La verità troppo spesso è scomoda. Il compito della scuola

Così si leggeva, oggi forse non è agevole rintracciare la scritta, sul frontale del primo ospedale psichiatrico aperto in Italia nel 1881 a Teramo e che per il vero accoglieva, meritoriamente, anche coloro che la società dell’epoca non amava vedere, poveri, sporchi, brutti, emarginati affetti da stravaganze molteplici. Questo scritto, di particolare acume, esprime il fondato dubbio che gli accolti nella struttura fossero i pochi, forse neppure i veri, perché i veri e non pochi squilibrati vivevano liberamente fuori.

La verità incalzata dal dubbio del “saranno i veri”, fa capolino, ambigua e mutevole, sembra sia proprio Lei ma, è parziale, comunque incerta, velata da tante apparenze.

“La Verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più ne sole ne luna, c’è la verità”, scrive Sciascia ne “Il Giorno della Civetta”.

I consapevoli della difficoltà di individuare la verità, più semplicemente asseriscono, che essa sia nel fondo di un pozzo senza fondo, non raggiungibile.

Quando si è convinti di averla compresa, euforici la si sbandiera con orgogliosa sicurezza, e non di rado senza alcuna prudenza e cautela:

”Le cose sono così, mio caro! La verità è questa, inconfutabile!”

E poi si sa che “Le bugie hanno le gambe corte, la Verità prima o poi verrà a galla!”

Il falso, la menzogna, la calunnia, stretta parente, fanno da contraltare al vero ma, prima o poi, c’è la convinzione che saranno smascherati dalla luminosa verità, che taciterà mistificatori e imbroglioni.

Leggo con piacere “Le disavventure della verità” di Umberto Galimberti*, un dotto panorama, che arriva sino ai nostri giorni annotandone preoccupanti storture. Oggi, più di frequente, ognuno si sente depositario di verità, non si pone dubbi, è certo e convinto come è, si accalora ostinatamente,  tiene il punto ignorando totalmente ciò che l’interlocutore confuta e ha da dire.

C’è la certezza delle proprie cose e forse con superficiale piena onestà.

D’altro canto si sa che ognuno di noi vede ciò che accade e filtra l’esperienza elaborandola, ignaro, secondo le proprie sensibilità, gli intimi convincimenti, la propria individualità, esalta un aspetto e ne sottovaluta altri. Non di rado i testimoni di un evento raccontano e fanno resoconti, come testimoni, molto diversi e questo proprio perché il fatto oggettivo, viene percepito da quelli che diremmo occhiali personali.

Gli illuministi non amavano il mondo delle emozioni e dei sentimenti, trascinavano nei vortici e con loro si perdeva, non di rado, il lume dell’intelletto e proprio così che la verità si offuscava, essa la si poteva raggiungere solamente con la lucidità, il ragionamento, la logica, il resto era mera chiacchiera fuorviante.

Ma l’essere umano è uno straordinario miscuglio, ragione e anima sono un tutt’uno e pur seguendo il pensiero rigoroso, si finisce, non di rado, frapponendo qualche se e qualche ma, col rintracciare più d’una verità con una semplice intuizione, un semplice lampo di genio.

Platone che riteneva il “Vero”, l’autentico, collocato nel metafisico mondo delle idee, connesso al bello e al bene, voleva cacciare da Atene sofisti e retori che, secondo lui, ingannavano la gente e la incantavano con l’arte del parlare, con l’arte sottile della persuasione, tutti chiacchieroni incalliti?

Oggi il bravo, sorridente Alessandro Barbero, lo straordinario Aldo Cazzullo, dal fluido e forbito eloquio, sono due apprezzabilissimi divulgatori di conoscenze, raccontano le loro verità storiche, attentamente studiate, ma pur sempre le loro verità e forte ed efficace è la loro capacità di coinvolgere e sedurre con dialoghi netti, voce decisa, privi di se e di ma.

All’amabile professoressa di lettere che mi parlava dell’infinito di Leopardi e mi entusiasmava con i suoi raffinati commenti, le sue superbe interpretazioni, nel momento che mi permisi di dire: “Professoressa sarebbe utile, se fosse possibile, domandare all’autore stesso il senso del suo scritto, ella saggiamente e tollerante, mi rispose: “Verissimo, mio caro, ma poiché ciò non è possibile, seguiamo il Guglielmino, il Panozzo, il Porena e i tanti altri che hanno letto le carte e interpretato il significato”.

