempio, quando cambiavo il pannolino a nostro figlio, le dicevo: «Hai visto, amore, che ti ho aiutato?». Lei mi rispondeva: «Guarda che non è una cosa che devo fare io. Si fa al 50%: non mi devi ringraziare, non mi devi dire che l’hai fatto per me. Lo devi fare perché lo devi fare». Da qui è nato un battibecco. Ho riflettuto e mi sono chiesto che cosa sarebbe successo se una femminista convinta fosse rimasta incinta di un maschilista inconsapevole… Da lì è partita l’idea della pellicola”.

Nel film sono presenti attori di grande talento come Edoardo Leo e Claudia Pandolfi. Qual è stato il Suo approccio nel dirigere questi due interpreti e come ha lavorato con loro per trasmettere le complesse dinamiche tra i due personaggi?

“Sia Edoardo che Claudia hanno accettato con entusiasmo di prendere parte a questo progetto perché hanno letto la sceneggiatura e l’hanno trovata molto suggestiva. Dovevamo trovare una chiave di lettura per essere il meno retorici e didascalici possibile, trattando argomenti che sono alla portata di tutti. Non era un tema nuovissimo, quello delle femministe e dei maschilisti. Abbiamo scelto la strada dell’ironia: una scelta condivisa. Abbiamo raccontato due persone con un’attrazione fisica incredibile ma con pensieri divergenti: attratti ma contemporaneamente non attratti l’uno dall’altra. È stato un lavoro di equilibrio tra il credibile e l’incredibile. Devo dire che sono due attori straordinari e, secondo me, hanno svolto il proprio compito al meglio”.

Ogni film presenta delle sfide uniche. Quali sono state le principali difficoltà che ha affrontato durante la realizzazione di “2 Cuori e 2 Capanne” e, in caso, come Le ha superate?

“Non ho avuto particolari difficoltà perché tutto è stato molto fluido e tranquillo. Di solito, le difficoltà nel cinema si superano con l’organizzazione e la creatività. Sono sempre molto organizzato: arrivavo sul set ogni giorno sapendo esattamente cosa volevo fare e con una certa apertura mentale. Dopo tre settimane di riprese, ho capito che il finale non mi piaceva come l’avevo scritto. L’ho riscritto mentre giravamo… Ho cambiato location, l’ho raccontato agli attori che l’hanno apprezzato e da lì, è nato il vero finale, quello che vedrete nella storia”.

Infine, nel film si parla di una scuola come luogo di incontro e confronto. Se potesse creare la sua scuola dei sogni, quale sarebbe la sua visione? Quali valori e caratteristiche vorrebbe che avesse quella scuola?

“Per me, la scuola dei sogni è una scuola in cui si insegna molto di più l’arte, l’ascolto, dove i ragazzi fin da piccoli imparano a suonare, a recitare e scoprono la bellezza nella letteratura oltre ad imparare ciò che devono, come: matematica, storia, geografia, ecc…Un’istituzione in cui i docenti sono pagati il doppio rispetto a quanto guadagnano al giorno d’oggi. Ad esempio in Corea, un insegnante guadagna € 6.000 al mese: tre volte quello che guadagna un professore in Italia. È fondamentale creare un team docenti motivato per fornire un supporto psicologico che sia in grado di affrontare argomenti delicati come l’educazione sentimentale e sessuale. Inoltre, credo che sia indispensabile il supporto di un professionista che possa offrire soluzioni adeguate, evitando così, che i giovani cerchino risposte sui siti per adulti”.

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