Decreto precari. Le novità del testo/1

Quale che ne sia la valutazione che ne dà ciascuno, la conversione in legge ad opera del Senato del decreto legge n. 134/09 cosiddetto salva-precari, approvata ieri in via definitiva al Senato (e quindi divenuto legge) costituisce un provvedimento importante per la scuola, garantendo corsie preferenziali di accesso alle supplenze brevi a quei docenti che nel 2008/2009 hanno insegnato con contratti annuali (circa 18.000) e che sono rimasti fuori per via della riduzione degli organici.

L’approvazione di un ordine del giorno presentato dal senatore del PdL Giuseppe Valditara, che impegna il governo “a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola italiana entro l’approvazione del prossimo Dpef“, lascia supporre che l’esecutivo, entro il 30 giugno del 2010, estenderà o integrerà il testo approvato all’interno di un sistema organico di stabilizzazione dei precari.

Gli altri temi toccati dal dl precari sono le graduatorie dei docenti, i fondi per il merito degli studenti, e una maggiore attenzione ai falsi disabili nella scuola.

Il cuore della nuova legge prevede che i precari che hanno già avuto un contratto annuale o che hanno fatto 180 giorni di lavoro nel 2008/2009 potranno avere la corsia preferenziale nelle supplenze e accedere agli accordi con le Regioni per progetti tra 3 e 8 mesi.

Il testo interviene sulle graduatorie, permettendo alle supplenze di trasformarsi “in rapporti di lavoro a tempo indeterminato“ nel caso di immissione in ruolo sulla base delle liste basate sui

punteggi. Gli elenchi dei precari, però, vengono bloccati: fino al 2011 non ci si potrà spostare dalla propria provincia, fatta salva la possibilità di inserirsi in coda in altre tre città. Per cambiare bisognerà attendere l’anno scolastico 2011/2012, quando si potrà andare in un’altra provincia a scelta e inserirsi in base al proprio punteggio. Come noto questa parte del testo trae origine da alcune sentenze del Tar del Lazio che imponevano l’inserimento nelle graduatorie “a pettine”, anziché “in coda”.