Ma siamo sicuri che questo sia il vero?

Il concetto, espresso da Galimberti, di verità volutamente trasformata che si traduce in ciò che è efficace, funzionante, addomesticata quindi e sottomessa alla persuasione, credo sia sempre esistita, a partire da Cicerone ma, forse anche prima. Il distinguo potrebbe essere, cosa non certo da poco, se ciò accade coscientemente, se c’è il proposito voluto di camuffare e manomettere abilmente i fatti per far vedere la luna nel pozzo ma, non è sempre facile scoprire l’inganno.

Ti convinco, ieri come oggi, con la mia capacità oratoria a votarmi, a seguirmi e non di rado accade che alzare la voce e accalorarsi procuri maggiori consensi, così come toccare corde sentimentali particolarmente sensibili che scuotono dentro. Quando si esce dal rigoroso mondo scientifico, dalla ricerca condotta con metodo, tutto diventa aleatorio, bisognerebbe aver molta prudenza ma, al momento, sembra che pochi la pratichino e tutti hanno da dire.

La Verità poi, quella solenne, che riguarda l’essere umano, la sua natura e il suo destino, tema antico e complesso della filosofia, è ricerca più impegnativa che ha appassionato da sempre tutti a partire da Socrate, Platone, Aristotele. Ognuno ha detto la sua e, comunque sia, il tema permane ancora affascinante insoluta questione, ricerca ancora aperta che, per altro, al momento appare, nella leggerezza dei tempi che viviamo, desti ben poco interesse.

Le religioni monoteiste, dopo il lungo e affollato periodo del paganesimo, sono state una grande conquista e hanno offerto un senso e uno scopo alla vita umana, le hanno seguite e le praticano  milioni di esseri umani, che hanno anche lottato e si sono immolati per il loro credo, per le loro convinzioni religiose. Per la “terra promessa”, sacrosanta Verità, gli ebrei combattono contro i palestinesi e altrettanto ferocemente fanno loro con gli ebrei .

Lo stesso Gesù, che non era certo uno qualunque, “la Verità e la Luce”, ha velato il mistero e ha convinto i dodici apostoli ad avventura si con fiducia a credere nelle sue parole, nell’aldilà e a impegnarsi, sino all’estremo, per divulgare la parola della Verità e del Salvatore. Persino le trascrizioni medioevali dei documenti, come anche la stessa Bibbia, tradotta da S. Girolamo in latino, hanno subito forzature interpretative, talune volute e atte ad avvalorare Verità di spessore, non proprio espresse.

Per le verità, quelle meno impegnative, di tutti i giorni, nel periodo storico che stiamo vivendo, ove non c’è più tanta ignoranza come un tempo, i venditori di elisir, di magiche pomate, di illusioni, si sono dovuti affinare e non poco per continuare a proporre i loro dolci inganni.

Ora che ”L’ha detto lui!” non è più così in voga, le verità sono spesso tante, ben confezionate, si avvalgono dei media, delle reti che le divulgano con inaudita potenza, come straordinari nuovi imbonitori.

Comunque sia, è bene dirlo, la verità è affascinante, misteriosa, spesso anche scomoda.

Le menzogne, le mezze verità, gli inganni, tutto sommato, hanno avuto ed hanno un loro fascino e, sul piano psicologico, tengono alta la fiamma dell’illusione, della speranza, dell’indeterminato, del non tutto è perduto, e anche della consolatoria, sottile convinzione che: “Io ho conoscenze, verità segrete, che altri ignorano”.

Tornando all’analisi di Galimberti, oggi certo si rischia ancor più che possa accadere che la verità, o presunta tale, si trasformi semplicemente in mero esercizio di forza, la imponga il più forte, ma anche questo accadeva in passato. Si taceva di fronte all’arrogante potente e a dirla tutta lo si faceva non soltanto per incapacità di reagire, ma anche per convenienza. Il detentore del potere, tiranno, dittatore o Sua Maestà o il nobile che sia, imponeva la sottomissione, il silenzio, l’inchino e anche la verità, Lui era là talora per volontà divina, la sua parola e la sua persona erano sacre e inviolabili. Era opportuno stargli intorno, eventualmente farselo amico, altra verità, se ne potevano trarre benefici se si entrava nelle sue grazie.

