Violenza a scuola e uso degli smartphone, Valditara rilancia: ‘Prevenire, ma anche reagire con fermezza’
Una stretta normativa contro la violenza, l’introduzione del metal detector su richiesta delle scuole, sanzioni più severe per chi aggredisce i docenti e un ulteriore giro di vite sull’uso dello smartphone in classe. Intervenendo alla trasmissione XXI Secolo su Rai Uno, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tracciato una linea netta: la scuola deve educare al rispetto, ma anche difendersi.
Un intervento che intreccia sicurezza, prevenzione e ruolo educativo dell’istituzione scolastica, in un momento in cui il tema delle aggressioni e delle condotte violente continua a interrogare dirigenti e docenti.
“La violenza nasce nella società”
“Perché tanta violenza nelle scuole? Perché c’è nella società”, ha affermato il ministro, sottolineando come il fenomeno non sia circoscritto all’ambiente scolastico ma rifletta tensioni e fragilità più ampie, presenti soprattutto “in certi ambienti” e amplificate anche dal web.
Da qui la scelta di intervenire su due piani: normativo e pedagogico. Sul primo versante, il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto “decreto sicurezza”, che interviene anche sulla possibilità di acquistare online armi improprie, come i coltelli, sempre più frequentemente rinvenuti negli zaini degli studenti. “Portare un’arma a scuola non è tollerabile”, ha ribadito Valditara, respingendo le accuse di un approccio meramente repressivo: “Non possiamo parlare di repressione quando l’obiettivo è proteggere i nostri giovani e il personale scolastico”.
Metal detector: misura straordinaria o nuovo paradigma?
Tra le misure più discusse, il ricorso al metal detector mobile, attivabile solo su richiesta del dirigente scolastico. Una scelta che il ministro definisce “non contro la scuola, ma per la scuola”, pensata per affrontare situazioni emergenziali.
Resta tuttavia aperta una questione di equilibrio: fino a che punto strumenti di controllo tipici di altri contesti possono essere integrati in un ambiente educativo senza alterarne la natura? È un interrogativo che attraversa il dibattito pubblico e che chiama in causa il ruolo del dirigente, la corresponsabilità educativa e il clima di fiducia nelle comunità scolastiche.
Parallelamente, il Ministero annuncia l’invio di un questionario alle scuole per monitorare l’attuazione delle nuove linee guida sull’educazione civica, che includono l’educazione al rispetto e alle relazioni. La prevenzione, nelle intenzioni del MIM, passa anche da qui.
Aggressioni ai docenti: dati in calo
Sul fronte delle aggressioni ai docenti, Valditara ha citato un trend in diminuzione: 42 casi nell’anno scolastico 2023/24, 36 nel 2024/25, 15 nei primi sei mesi dell’anno in corso. Una flessione che il ministro attribuisce all’inasprimento delle pene, all’introduzione dell’arresto in flagranza (e quasi flagranza) e alla previsione del danno d’immagine per chi aggredisce un insegnante.
Per la prima volta, inoltre, è prevista in alcuni casi la copertura delle spese legali per i docenti coinvolti. “Dobbiamo ridare autorevolezza e prestigio sociale agli insegnanti”, ha dichiarato il ministro, evocando un passato in cui la figura del docente godeva di un rispetto più diffuso.
Il dato quantitativo, tuttavia, va letto con cautela: la riduzione dei casi denunciati corrisponde a una reale diminuzione degli episodi o anche a una diversa propensione alla segnalazione? E quanto incidono i contesti territoriali e le condizioni sociali? Sono elementi che meriterebbero un monitoraggio sistematico e trasparente.
La corresponsabilità delle famiglie
Il decreto sicurezza prevede anche una responsabilità economica dei genitori nei casi in cui i figli portino armi improprie a scuola o compiano atti violenti. Un segnale che rafforza il principio di corresponsabilità educativa, già sancito dal Patto educativo di corresponsabilità introdotto dal DPR 235/2007.
Ma la norma, da sola, può bastare? Il tema chiama in causa un’alleanza educativa spesso fragile, soprattutto nei contesti più complessi, dove la scuola è chiamata a supplire a carenze sociali e familiari.
Smartphone: innovazione sì, ma con limiti
Nel suo intervento, Valditara ha toccato anche il nodo dell’uso degli smartphone in classe. Il Ministero, ha ricordato, ha investito “come mai prima” nella digitalizzazione delle aule, nella formazione su intelligenza artificiale e competenze digitali, anche attraverso le risorse del PNRR. Tuttavia, l’uso del cellulare durante le lezioni viene ritenuto dannoso per gli apprendimenti e per la qualità delle relazioni.
Secondo quanto riportato dal ministro, anche l’Istituto Superiore di Sanità avrebbe evidenziato effetti negativi su memoria, concentrazione e capacità relazionali. Da qui l’indicazione di limitarne l’utilizzo, distinguendo tra educazione al digitale e uso indiscriminato dei dispositivi personali.
Un passaggio che riapre il confronto tra chi vede nello smartphone uno strumento didattico potenzialmente integrabile e chi ne sottolinea i rischi cognitivi e sociali, specie nelle fasce più giovani.
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