Alessandro Parigi: ‘Sogno una scuola che promuova la cultura dell’ascolto e in cui sia naturale chiedere aiuto’
Di Sara Morandi
Alessandro Parigi, attore emergente milanese di grande talento, è al suo primo progetto cinematografico: è tra i protagonisti del nuovo film Netflix “Non abbiam bisogno di parole”, al fianco di Sarah Toscano e Serena Rossi, uscito il 3 aprile. Questo progetto, un remake de “La famiglia Bélier”, rappresenta per Alessandro un passaggio molto significativo nella sua carriera. Ha iniziato la sua formazione nel mondo della recitazione nel 2021 e ha affinato le sue abilità sotto la guida di insegnanti come Michael Margotta, Flavia Mancinelli e Federico Zanandrea. Questo debutto segna l’inizio di una promettente carriera artistica anche a livello internazionale. Alessandro sogna di creare una scuola che rifletta i suoi valori: un ambiente inclusivo e attento al benessere degli studenti, in cui lo sport si intrecci con una cultura dell’ascolto e della crescita personale. In questa scuola ideale, chiedere aiuto sarebbe naturale e gli studenti sarebbero incoraggiati a esprimere le proprie emozioni e a sviluppare abilità fondamentali per affrontare il futuro.
Sei passato dalle arti marziali miste alla recitazione, due mondi apparentemente molto diversi. Cosa ti ha spinto a intraprendere questo cambiamento di carriera e come le tue esperienze sportive hanno influenzato il tuo approccio alla recitazione?
“Due mondi lontani eppure così vicini: la disciplina e la padronanza del corpo le ho apprese attraverso le arti marziali, trovando poi le stesse radici nella recitazione. Ho sempre desiderato riuscire a gestire e ad esprimere nel modo giusto le mie emozioni; la recitazione mi ha dato, e continua a darmi, gli strumenti per ascoltarmi e soprattutto per utilizzare queste emozioni nell’interpretare e vivere i personaggi”.
Essendo al tuo primo progetto cinematografico con “Non abbiam bisogno di parole” insieme a Sarah Toscano e Serena Rossi (dal 03 Aprile su Netflix), come descriveresti la tua esperienza sul set di un film così importante? C’è stato un momento particolare che ti ha segnato o insegnato qualcosa di nuovo?
“Non posso fare paragoni essendo il mioA primo lavoro come attore, ma sul set è stato come trovare una seconda famiglia, ho creato dei legami importanti e ho imparato molto da ciascun membro del cast, della regia e della troupe. Anche se ora le nostre strade si sono separate spero di aver lasciato loro un bel ricordo come loro hanno fatto con me! Ci sono stati diversi momenti importanti, sicuramente il ricordo più bello è stato quando con Luca, il regista, mi è stata data la possibilità di emozionarmi senza vergogna. Potersi emozionare per le cose belle e poterlo condividere con qualcuno che ti comprende ha un valore immenso”.
Hai avuto la possibilità di formarti con insegnanti come Flavia Mancinelli e Federico Zanandrea. Come queste collaborazioni hanno plasmato il tuo stile recitativo e quale aspetto del tuo apprendimento ti ha sorpreso di più?
“Ho conosciuto Flavia quando ero ancora acerbo e poco consapevole di me stesso: mi ha aiutato moltissimo nella gestione delle emozioni, nella costruzione dei personaggi e nell’utilizzo del corpo. È preparatissima sotto ogni punto di vista, mi ha fatto scoprire le opere classiche — che prima non avevo mai affrontato — ed è molto attenta ai dettagli, un po’ come me. Questo ci ha permesso di instaurare un bellissimo rapporto anche al di fuori del contesto attoriale. Federico, oltre a essere un grande regista, doppiatore e attore, mi ha insegnato l’uso della voce, della respirazione e dei tempi di battuta. Ha una passione enorme per il suo lavoro, una qualità che in realtà ci accomuna tutti e tre. I loro metodi non sono distanti: per questo cerco sempre di approfondire e integrare le loro conoscenze, facendole diventare parte integrante del mio modo di lavorare. Agli inizi invece, ho partecipato a diversi seminari di Michael Margotta: è stato il mio primo approccio alla recitazione, ed è stato estremamente formativo”.
Immagina di poter creare la tua scuola dei sogni: come la struttureresti e quali valori e abilità vorresti che gli studenti sviluppassero per affrontare il futuro?
“Ho sempre avuto un rapporto complesso con la scuola, e proprio per questo immagino un ambiente più inclusivo e attento al benessere degli studenti. Credo sia fondamentale integrare lo sport nella quotidianità e promuovere una cultura dell’ascolto, in cui chiedere aiuto sia naturale. La scuola dovrebbe essere un luogo sereno e sicuro, non un peso, ma uno spazio in cui crescere davvero”.
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