Iva Zanicchi: ‘Sogno una scuola che coinvolga maggiormente i giovani affinché siano parte attiva della nostra storia’
Di Sara Morandi
Iva Zanicchi è una figura di straordinaria versatilità nel modo dell’arte e dello spettacolo. Nel corso della sua carriera, ha saputo spaziare con maestria tra note musicali e telecamere, conquistando il cuore del pubblico con la sua innata capacità di emozionare e divertire. Il suo rapporto con la televisione è stato segnato da incontri significativi, come quello con Pippo Baudo che, nel lontano Sanremo 2003, le diede un consiglio prezioso che ha influenzato il suo approccio alla musica e alla sua carriera artistica. La sincerità e la schiettezza di Baudo, sebbene talvolta percepiti come fastidiosi, sono stati per Iva fonte di grande ispirazione e rispetto. Non solo la musica, ma anche la letteratura riveste un ruolo fondamentale nella vita di Iva Zanicchi. Il suo ultimo libro, Quel profumo di brodo caldo, è un viaggio tra ricordi e ricette, un’opera che rivela ancora una volta la sua passione per la scrittura, una compagna fedele lungo tutta la sua vita. In questo libro, Iva riesce a trasmettere al lettore emozioni autentiche, rievocando persone e momenti significativi della sua esistenza. Guardando al futuro, l’artista sogna una scuola che possa sviluppare al meglio il potenziale dei giovani, sia a livello professionale che umano. Una scuola che non penalizzi la lettura e la scrittura, che incoraggi l’ascolto della musica classica e che prepari i ragazzi ad affrontare un mondo in continua evoluzione. Questa visione riflette il suo costante impegno per un dialogo intergenerazionale che arricchisce e stimola, una curiosità insaziabile che ha accompagnato Iva per tutta la sua lunga e brillante carriera.
Nel corso della Sua carriera ha dimostrato una straordinaria versatilità, spaziando dalla musica alla televisione. In questo momento della Sua vita professionale, ci sono delle proposte sia dalla Rai che da Mediaset che potrebbero riportarLa sul piccolo schermo. Considerando il Suo desiderio di un programma che unisca musica e divertimento, con pochi ma validi ospiti, c’è un progetto in particolare che spera di realizzare nei prossimi mesi? Inoltre, come intende integrare il Suo talento per il divertimento e la leggerezza in questo nuovo contesto televisivo?
“Ho ancora tanti progetti e nonostante tutto, penso e confido nel futuro e ho voglia di fare, la stessa che mi ha contraddistinta, che fa parte di me. Ho un progetto nel cuore in cui credo molto che vorrei realizzare in questo nuovo anno e ritengo possa funzionare e coinvolgere il pubblico televisivo. Non posso rivelare niente, ma spero di poterlo condividere al più presto perché significherebbe che ha preso forma e trovato casa”.
Pippo Baudo è stato un pilastro della televisione italiana: in un’intervista affermò che il noto presentatore, Le diede un saggio consiglio a Sanremo nel 2003. Come ha influenzato la sua carriera artistica e il suo approccio alla musica da quel momento in poi?
“L’ho stimato moltissimo, intelligente e maniacale, voleva sempre sentire la canzone prima. Lui con un certo coraggio, perché in questo ambiente la sincerità e il senso critico non pagano, dava sempre il suo parere. Sincero e schietto tanto da poter risultare, a chi non capiva fino in fondo quanto fosse lungimirante, fastidioso. Ho sempre apprezzato il suo essere vero, che con gentilezza ed eleganza, è sempre stata la sua cifra. In quell’occasione suggerì l’accorciamento delle strofe, avvertendomi sul rischio di perdere un po’ di riconoscibilità da parte del pubblico. Aveva ragione quell’anno, con Fossi un tango, non andai in finale, penalizzata anche dalla regia che diede maggior spazio ai ballerini di tango. Lui aveva visto lungo”.
Se le menzioniamo la parola: “scuola”. Quali sono i suoi primi ricordi e come si descriverebbe quando era studentessa?
