Decreto sicurezza e scuole: metal detector possibili, ma controlli non a carico del personale scolastico

Il nuovo decreto sicurezza è dato per “pronto”, ma il percorso verso l’approvazione resta tutt’altro che lineare. Il testo, che dovrebbe contenere una serie di misure considerate incisive sul fronte dell’ordine pubblico e della prevenzione dei reati, è ancora al centro di un confronto politico interno alla maggioranza. In particolare, la Lega spinge per un intervento più netto rispetto all’impianto inizialmente previsto come disegno di legge, chiedendo modifiche sostanziali prima del via libera definitivo in Consiglio dei ministri. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura il divieto di porto di coltelli per i minorenni, salvo comprovate esigenze lavorative. Una misura che intercetta un tema sempre più presente nel dibattito pubblico, soprattutto dopo recenti episodi di violenza che hanno coinvolto adolescenti e giovanissimi.

Minori stranieri e assistenza pubblica: il nodo politico

Nel pacchetto di proposte avanzate dal vicepremier Matteo Salvini compare anche una norma destinata a far discutere: la possibilità di revocare l’assistenza pubblica ai minori stranieri non accompagnati che si rendano autori di reati. Un’ipotesi che, secondo indiscrezioni, avrebbe incontrato forti resistenze all’interno della stessa maggioranza, aprendo un fronte delicato sia sul piano giuridico sia su quello sociale.

Sicurezza a scuola: controlli sì, ma con quali strumenti?

È soprattutto il capitolo scuola a catalizzare l’attenzione di dirigenti, insegnanti e personale ATA. Il decreto, infatti, riporta in primo piano l’ipotesi di introdurre controlli agli ingressi degli istituti, inclusa la possibilità di utilizzare metal detector per prevenire l’introduzione di armi da taglio.

In un’intervista al Corriere della Sera, Salvini ha chiarito che l’eventuale decisione spetterebbe alla comunità scolastica, attraverso il dirigente, e sarebbe attuabile solo “d’intesa con il prefetto”. In altre parole, non un obbligo generalizzato, ma uno strumento attivabile nei contesti ritenuti più a rischio.

Una precisazione importante, che però non ha evitato l’insorgere di timori e fraintendimenti tra chi lavora quotidianamente nelle scuole. La domanda che circola con maggiore insistenza è una: chi dovrà materialmente occuparsi dei controlli?

Controlli e responsabilità: cosa non spetta alla scuola

Su questo punto è necessario essere chiari. Anche qualora una norma introducesse controlli sistematici agli ingressi degli studenti, non sarebbe compito di docenti o personale ATA effettuare verifiche, utilizzare metal detector o gestire eventuali sequestri di oggetti vietati.

Il controllo fisico delle persone rientra infatti nelle funzioni di pubblica sicurezza e richiede competenze, autorizzazioni e responsabilità che non appartengono al personale scolastico. La normativa vigente affida tali attività esclusivamente alle forze di polizia o a personale specificamente incaricato e formato. Trasformare insegnanti o amministrativi in vigilanti significherebbe snaturarne il ruolo e caricarli di responsabilità improprie.

Educare non è sorvegliare

Il cuore della questione resta il ruolo della scuola. Compito dell’istituzione scolastica è educare, formare, accompagnare la crescita degli studenti, non presidiare l’ordine pubblico. Questo non significa ignorare i problemi di sicurezza, ma affrontarli nel rispetto delle competenze e delle funzioni di ciascuno.

La scuola può – e deve – segnalare criticità, collaborare con le istituzioni territoriali, partecipare a strategie condivise di prevenzione. Ma la responsabilità operativa dei controlli resta esterna al perimetro scolastico.

Il contesto: urgenza politica e dati preoccupanti

La scelta dello strumento normativo non è ancora definita. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice a Palazzo Chigi per valutare se procedere con un decreto legge o mantenere il percorso parlamentare del disegno di legge. Sullo sfondo, i dati della giustizia minorile indicano un aumento del 10% della criminalità giovanile in nove mesi. Un segnale che, secondo il presidente della Commissione Affari Costituzionali Alberto Balboni, richiede “risposte urgenti, molto urgenti”.

Nel frattempo, il Viminale ha rafforzato i controlli nei locali pubblici e rilanciato l’operazione Strade Sicure, con l’ipotesi di impiegare fino a 10.000 militari, oltre all’annuncio di nuovi agenti Fs Security sui treni regionali.

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