Libri di testo e corredo scolastico: come risparmiare

La scuola ormai è ricominciata, ma molte famiglie sono ancora alle prese con l’acquisto del corredo scolastico e dei libri di testo. Ecco quindi i consigli di Tuttoscuola per evitare di svuotare il portafoglio.

Libri di testo

I libri di testo in uso in tutte le scuole sono scelti, nel rispetto della libertà d’insegnamento, dai docenti che provvedono ogni anno alla loro adozione, esaminando un’ampia gamma di testi messi a disposizione dalle Case editrici specializzate.

Vi sono testi obbligatori e, a volte, testi consigliati per i quali la famiglia può decidere liberamente l’acquisto, se lo ritiene opportuno.

Nella prima classe della scuola primaria vengono utilizzati i seguenti libri di testo: libro della prima classe, libro di religione (per chi se ne avvale), libro di inglese. Nelle classi successive si aggiungono i sussidiari dei linguaggi e i sussidiari delle discipline.

Nella scuola secondaria di I grado e in quella di II grado vi è almeno un libro di testo per ogni disciplina di studio.

Nella scuola primaria (ex elementare) tutti i libri di testo sono gratuiti e possono essere acquistati presso qualsiasi libreria, presentando la cedola libraria fornita dal Comune e consegnata direttamente dalla scuola nei primi giorni di lezione.

Negli altri ordini di scuola i libri sono a pagamento, ma per gli alunni appartenenti a famiglie con reddito basso sono previste gratuità totale o parziale. Per essere ammessi a tali benefici occorre produrre la certificazione Isee relativa al reddito familiare.

I libri di testo utilizzati da alunni con disabilità visiva vengono opportunamente predisposti da Centri di trascrizione, utilizzando la scrittura Braille o i caratteri ingranditi.

Per poter disporre del tempo necessario per tale trascrizione, da alcuni anni l’adozione dei libri di testo utilizzati da alunni ciechi o ipovedenti avviene in anticipo (entro marzo) rispetto ai consueti tempi per l’adozione (fine maggio).

Per contenere i prezzi dei libri di testo delle scuole e degli istituti di istruzione secondaria di I e di II grado, la legge impone al Ministero di fissare i tetti di spesa complessiva massima che le scuole non dovrebbero superare.

Inoltre, una recente disposizione di legge (cfr. art. 15 della legge 133/2008) ha previsto che nei prossimi anni, accanto al libro di testo cartaceo vi sia anche il testo on line con possibilità di impiegare anche internet per opportuni aggiornamenti e integrazioni.

Con altra legge (art. 5 della legge 169/2008) è stato disposto il blocco delle adozioni per cinque o sei anni.

Come si spiegano queste misure per arginare il costo per le famiglie? La spesa media per i libri dei testo nel corrente anno scolastico si aggira sui 286 euro per la prima classe della scuola media, 111 per la seconda, 127 per la terza (tetti di spesa che, come sappiamo, risultano talvolta superati di oltre il 10% tollerato). Per le scuole superiori bisogna differenziare a seconda delle tipologie, ma si va dai 320 euro per il primo anno di liceo classico ai 240 per l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato, con un’impennata per il terzo anno (370 euro per i classici, 310 per gli scientifici, 310 per l’Istituto Tecnico Geometri).

Per consultare l’elenco completo rimandiamo al sito www.altroconsumo.it e per consultare la lista delle adozioni di qualsiasi scuola al motore di ricerca del sito dell’Associazione italiana editori (Aie).

Consigli per risparmiare 

I libri di testo usati

Senz’altro l’usato può far risparmiare fino al 50% e oltre rispetto al prezzo di copertina, ma va prestata particolare attenzione ad alcuni elementi: integrità e “pulizia” dei libri (spesso gli eserciziari in particolare sono completamente svolti e i testi in genere quasi totalmente vittime di “attacchi” un po’ troppo aggressivi di evidenziatori); ulteriore dato da verificare è se una precedente edizione di un testo sia compatibile con la nuova.

