Classe pulita/2. Ecco come si forma il cittadino responsabile nella scuola giapponese

Una testimonianza di prima mano su come funziona la scuola giapponese ci è fornita dalla nostra amica e collaboratrice Yukari Tsuru.  “Il funzionamento degli Shinkansen” (“treni proiettile”, NdR), scrive Yukari, “e dei treni in Giappone è gestito con una precisione al secondo (anche se gli orari mostrati ai passeggeri sono indicati al minuto), e tutti considerano questo del tutto normale. Anche nelle zone più remote di una metropoli enorme come Tokyo, la pulizia è mantenuta con estrema cura. Inoltre, gli oggetti smarriti o dimenticati vengono nella maggior parte dei casi consegnati alla polizia e restituiti al legittimo proprietario. Da molti anni questi episodi vengono citati con sorpresa da osservatori stranieri per descrivere la società giapponese. Da dove nascono caratteristiche come disciplina, senso dell’ordine, laboriosità e spirito di cooperazione? È possibile che molte di queste qualità, spesso considerate tipicamente giapponesi, si formino già durante la scuola elementare?

La regista Emma Yamazaki, che ha vissuto sia negli Stati Uniti sia in Giappone, ha maturato questa convinzione attraverso la propria esperienza personale e ha realizzato un documentario. Si tratta del film documentario “La scuola elementare – Una piccola società”, uscito nel dicembre 2023, che segue per un anno una scuola elementare pubblica di Tokyo.

La pulizia delle aule, la distribuzione del pranzo scolastico, il sistema del responsabile giornaliero, la partecipazione attiva degli alunni nell’organizzazione degli eventi scolastici e il loro processo di crescita hanno lasciato una forte impressione sul pubblico. Il titolo inglese del film, “The Making of a Japanese”, sottolinea il processo attraverso cui i bambini interiorizzano norme sociali e valori culturali durante la scuola elementare. Il film mostra efficacemente il processo attraverso cui i bambini giapponesi “diventano giapponesi”, evidenziando al tempo stesso le luci e le ombre sia della scuola elementare sia della società giapponese, e fa riflettere sul fatto che il ruolo e gli obiettivi della scuola possono variare notevolmente da paese a paese”.

Riuscirà il ministro Valditara a rendere un po’ più “giapponese” la nostra scuola? Pur dubitandone (gli studi di molti comparatisti dell’educazione ritengono del tutto impraticabili le operazioni di “transfer” dei sistemi educativi da un Paese all’altro) non possiamo che augurarglielo e augurarcelo.

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