Due scuole: al di qua e al di là della cortina di ferro

I professori e gli studenti del liceo scientifico di Sulmona sono molto orgogliosi per un traguardo, che ha tutti i requisiti di un primato. Sono ben quindici anni che intrattengono scambi culturali con un liceo ungherese, il Nagy Lajos Gimnazium di Pecs. Un’intesa che si è fatta amicizia, un’amicizia che trascende la scuola e coinvolge le rispettive famiglie.

Era il lontano 1987 quando una classe del liceo scientifico s’incontrava all’aeroporto di Budapest con gli studenti di Pecs. C’era, allora, la cortina di ferro. I viaggi all’est erano difficili per noi. Quasi impossibili per loro: autorizzazioni su autorizzazioni, burocrazia kafkiana. Anni in lista di attesa. E, infine, bisognava dimostrare di possedere un certo quantitativo di dollari. Dollari che potevano procurarsi solo con il cambio in nero. La legge proibiva e promuoveva illegalità.
Alla cerimonia per il trecentennale della scuola ungherese, il preside italiano conobbe un collega russo, anch’egli ospite. Gli chiese di attivare uno scambio fra i due istituti. Il russo accennò un sorriso, alzò il bicchiere di tokaj e disse sconfortato: “Brindiamo all’impossibile”. Chi avrebbe potuto immaginare che l’impossibile sarebbe divenuto possibile appena due anni dopo. Nel 1989. Con la caduta del muro di Berlino.
Per le vie delle città ungheresi giganteggiavano i faccioni scipiti dei potenti di regime, nelle scuole slogan a caratteri cubitali prescrivevano pensieri e comportamenti. Le città, le strade, i negozi, le case denunciavano abbandono e trascuratezza. Il traffico era scarso. L’auto più diffusa, ma ancora un sogno per molti, era la Trabant: carrozzeria di rozza plastica, sbarellante per le vibrazioni del motore a due tempi.
Ora, ad oltre dieci anni dalla caduta del Muro, tutto o quasi è cambiato. I grandi ritratti e gli slogan sono scomparsi. La scuola non è più statale. E’ tornata agli antichi proprietari. Ai frati cistercensi. Riapparsi chissà da dove, con le loro candide cocolle. Le città vivono una sorta di rinascimento economico, negli animi si agita una vitalità irrefrenabile. I negozi ammodernati all’occidentale presentano abbondanza di merci, anche se non sempre di buona qualità e buon gusto. Il parco macchine è interamente rinnovato. Solo qualche melanconica Trabant affanna ancora. Fra i giovani è partita la febbre per il capo griffato. L’arricchirsi è in cima ai pensieri. Dalla dittatura al capitalismo selvaggio: la corruzione dilaga. Budapest è la capitale della pornografia. I registi della specialità la prediligono per l’estrema libertà e disponibilità.
Gli insegnanti del liceo di Pecs sono stati privatizzati. Sono preoccupati. Adesso è più facile licenziarli. Loro che ben conoscono i sacrifici, devono ora sostenere un orario di 24 ore settimanali di lezioni, più , se occorre, “l’ora zero”, quella delle sette del mattino per i bisognosi di recupero.
Molti, in questi quindici anni, sono andati in pensione. A cominciare dai presidi ungheresi. Se ne sono succeduti più di uno. Anche la prof promotrice dei primi scambi, una docente di italiano, non c’è più. E’ stata licenziata; ma non le è andata male: attiva e intraprendente, dirige una scuola per adulti. Le sono subentrati nel Nagy Lajos due insegnanti di italiano. Infatti, gli alunni che studiano la nostra lingua, forse anche allettati dalla prospettiva del viaggio in Italia, sono raddoppiati: da 100 a circa 200.Tutto è cambiato, ma gli stipendi dei professori erano di fame e di fame sono rimasti. In un mondo che sta conoscendo il consumismo e il benessere tira la cinghia chi è a reddito fisso.
Quindici anni di scambi e di ricordi. Centinaia di ragazzi sono andati, altrettanti sono venuti: abbiamo messo in comune tradizioni, costumanze, conoscenze, sentimenti e continueremo a farlo.

Ezio Pelino
Preside Liceo scientifico E. Fermi, Sulmona