Competenze digitali e scuola: il DigComp 3.0 rende improrogabile la revisione curricolare

L’introduzione delle competenze digitali (per brevità, CD) nei curricoli scolastici delle scuole italiane è da sempre un’impresa non sistematicamente compiuta. Nonostante il riconoscimento della CD come una delle otto competenze chiave per l’apprendimento permanente e la miriade di iniziative nazionali, la sua integrazione nelle pratiche didattiche è rimasta spesso limitata ad attività estemporanee o all’alfabetizzazione strumentale, mancando della profondità trasversale che il quadro europeo richiede.

Dopo anni di tentativi di mediazione e formazione per inserire il framework DigComp nei curricoli, è ancora diffusa una resistenza di fondo che impedisce una revisione profonda e organica, così come accade, purtroppo, con tutte le soft skills, considerate spesso inutili accessori anziché indispensabili competenze per la vita e per il lavoro nel XXI secolo.

Le radici della resistenza scolastica

La principale inerzia deriva da una percezione errata e riduttiva della competenza digitale:

  • Riduzione a tecnicismo: le CD sono spesso equiparate a mere abilità tecniche (come usare un software o un dispositivo), distogliendo l’attenzione dal loro complesso insieme di conoscenze, abilità e attitudini. Di conseguenza, la CD viene relegata a corsi frammentari (su una metodologia, su una o più app…) invece di diventare un filtro critico in ogni disciplina.
  • Assenza di modelli operativi dettagliati: fino a questa nuova versione DigComp 3.0, l’assenza di un set di risultati di apprendimento (Learning Outcomes) dettagliati in grado di tradurre i descrittori del framework in obiettivi didattici concreti ha lasciato i docenti privi di strumenti per una programmazione curricolare coerente.
  • Rigidità curricolare: l’integrazione di competenze trasversali, come il pensiero computazionale o la valutazione critica delle fonti online, richiede una complessa e faticosa riprogettazione interdisciplinare, che però può essere facilitata da un piano di collaborazione all’interno dell’Istituto e da scelte che “economizzino” tempo ed energie. Lo dimostra, ad esempio, il modello dell’IPRASE di Trento (https://curriculum-digitale.iprase.tn.it/)

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