Carta del docente in arrivo/2. A sostegno dell’aggiornamento: un’occasione perduta?
Ricostruiamo l’origine della Carta del docente.
Dalla legge 107/2015, che ha istituito la Carta del docente.
“121. Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita …… la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
- Nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa”.
La legge 107/2015 (Buona Scuola), nel prevedere per i docenti l’obbligo di formazione in servizio, aveva infranto il tabù dell’aggiornamento come diritto senza nessun obbligo, un semplice diritto difeso per anni da buona parte del sindacato, che escludeva qualsiasi obbligo per i docenti di aggiornarsi.
Forse per temperare la rottura di quel tabù, la legge aveva predisposto un sostegno finanziario individuale annuo esentasse, la Carta del docente, “per l’aggiornamento e la formazione” degli insegnanti.
E’ evidente la stretta connessione dei due commi della legge, dove il primo (il c. 121, istitutivo della carta) era funzionale al secondo (il c. 124, obbligo di formazione in servizio).
In sintesi, la carta non era una specie di regalia per gli insegnanti, ma un preciso sostegno finalizzato esclusivamente a facilitare la formazione e l’aggiornamento dei docenti.
Lo stesso comma 121 elencava le numerose forme di spendibilità della carta (quasi una ventina), senza individuare priorità, quantificazioni di scelte, tutte mirate direttamente – come denominatore comune – all’aggiornamento e alla formazione. Vi sono stati rari casi di collegi dei docenti nei quali gli insegnanti hanno messo in comune l’importo della propria carta per sostenere iniziative formative o aggiornamenti collegiali, ma quasi sempre l’utilizzo della carta è stato personale. E ha privilegiato negli anni acquisti di hardware e software, spesso ripetuti di anno in anno (tanto da far pensare in alcuni casi a beneficiari plurimi nel bacino familiare…).
Il Ministero ha spiegato che negli ultimi quattro anni oltre il 60% delle risorse è stato speso per hardware e software, mentre solo una quota ridotta è andata alla formazione vera e propria.
Non è possibile valutare il grado dell’efficacia della carta, anche se resta il ragionevole dubbio che il suo potenziale (sostegno all’aggiornamento professionale), privo di regolamentazioni mirate, si sia disperso in buona parte in altro, perdendo un po’ della sua efficacia.
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