I libri di testo in comodato d’uso

Altro discorso è quello del comodato d’uso, in pratica un prestito che di solito si attua tra la scuola e la famiglia (la quale ovviamente si impegna, pena il risarcimento economico, a restituire in buono stato i libri presi in comodato al termine dell’anno scolastico). Con il comodato d’uso il libro, di proprietà della scuola, viene dato in uso gratuito agli alunni che, al termine dell’anno lo restituiscono o, a particolari condizioni, decidono di acquistarlo. Al momento dell’iscrizione le scuole forniscono al riguardo dettagliate informazioni alle famiglie. Purtroppo questa pratica, piuttosto diffusa in Regioni come il Friuli o il Trentino non risulta altrettanto presente nella maggior parte delle regioni italiane, in particolare per quanto riguarda il Sud.

La pratica dei “buoni libro”

Lo Stato stanzia ogni anno a favore degli alunni delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori uno specifico contributo finanziario di 103.291.000 euro, che assegna a tutte le Regioni, affinché provvedano a rendere gratuito o semigratuito l’acquisto di libri di testo da parte di famiglie meno abbienti. Le somme agli alunni sono assegnate tenendo conto del reddito.

È il Comune di Milano ad essere in vetta alle classifiche dei buoni libro, assegnando automaticamente, e non in base al reddito, a tutti gli studenti delle scuole medie un buono libro di 200 euro per il primo anno e poi una ulteriore somma inferiore per il secondo e il terzo.

In altre amministrazioni locali vengono emessi bandi di concorso per l’assegnazione di buoni alle famiglie in necessità, secondo quanto emerge dall’Isee, la situazione economica equivalente.

Per questo si utilizzano fondi statali, regionali, provinciali o comunali. Specificamente per il biennio delle superiori alcuni Comuni offrono un rimborso parziale.

Libri di testo: gli sconti al supermercato

Altra occasione di sconto si trova in quegli ipermercati che prenotano libri scolastici con il 15% di sconto (20% se si è in possesso di una carta fedeltà), in genere facendo coincidere lo sconto con un buono spesa.

Infine, esistono siti web di compravendita o di scambio di libri usati.

Il corredo scolastico, le gite e i contributi

Mandare un figlio a scuola comporta poi la previsione di un budget di spesa per tutti quegli accessori, per lo più indispensabili, vedi zaini, cartelle, astucci, penne, matite, quaderni ecc. per acquistare i quali si spende da un minimo di 50 fino a 100 euro (senza parlare di grembiuli griffati).

Oltre a ciò è necessario considerare, soprattutto nelle scuole e istituti della secondaria altri costi per le eventuali ripetizioni che, con un picco nell’area milanese (poco meno nella capitale), si aggirano dai 15-20 euro l’ora a 25, 30 e 35 euro se parliamo di materie altamente specifiche come il greco o la fisica.

Ma senza dubbio la spesa più consistente che un genitore può trovarsi ad affrontare a scuola è quella per la gita scolastica. Da una stima del Touring Club risulta che tre studenti su dieci non possono permettersele, con un evidente problema discriminatorio, considerata l’alta valenza formativa che può avere un viaggio di istruzione se adeguatamente preparato e organizzato.

Una gita di non più di tre giorni costa in media circa 200 euro se si svolge in Italia, e circa 332 euro se si effettua all’estero. In questo panorama sono interessanti i dati forniti dal Touring: il 51,3% dei viaggi di istruzione effettuati nel 2007/2008 si è svolto all’estero con una preferenza per Spagna (24,2%), Francia (2,5%), Repubblica Ceca (14,2%), e Germania (11,7%). Per le mete italiane resta in testa la Sicilia (14,4% delle visite) seguita da Lazio e Veneto (entrambe con il 14,2%) e dalla Toscana (12,4%).

Questione annosa e delicata è poi quella rappresentata dal cosiddetto “contributo volontario delle famiglie”, che la quasi totalità delle scuole pubbliche propone ai genitori sia per oneri dovuti quale l’assicurazione dell’alunno contro gli infortuni, sia per far fronte a spese di gestione soprattutto per materiale didattico, fotocopie, ecc.

Il contributo in oggetto si aggira dai 30 agli 80 euro con casi limite di 100 e oltre, e non rientra, come si capisce, nel capitolo delle tasse scolastiche, ma serve alle necessità dell’istituto che senza tale contributo – certamente opinabile in termini di principio ma legittimo se deliberato dal consiglio di istituto – non potrebbe ottemperarvi. Con questi soldi si provvede in genere alle piccole ma giornaliere spese che ogni scuola si trova a fare (fotocopie, tesserini di riconoscimento degli alunni ecc.).