Giovani, scuola e futuro: il 62% non si sente preparato alla vita reale. I dati emersi da Villaggio Futuro 2026

Mentre l’Italia archiviava le celebrazioni per la Festa della Repubblica, 150 giovani provenienti da tutta la Penisola hanno trascorso il 2 giugno in modo insolito: non assistendo alle cerimonie istituzionali, ma confrontandosi su alcune delle questioni che segneranno il loro futuro. È quanto accaduto a Villaggio Futuro 2026, iniziativa promossa da Conthackto in collaborazione con H-FARM College ed Ecosistema Futuro, che ha riunito ragazze e ragazzi tra i 16 e i 21 anni per un’esperienza di progettazione partecipata durata 36 ore consecutive.

Due notti in tenda, gruppi di lavoro e cinque sfide al centro del confronto: educazione, intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale, parità di genere e partecipazione civica. Ma al di là dei progetti sviluppati, l’iniziativa offre uno spaccato interessante su come una parte delle nuove generazioni guarda oggi alla scuola, alle istituzioni e al proprio futuro.

Il giudizio sulla scuola: «Non ci prepara alla vita reale»

Tra i dati emersi dal questionario somministrato ai partecipanti prima dell’avvio dei lavori, uno colpisce in modo particolare chi si occupa di istruzione: il 62% dei giovani coinvolti ritiene che il sistema scolastico italiano non li abbia preparati adeguatamente ad affrontare la vita reale.

Si tratta della valutazione più critica registrata nell’intera rilevazione e che inevitabilmente richiama un dibattito presente da anni nel mondo della scuola: quanto i percorsi formativi riescano a sviluppare competenze trasversali, capacità di orientamento e strumenti utili per affrontare le trasformazioni sociali, economiche e professionali contemporanee.

Il dato appare ancora più significativo se letto insieme ad altri elementi emersi dall’indagine. La maggioranza dei partecipanti dichiara infatti di essere già impegnata in attività concrete fuori dalla scuola: il 78% ha svolto esperienze di volontariato, partecipato ad associazioni, sviluppato progetti o avviato iniziative imprenditoriali. Un segnale di protagonismo che sembra andare oltre gli spazi formativi tradizionali.

Giovani sfiduciati, ma non rassegnati

L’indagine restituisce il ritratto di una generazione attraversata da preoccupazioni profonde. Oltre la metà degli intervistati ritiene che in Italia le opportunità dipendano ancora troppo dal contesto familiare e territoriale di provenienza, mentre quasi uno su due non si sente rappresentato nei processi decisionali che riguardano il proprio futuro.

Anche il rapporto con il Paese appare complesso. Il 35% immagina di vivere e lavorare all’estero entro dieci anni, mentre un’altra quota analoga non esclude questa possibilità. Solo un giovane su tre si vede ancora in Italia nel prossimo decennio.

Eppure, accanto alla sfiducia, emerge un dato che merita attenzione: il 66% ritiene di poter contribuire concretamente al cambiamento della società. Una convinzione che convive con la percezione di problemi strutturali e che sembra alimentare il desiderio di partecipazione espresso dai ragazzi coinvolti.

L’Intelligenza artificiale non fa paura

Tra i risultati più interessanti figura anche il rapporto con l’intelligenza artificiale. Contrariamente a molte narrazioni adulte, il 72% dei partecipanti considera l’AI più come un’opportunità che come una minaccia.

Non sorprende, quindi, che la sfida dedicata a tecnologia e innovazione sia stata quella che ha raccolto il maggior numero di adesioni. Un interesse che conferma come le nuove generazioni percepiscano gli strumenti digitali non tanto come elementi da subire, quanto come risorse da comprendere e governare.

Non a caso, il progetto vincitore dell’hackathon si è concentrato proprio sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito educativo. La proposta, denominata “mAIeutika”, immagina una piattaforma capace di supportare gli studenti non fornendo risposte automatiche, ma stimolando domande, riflessione critica e ragionamento autonomo.

I modelli educativi? Genitori e insegnanti

Un altro dato che merita una riflessione riguarda le figure di riferimento indicate dai partecipanti. Il 32% ha scelto come modello una persona conosciuta direttamente: genitori, insegnanti, fratelli, nonni o amici.

Tra tutte le risposte, il padre risulta la figura più citata, seguito dalla madre e dagli insegnanti. Un elemento che contrasta con l’idea spesso diffusa di una generazione influenzata esclusivamente dai social media o dalle celebrità online.

Per chi opera nella scuola, il dato rappresenta un segnale importante: nonostante i profondi cambiamenti culturali e tecnologici, la relazione educativa continua a esercitare un ruolo significativo nella costruzione dell’identità dei giovani.

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