Iscrizioni a scuola 2021: è tempo di scegliere (e di avere il coraggio di cambiare logica)

C’è chi la vuole in grado di fare servizi sportivi e culturali extra di qualità e chi invece cerca l’attenzione alla lingua inglese (meglio se bilingue). Altri vogliono un’attenzione personalizzata, mentre per molti, quasi per tutti, la vicinanza a casa, e magari la comodità dei trasporti, è una conditio sine qua non. Gennaio è un mese delicato per molti genitori che si apprestano a scegliere la scuola per i loro pargoli e il loro livello d’ansia, soprattutto in momenti complessi come quelli che stiamo vivendo, cresce a dismisura. Una volta poi c’erano gli open day, potevi in qualche modo respirare il clima della scuola. Oggi, per ovvi motivi, neanche questo è possibile. Cosa rimane quindi? A cosa aggrapparsi? Vediamolo insieme.

Esemplificando, forse eccessivamente, possiamo immaginare alcuni modelli principali di genitori, che proviamo ad individuare così:

  • Il genitore chioccia (più spesso mamma): è di solito presente, informato, documentato. Conosce tutti gli aspetti, anche quelli toponomastici, della realtà locale, sa quanti abitanti ha il quartiere della scuola e legge sui siti specializzati le classifiche di gradimento delle scuole presenti. Fa domande mirate sulle maestre, è nei gruppi social dedicati e non perde un colpo: per lei l’interesse principale è che il suo pulcino sia accolto e ben istruito.
  • Il genitore lepre (più spesso papà): è impegnato, lavoratore, sempre con i minuti contati. Ha fiducia nella scuola, ma forse in una logica funzionale (la scuola deve servire a sviluppare competenze specifiche per il mondo del lavoro). Il genitore lepre cerca la scuola vicino a casa, questa è l’aspetto principale, se poi ha anche pre e post scuola tanto meglio. Lo si vede raramente – e non è detto che sia un male – e solo se qualcosa non va.
  • Il genitore ape (sempre più raro): è un genitore cooperativo e crede nella collaborazione reciproca tra scuola e famiglia. Lo riconosci perché si presenta all’open day, anche se virtuale, avendo letto il PTOF e conoscendo le Indicazioni Nazionali. È il genitore che tutti cerchiamo e che ogni tanto ancora incontriamo. Ah, quanto sono rare e sempre più preziose le api!
  • Il genitore pavone (sempre più frequente) è il genitore innamorato dell’immagine ideale del proprio piccolo, che si è costruito nel tempo e alla quale tiene tantissimo. Il genitore pavone spesso sceglie la scuola perché conosce la maestra o la dirigente, ha amici sparsi qua e la ed è un osso duro: qualunque problema accadrà non sarà mai colpa del figlio e guai se qualche amica del genitore pavone ha il piccolo “un po’ più avanti nel programma”.

Ho dimenticato qualcuno? Fatecelo sapere.

Al di là del sorriso e della divisione dei genitori in categorie, credo sia importante riflettere su un aspetto chiave: sempre di più i genitori arrivano alla scuola primaria con un bagaglio di aspettative, richieste e desideri che non necessariamente si incontrano con le proposte formative e strutturali delle scuole.

Nei nostri open day dovremmo, ad esempio, presentare le Indicazioni Nazionali, avere il coraggio di sottolineare che il programma non esiste più e che l’obiettivo della scuola primaria è quello del successo formativo di tutti gli alunni e non insegnare a leggere e scrivere.

Dovremmo sottolineare la dimensione della collaborazione e far sì che il patto scuola-famiglia non sia una scartoffia da firmare.

Dovremmo presentare come un vanto la dimensione inclusiva e di accoglienza di tutti gli alunni, con o senza disabilità, con o senza cittadinanza comunitaria.

Se questo avvenisse, sono certo che chiocce, lepri, api e pavoni ci apprezzerebbero e la loro scelta sarebbe più sincera. Abbiamo il coraggio per realizzare questo cambio di logica?