Dario Aita: ‘Sogno una scuola in cui ci sia uno scambio reciproco tra insegnanti e studenti’
Di Sara Morandi
Dario Aita, attore dal talento straordinario, ha saputo catturare il cuore del pubblico con la sua interpretazione di Franco Battiato nel film: “Franco Battiato. Il lungo viaggio”. Questo film che ha riscosso un enorme successo nelle sale cinematografiche, è stato finalmente trasmesso su Rai 1 lo scorso 1° marzo. Ora è anche disponibile su RaiPlay, offrendo agli spettatori un affascinante viaggio nella vita e nelle passioni di uno dei cantautori italiani più amati. La pellicola, diretta da Renato De Maria e scritta da Monica Rametta, esplora i momenti cruciali del percorso artistico e spirituale di Battiato, portando in scena non solo le sue canzoni iconiche ma anche gli incontri che hanno segnato la sua carriera. L’attore, con un impegno e una dedizione quasi “ossessiva”, ha studiato intensamente ogni aspetto della vita di Battiato, dalla musica ai testi, fino alle influenze culturali e spirituali. La sua preparazione è stata un viaggio interiore, alimentato da una forza misteriosa che lo ha guidato nella sua straordinaria interpretazione. Sul set, l’atmosfera era carica di entusiasmo e di creatività, grazie anche alla collaborazione con il regista De Maria e un cast di attori talentuosi come Elena Radonicich e Simona Malato. In questa intervista, Dario ci racconta non solo della sua esperienza nel dare vita ad un personaggio così complesso, ma anche della sua visione di una scuola dei sogni. Una scuola che si allontana dai metodi tradizionali, priva di interrogazioni e voti, dove l’apprendimento è guidato dalla curiosità e dalla passione individuale. Una scuola inclusiva e innovativa, capace di valorizzare l’unicità di ogni studente e promuovere uno scambio reciproco di conoscenze tra insegnanti e allievi.
La sua interpretazione di Franco Battiato nel film “Franco Battiato. Il lungo viaggio” è stata accolta con entusiasmo dai telespettatori e dalla critica. Come si è preparato per incarnare un artista così iconico e complesso? Ci sono stati aspetti particolari della sua vita o della sua musica che ha trovato più stimolanti da rappresentare?
“La preparazione ha seguito due percorsi paralleli. Uno di questi è stato più misterioso e difficile da spiegare a parole, poiché riguarda un’energia che mi ha visitato in qualche modo, emergendo da me in maniera semplice ma enigmatica. Questa energia è strettamente legata alla voce e al suono, ed è stata una scoperta significativa per me, come uomo e come interprete. Quando ho iniziato ad immergermi nella storia e nel lavoro di ricerca, c’è stato anche un aspetto più pratico: accogliere questa nuova scoperta. Ho investito molto tempo nello studio e nella ricerca – quasi “ossessiva” – partendo dal suono. La voce che avevo ricevuto come un dono mi ha indicato il punto di partenza, quindi ho cominciato a lavorare sulla voce parlata e soprattutto sulle canzoni. Ho dedicato la maggior parte del tempo a questo, poiché pensavo che comprendere il suono di Franco Battiato mi avrebbe aiutato a capire meglio il suo testo. Accanto a questo lavoro, ho affiancato letture, ascolti e visioni di tutto ciò che riguardava Franco: libri che aveva scritto o letto, influenze sul suo percorso di vita, il suo percorso universitario e spirituale, tutta la sua discografia, e anche la musica che ascoltava. Ho guardato interviste, video, videoclip di concerti e tutto ciò che riguardava la sua immagine. Osservare e riflettere con la massima attenzione e riflessione tutto questo materiale, è stato il percorso che mi ha guidato durante le riprese”.
Durante le riprese del film, ha lavorato a stretto contatto con il regista Renato De Maria e ha condiviso la scena con attori di talento come Elena Radonicich e Simona Malato. Come descriverebbe l’atmosfera sul set e quali sono stati i momenti più memorabili durante la produzione?
“Ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare, ancora una volta, con il regista Renato De Maria, che mi ha scoperto per il mio primo film, intitolato “La prima linea”. È stato il primo regista con cui ho collaborato nella mia vita. Successivamente, con lui ho girato la mia prima serie televisiva in cui ero il protagonista, “Il segreto dell’acqua”. Sono immensamente grato a questo professionista e non vedo l’ora di lavorare di nuovo con lui, un percorso di riconoscenza e di stima reciproca. Renato è un regista pieno di talento, di idee, di creatività, di entusiasmo ed energia. È una persona coinvolgente e trascinante, un grande esperto. Lavorare con lui è stimolante e rappresenta una bella sfida per gli attori. Sono stato fortunato ad avere un cast d’eccezione al mio fianco. Girare con lui è stata una grande esperienza. Il cast includeva attori ed attrici come Simona Malato ed Elena Radonicich, che sono state dei punti fermi nel mio percorso, sia professionale che personale. Avere delle colleghe come Simona ed Elena è tutto ciò che un attore può desiderare; mi hanno aiutato tantissimo non solo nel lavoro, ma anche nella mia vita privata. L’ambiente sul set era ricco di entusiasmo. Per la prima volta, ho visto la troupe essere rapita e coinvolta emotivamente. Ricordo in particolare la registrazione di concerti di Franco Battiato. La troupe era diventato il pubblico di un vero concerto, ascoltando e cantando come se Franco fosse lì con noi”.
Ha avuto la possibilità di interpretare una figura che ha avuto un impatto significativo sulla cultura musicale italiana. Se avesse l’opportunità di creare una scuola dei sogni, come la desidererebbe?
“Una scuola in cui non ti insegnano a rimanere seduto per otto ore al giorno su un banco a studiare, per poi tornare a casa e dover stare altre cinque ore a prepararti per l’interrogazione del giorno successivo, sarebbe una scuola diversa. Sarebbe una scuola senza interrogazioni, senza voti, dove ognuno studia seguendo la propria volontà, i propri interessi e le proprie capacità. Non esisterebbero valutazioni né competizione in alcun modo, perché la scuola di oggi è, a mio avviso, coercitiva. La scuola dovrebbe offrire un grande stimolo per la conoscenza e la cultura generale. Immagino una scuola in cui ci sia uno scambio reciproco tra insegnanti e studenti, dove tutti insegnano e tutti imparano. Gli insegnanti avrebbero molto da apprendere dagli allievi, soprattutto dai più piccoli. Penso a una scuola in cui ci si ascolta, in cui si valuta il singolo individuo, riconoscendo la propria unicità. Nessuno dovrebbe essere trattato come parte di una massa omogenea e valutato allo stesso modo. Ogni individuo dovrebbe essere ascoltato e considerato nella propria individualità. Questi discorsi possono sembrare utopici, ma se parliamo di sogni, questa è la scuola che immagino”.
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