Allora il potente era quindi ben individuabile, ostentava solennità, opulenza, tracotanza, sfarzo e se illuminato, anche magnanimità, si mostrava alle folle acclamanti e non di rado accadeva che, esponendosi tanto, subiva anche fatali attentati.

Oggi la democrazia è diffusa, almeno in occidente, al momento la nobiltà è residuale, contano i conti in banca, l’economia di mercato detta le regole e i potenti sono semplicemente ricchi, alcuni gestiscono potenze economiche che mutano spesso status e si espandono subdoli, come la gramigna.

Nella società della performance, delle tante verità, indotte e costruite dai social, sembra non ci sia più tanto spazio per l’impegno e lo sforzo della ricerca speculativa della Verità, si preferisce quella già ben confezionata spacciata per sacrosanta, pronta per l’uso al pari di un qualsivoglia prodotto commerciabile e si può tranquillamente pubblicizzare e divulgare attraverso la rete, nuovo potente imbonitore. Anzi la rete non di rado dissemina volutamente ingannevoli messaggi, notizie false atte a gabbare incauti fruitori dei media.

Persino le verità, quelle che diremmo più serie, sembrano non raggiungibili, la critica stessa è quasi inutile, il dibattito viene costretto in logiche di spettacolo, la libertà, limitata, è esercitabile in spazi guidati e in modalità prestabilite e così ci si accontenta di opinioni, tante, spacciate per verità, non di rado veramente fasulle.

L’Occidente ha perduto il piacere per la “Verità”, quella che ha animato i filosofi greci e latini sino, nel nostro caso, ai grandi padri della chiesa, ha smarrito il suo vigore intellettuale. Le logiche di mercato hanno il sopravvento, anima del momento sono i talk show, che come i distributori di merendine, elargiscono dibattiti, spettacoli di basso profilo, anche accesi, confezionati ad arte perché le tifoserie possano esprimere il nulla.

Tante verità, umane, contrastanti, quante le teste delle persone che le enunciano, non di rado, con supponenza come universali, assolute e incontrovertibili, ma molto inconsistenti, evanescenti e di passo come le allodole.

E così il vecchio iniziale enigma :”Qui ci sono soltanto i pochi e forse neppure i veri” da cui abbiamo preso l’incipit, rimane semplice epigrafe. Il dubbio sembra un susciti riflessioni, non interessa pur se monumentale è la verità, l’assunto.

Nel testo di Galimberti si sostanziano, dopo un interessante e dotto viaggio sulle disavventure della Verità, a partire dalla greca Altheia, taluni antichi solidi punti fermi, “La critica è strumento di ricerca indispensabile, se libera e non assoggettata a logiche di spettacolo”.

La verità è dentro di noi e la si scopre tirandola fuori dalla confusione delle opinioni” senza berciare, nel silenzio composto di chi è predisposto all’impegno meditativo, ad ascoltare e capire il pensiero dell’altro.

Socrate, che non trasmetteva verità, aiutava i suoi discepoli a cercarla, riflettendo con passione per liberarla dalle tante incrostazioni che la rendono irriconoscibile.

Riflessioni educative

La scuola può dare un contributo formativo per viaggiare un pochino più in alto e uscire da una sconfortane mediocrità?

Certo che si!

Dovrebbe essere suo compito non dare Verità, ma aiutare le menti al piacere della conoscenza e della ricerca, del ragionamento, favorire l’alta formazione dei migliori.

Ma gli adulti sono disposti a farsi Socrate e a rendersi umili, raccontando alle nuove generazioni che c’è ben altro oltre gli spritz, Facebook, TikTok ecc.? Che si comprende meglio se si lasciano da canto, almeno per un po’, il frastuono, le voci e i rumori, i pressanti Whatsapp in cui siamo sommersi.

Oltre infatti ci sono gli sforzi di pochi che senza protervia, quasi nascosti, si sono impegnati e s’impegnano, giorno dopo giorno, nella conoscenza e nello studio e lo fanno spesso in silenzio, evitando il clamore del successo..

Galileo Galilei cercò senza soste l’alta Verità anche nelle pietre.

