Docente accoltellata/1. La “vendetta” di un tredicenne
L’accoltellamento dell’insegnante di francese dell’IC “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, un comune di 10.000 abitanti in provincia di Bergamo, ha suscitato un’ondata di preoccupazione nell’opinione pubblica, colpita non solo dalla giovanissima età dello studente coinvolto, ma anche dalle particolari modalità di svolgimento della vicenda, il cui protagonista ha agito a scuola, in presenza di alunni, professori e ausiliari, e cercando la massima visibilità, come dimostra il fatto che il ragazzo ha ripreso e trasmesso l’intera scena con il suo cellulare.
Perché lo ha fatto? Per “vendetta”, parola stampata sulla sua maglietta, indossata sopra pantaloni paramilitari, nei confronti di una docente (57 anni: poteva essere sua nonna), che pare gli avesse dato torto in occasione di un suo bisticcio con un compagno di classe e che comunque l’ha perdonato in una lettera densa di commozione e di passione per il suo lavoro con e per i giovani.
“Un fatto di una gravità sconvolgente”, ha detto il ministro Valditara – in partenza per Parigi dove ha partecipato all’evento di lancio del Report 2026 GEM – Global Education Monitoring dell’Unesco, parlando anche del caso di Trescore Balneario – che “dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani”: misure a suo avviso necessarie, ha aggiunto, “da accompagnare a quelle che abbiamo già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica”.
Misure accolte anche in questo caso con favore da Antonello Giannelli, presidente di ANP: “è comunque indispensabile rafforzare ogni azione educativa e preventiva, ma anche garantire maggiore sicurezza per il personale scolastico e per gli studenti. Non possiamo accettare che simili episodi diventino parte della quotidianità delle scuole”, ma bocciate – e neanche questa è una novità – da Gianna Fracassi, segretaria della Flc Cgil: “Le misure introdotte negli ultimi anni, basate sull’inasprimento delle sanzioni e sull’introduzione di nuovi reati, non hanno prodotto risultati efficaci, perché non intervengono sulle cause profonde del disagio giovanile e non garantiscono maggiore sicurezza nei contesti educativi. È necessario, invece, promuovere un approccio fondato sulla prevenzione, sulla sicurezza e sulla presa in carico complessiva delle studentesse e degli studenti”.
Preoccupazione per gli aspetti di malessere esistenziale dei giovanissimi è stata espressa anche dall’arcivescovo Giuseppe Baturi, segretario della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che ha esortato a rafforzare l’impegno educativo in tutti gli ambiti, compresi gli istituti minorili, che “devono essere sempre più luoghi di rieducazione”. Le violenze, ha osservato, maturano spesso in contesti fondati sulla fiducia, come famiglie e scuole: il rischio, ha concluso, è “sostituire il sospetto alla fiducia”.
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