Raoul Bova: ‘Sogno una scuola in cui mente e corpo crescono insieme’. L’intervista
Di Sara Morandi
Raoul Bova, attore tanto amato e apprezzato dal pubblico, si presenta in quest’intervista con la sua consueta profondità di pensiero e di passione per i valori autentici. Raoul ci offre uno sguardo sulle sfide contemporanee legate all’uso dei social media. Riflette sull’importanza dello sport come antidoto alle insidie digitali e sottolinea il potere delle relazioni umane dirette. Nella nuova stagione di “Don Matteo”, porta in scena il “suo” Don Massimo, intriso di umanità, che affronta temi universali come la famiglia, il perdono e la necessità di modelli positivi per i giovani.
Infine, l’attore condivide la propria visione di una scuola ideale, un luogo dove mente e corpo si sviluppano in armonia. Aspira a un’educazione che valorizzi la disciplina dello sport, non solo come attività fisica, ma come pilastro fondamentale per la crescita personale e sociale. Una scuola che formi individui equilibrati, responsabili e attenti al prossimo: questo è il sogno educativo di Bova, un sogno che spera di vedere realizzato per il bene delle future generazioni.
Recentemente, ha menzionato che i social media alimentano l’odio e possono essere pericolosi per i giovani. Quali misure pensa possano essere adottate per ridurre l’impatto negativo di questi strumenti sulla vita delle persone?
“I social oggi sono una realtà con cui dobbiamo fare i conti, ma non possono diventare l’unico spazio di crescita per i ragazzi. Credo molto nello sport come antidoto naturale all’odio e alla solitudine che spesso nascono online. Lo sport ti insegna il rispetto delle regole – come ho ampiamente scritto nel mio libro Le regole dell’acqua – dell’avversario, il senso del limite e soprattutto il valore del gruppo.
Bisogna educare i giovani a usare i social con consapevolezza, ma allo stesso tempo riportarli nel mondo reale, dove si suda, si cade, ci si rialza e ci si guarda negli occhi. Le piattaforme devono fare la loro parte, certo, ma famiglie, scuola e società devono offrire alternative vere, sane, fatte di movimento, relazioni e confronto diretto”.
Nella nuova stagione di “Don Matteo”, cosa può aspettarsi il pubblico dal suo personaggio e quali sono le tematiche principali che verranno affrontate?
“In questa nuova stagione il mio personaggio continua un percorso molto umano, fatto di domande più che di certezze. È un uomo che prova a tenere insieme responsabilità, sentimenti e fragilità, proprio come succede a tanti di noi. Le storie parlano di famiglia, perdono, giustizia, ma anche di crescita personale. E’ trattato molto il tema sull’educazione dei giovani, del bisogno di modelli positivi, e in questo senso lo sport torna spesso come metafora: imparare a stare in squadra, a perdere, a rispettare l’altro. È una stagione che invita a rallentare e ad ascoltare di più”.
Infine, parlando di sogni: se potesse creare una scuola ideale per i giovani, quale sarebbe la sua visione e quali valori vorrebbe che fossero al centro dell’educazione offerta?
“La scuola ideale che ho in mente sarebbe un luogo dove mente e corpo crescono insieme. Lo sport non dovrebbe essere un contorno, ma una parte centrale dell’educazione, perché insegna valori che nessun libro può spiegare fino in fondo: la disciplina, la fatica, la solidarietà, il rispetto.
Vorrei una scuola che aiutasse i ragazzi a scoprire chi sono davvero, che li rendesse forti ma sensibili, competitivi ma leali. Una scuola che insegni che il vero traguardo non è arrivare primi, ma diventare persone equilibrate, responsabili e capaci di prendersi cura degli altri. Questo, per me, è il successo più grande”.
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