Comunque per migliorare l’educare,  necessitano adulti, docenti per primi, capaci di suscitare forti motivazioni, entusiasmi, indicare mete, che sappiano valorizzare i giovani, con continue “note di merito”. Personalità di elevato spessore in grado di prendere per mano, creare un clima, realizzare come dice Daniela Lucangeli** un modello B612.infinito, incentrato sul “Tu mi stai a cuore!”.

Adulti che sappiano veramente far salpare le nuove generazioni, rendendole consapevoli del grande patrimonio umano della nostra cultura. Costoro dovrebbero essere in grado di dire ai più giovani:  “Vi trasmettiamo le tantissime conoscenze, le scoperte fatte dall’uomo sino ad oggi, senza le quali dovreste fare tutto da capo voi, scoperta della ruota compresa”, la cultura di un Occidente che ha saputo parlare dell’uomo, che è stata fucina di idee, per il mondo intero.

E successivamente: ”Noi abbiamo compreso questo della vita e questo è quanto ho compreso io, come singolo individuo, docente o genitore. Ti rendo partecipe delle mie piccole, grandi conquiste e convinzioni, delle mie tante incertezze, dei miei numerosi errori e poi dei miei punti fermi, le mie presunte Verità conquistate con fatica. Ci ho lavorato sodo ma ricorda, rimangono semplicemente i miei convincimenti, ho interpretato così la mia esistenza, e ciò che ti insegno, dando a tutto, in qualche modo, una non facile logica.

Abbi grande rispetto di tutti, di coloro che si sono applicati testardamente nel capirne un po’ di più, di quelli che lavorano nei laboratori, di coloro che si adoperano quotidianamente semplicemente per sbarcare il lunario, ama chi ti è vicino come me, con il ruolo sociale di genitore o Maestro. Sappi sempre guardare avanti, procedi, le certezze non sono sempre stabili, quelle di oggi possono essere ben confutate domani. A te spetta il testimone, avventurati, prova anche tu ad andare oltre, a capirne di più con entusiasmo, non ti arrendere mai, fallo con umiltà, piano e in silenzio, ma con caparbietà, guarda più in alto e cerca.

Sii fiero di essere nato in Occidente, in Italia, fonte di Democrazia e cultura, hai opportunità che tanti altri non hanno.

Io ti sarò vicino, cammineremo insieme e ti sosterrò quando lo riterrai opportuno, perché tu mi stai a cuore”.

Per far questo, al momento, serve, prendendone consapevolezza, assumersi serie responsabilità come adulti e riallacciare un dialogo, interrotto da tempo, con i giovani con i quali parliamo ben poco, per mancanza di tempo, per distrazione, e che trattiamo con una buona dose di indifferenza.

E’ determinante ricucire una solida relazione affettiva, di qualità, sia a casa che a scuola con la detta gioventù digitale, che abbia come principi l’ascolto, l’attenzione, la voglia di valorizzare e crescere  insieme. Forse così potremmo discutere e affrontare ove possibile, meno disarmati, i tanti enigmi della nostra era, ragionare anche su “Qui ci sono soltanto i pochi..” e anche sul fatto che alla fine del’800, cosa non da poco, in Italia esisteva una struttura psichiatrica.

E ancor più potremo discutere dell’attuale declino intellettuale dell’Europa, della sua mancanza di idee e pensiero, come sottolinea Aldo Schiavone***.

Sarebbe auspicabile rinvigorire la cultura umanistica e filosofica, di cui siamo stati maestri con intellettuali di elevato valore, per mitigare una imperante e trabocchevole tecnologica. C’è la necessità di sollevare il basso livello culturale scolastico, arricchire l’angusto spazio delle competenze legate al mondo economico con una buona dose di studi umanistici.

Questi sono adulti responsabili che sanno essere veri Maestri che all’umiltà assommano una credibilità affidabile. Sono loro che danno il dovuto entusiasmo alla ricerca della sfuggevole verità, a volte decisamente anche scomoda, se si asserisce che gli adulti di oggi, padri per primi, non brillano di luce propria..

*    Galimberti Umberto, Le disavventure della verità, Feltrinelli, 2025
**  Daniela Lucangeli, La scuola che vorrei, Ericson, 2025
**  Aldo Schiavone, Occidente senza pensiero, Mulino, 2025

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