Mattia Ferretti: ‘Sogno una suola che si dedichi a capire l’attitudine di ogni alunno e che lo aiuti a coltivarla’

di Sara Morandi

Mattia Ferretti, è un nome che risuona nel mondo dell’entertainment per famiglie, grazie alla sua versatilità come performer e coreografo. Con un’esperienza consolidata, sia in Italia che all’estero, ha saputo conquistare il cuore di grandi e piccini. Oggi, ci racconta la sua avventura con “Il mondo di Marmò”, un progetto innovativo targato Warner Music Italy, creato per educare e per intrattenere i bambini attraverso la musica. In questa intervista, Ferretti condivide le sue esperienze e le sfide affrontate nell’animare Marmò, la vivace marmotta con un sogno grande quanto il suo cuore. Collaborando con Giulia Mattarella, cantante e attrice dalla voce incantevole, Mattia ci svela i segreti di una sinergia artistica che ha dato vita a duetti indimenticabili. Inoltre, l’artista ci offre uno sguardo sulla propria scuola ideale. Una scuola che non solo educa ma ispira, dedicando tempo a coltivare le attitudini uniche di ogni bambino. Mattia immagina un luogo dove i sogni prendono forma, incoraggiando i più piccoli ad esplorare passioni che spaziano dal giardinaggio all’aeronautica spaziale. È una visione che enfatizza l’importanza di nutrire le ambizioni individuali, senza imporre limiti alle potenzialità dei bambini.

Com’è stato coinvolto nel progetto de Il mondo di Marmò? Ci racconti come è iniziata la Sua avventura e cosa ti ha attratto di più di questo progetto dedicato ai bambini.

Un pomeriggio mi chiama Giulia chiedendomi se avevo ancora Fagiolo, che era un pupazzo che mi ero costruito per uno spettacolo. Risposi di sì ma che era chiuso e imbustato da più di un anno, mi disse “riesumiamolo che dobbiamo fare una cosa”. Di solito quando le avventure iniziano con così tanto mistero non riesco mai a tirarmi indietro, ed ecco che la sera dopo in sala da me io e Giulia stavamo registrando un video da mandare come idea di un possibile nuovo format. Invece i momenti più belli e per me divertenti sono quando posso parlare con i bambini, perché non hanno freni e non vedono l’ora di raccontarti le cose più assurde. A volte non riesco a trattenere le risate”.

Considerando che Marmò è una marmotta con un grande sogno e un’energia contagiosa, quali sono stati i momenti più impegnativi e quali quelli più gratificanti nel portare alla vita questo personaggio?

“I momenti più impegnativi sono stati quando registravamo che dovevo stare ben nascosto sotto il tavolo assumendo le posizioni più innaturali scomode e faticose. Ricordo che dopo aver finito di registrare il primo episodio, mi sono dovuto cambiare perché ero sudato come dopo una maratona… questo perché Marmò non sta mai fermo ed è sempre agitato…”

Com’è nata la sua collaborazione con Giulia Mattarella? Dato che lavorate insieme per creare un’esperienza di intrattenimento unica, può condividere qualche aneddoto o un momento particolare che dimostra la vostra sinergia artistica?

“Giulia ed io lavoriamo insieme da 10 anni: il nostro primo lavoro è stato uno spettacolo lunghissimo montato in 3 giorni. Quindi siamo stati costretti ad ascoltarci in scena fin da subito perché eravamo sconosciuti, con uno spettacolo sconosciuto in una realtà nuova per entrambi. Eppure dovevamo in qualche modo far funzionare il tutto, quindi abbiamo iniziato a capire se l’altro fosse in difficoltà su una battuta o l’attacco di una canzone o se mancasse un oggetto in scena, e a d accorrere in aiuto senza far capire niente al pubblico. Questa sinergia è rimasta ed ora, ne Il mondo di Marmò, sappiamo quando l’altro sta per fare una battuta o ha scordato qualcosa e riusciamo a non accavallarci o ad aiutarci anche se non ci vediamo, il teatro è una cosa stranissima da spiegare, ma “senti” e ti accorgi se tutto va bene anche senza vedere o parlare”.

Qual è la sua idea di scuola dei sogni? Se avessi l’opportunità di crearne una, quali elementi e valori includerebbe per ispirare a coltivare le loro ambizioni?

“La scuola, oggi, è secondo me un tasto dolente. Prima di tutto, forse, servirebbe una scuola che insegnasse ai genitori a fare i genitori (sorride) perché le prime lezioni da imparare sono a casa. Comunque sia, la mia scuola dei sogni è quella in cui due ore a settimana sono dedicate a capire l’attitudine del bambino e a coltivarla. Anche se il desiderio del bambino è inusuale. Ringrazierò sempre le mie maestre delle elementari che in terza mi hanno permesso di preparare uno spettacolo realizzato nell’ atrio della scuola in una pausa pomeridiana. Non era un’attività scolastica, eppure abbiamo investito tempo per portarla avanti: da lì è iniziato il mio percorso. Quindi che sia giardinaggio, cucito, sport o aeronautica spaziale, è giusto e doveroso non porre limiti al bambino, anche se per qualche ora alla settimana”.

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