“I miei ricordi più cari sono quelli delle elementari, abitavo fuori dal paese a quattro chilometri e facevo tutta la strada a piedi, passando davanti ad un cimitero, che mi faceva accelerare il passo per la paura. Andavo a scuola con la merendina preparata dalla mia mamma, sempre contenta e affascinata dal mio maestro che ho adorato. Ci faceva studiare le poesie in latino, che potevano sembrare inadeguate per noi, eppure mi piaceva tantissimo: ero appassionata ed anche brava. La prima volta che ho visto il mio nome stampato su un giornalino è stato quello della scuola, avevo vinto un concorso con un tema; devo confessare che la gioia, lo stupore di quel momento è prezioso. La prima volta che mi sono sentita davvero “importante” e di aver realizzato qualcosa di speciale”.
Lei ha avuto un percorso artistico eccezionale. Quali sono, secondo lei, le qualità che un giovane, ad oggi, dovrebbe sviluppare per emergere in un mondo così complesso ed ambito come quello dello spettacolo?
“Costanza, fede ed amore per quello che fa. E’ un ambiente difficile, gli fanno credere che basti un talent per essere arrivati, ma non è un arrivo è solo l’inizio. Devono essere pronti, devono essere allenati allo studio, alla continua ricerca per crescere e coltivare la propria passione e il talento che, da solo, non basta. Non si arriva mai, si cammina si fanno esperienze. Ascoltare ogni genere di musica senza tradire il proprio stile, è fondamentale. Non si può non ascoltare tutta la musica a partire dalla classica, che grazie a quei visionari, ha gettato le basi della musica di tutti i tempi. Ascoltarla, conoscerla aiuta a tradurre quello che si muove dentro di noi. Io ascolto tantissima musica di ogni genere, anche quelli più ostici per me; sapere, conoscere , studiare è fondamentale. Io credo che tanti giovani artisti lo facciano fortunatamente e si capisce che sono preparati. Ho fiducia nei giovani con i quali mi piace dialogare. Se così non fosse, anche per artisti come me con una carriera di più di sessant’anni, sarebbe difficile essere protagonisti dell’oggi, saremmo fuori dal tempo, degli alieni. E’ bellissimo questo scambio, ci arricchisce e ci regala nuovi stimoli. La vita e le esperienze, ci offrono occasioni importanti di confronto tra generazioni diverse che possono renderci migliori. Questa curiosità, questa voglia di capire mi ha sempre accompagnata e forse, è la chiave della mia lunga carriera”.
Infine, quale tipo di scuola sogna per i ragazzi del futuro, affinché possano sviluppare al meglio il loro potenziale, sia professionale (in generale) che umano?
“Sogno una scuola che coinvolga maggiormente i giovani affinché siano parte attiva della nostra storia. Credo che la scuola non dovrebbe penalizzare la lettura e la scrittura, perché fa la differenza. Aiuta a conoscersi meglio, a viaggiare nel tempo e nello spazio, diventando protagonisti di pagine di storia, di vite lontane da noi. Sogno una scuola che faccia comprendere, ascoltare ancora dalle elementari, come ho detto prima, la musica classica perché sennò si perde qualcosa di prezioso, perché è ovviamente difficile pensare che degli adolescenti in piena tempesta ormonale se non la conoscono possano apprezzarla. Ho sempre amato scrivere e l’ho sempre fatto. Ho scritto cinque libri e, tutti, senza nessun Ghost Writer e si capisce! Sono io, semplicemente, perché la scrittura è la mia cura, la mia compagna. I miei libri sono pagine di vita. Nell’ultimo, uscito in novembre per Mondadori, Quel profumo di brodo caldo, i ricordi e le ricette diventano occasione per raccontare ancora qualcosa di me, ritrovando persone ed emozioni. Sono ancora quella bambina entusiasta, nonostante sia cresciuta. Forse è questa la chiave di sessant’anni di carriera: rimanere fedeli a se stessi e non tradirsi mai, neanche per il successo”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via