Sciopero del 7 maggio contro la riforma degli istituti tecnici: rischio boomerang
Per il prossimo 7 maggio la Flc Cgil ha proclamato uno sciopero dei lavoratori impiegati nei soli Istituti tecnici (qui la nostra notizia). La data coincide con lo sciopero proclamato da tempo dai sindacati di base e, in particolare, dai Cobas contro le prove Invalsi (e contro altro tra cui anche la riforma dei tecnici), che interesserà anche il 6 maggio, giorno delle prove Invalsi per la scuola primaria.
Lo sciopero contro le prove Invalsi è diventato da diversi anni quasi un appuntamento fisso, con percentuali di adesione che però non sono mai andate oltre l’1%. Lo sciopero del 7 maggio dello scorso anno ha registrato l’adesione di quasi 7mila persone, pari allo 0,64% di tutto il personale in servizio quel giorno.
Quest’anno la concomitanza dello sciopero della Flc Cgil (“Fermiamo un riforma che taglia ore e futuro”) innalzerà indubbiamente la percentuale di adesione, ma, considerata l’unilateralità della decisione rispetto alla posizione degli altri sindacati rappresentativi che, pur se critici verso la riforma degli istituti tecnici, sono decisamente contrari allo sciopero, il sindacato di Maurizio Landini e Gianna Fracassi ha deciso di correre il rischio di un insuccesso nel caso che allo sciopero aderisse, specie negli istituti tecnici, una percentuale dei lavoratori del comparto interessato bassa (ricordiamo che nelle ultime elezioni delle RSU la Flc Cgil ha ottenuto il 28% dei voti). Già lo sciopero del 9 marzo scorso per la difesa dei diritti delle donne, promosso dagli stessi attori, ha avuto un’adesione inferiore al 10% (al netto del personale assente per altri motivi).
Sembra evidente che la scommessa implicita nell’assunzione di tale rischio da parte del sindacato è che i segnali di malessere e di protesta provenienti dagli Istituti tecnici da quando il PNRR scuola ha previsto la loro riforma siano condivisi anche dal personale non iscritto o iscritto ad altre organizzazioni.
La decisione è stata presa dalla Flc Cgil dopo il fallimento del tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, svoltosi il 27 aprile 2026, avente per oggetto la richiesta di rinvio dell’applicazione della riforma relativa al riordino degli istituti tecnici, come informa una nota del sindacato. La principale motivazione a sostegno della richiesta, ora diventata di ritiro (o in subordine rinvio) della riforma, è la temuta riduzione di posti per docenti e personale ATA, ma quello che la Flc Cgil mette in discussione è l’impianto stesso della riforma: il sindacato, si legge nella nota, “pur prendendo atto di alcuni avanzamenti registrati a partire dal 9 aprile 2026 e del parziale recepimento delle indicazioni formulate dal CSPI, ha espresso una valutazione complessivamente negativa delle misure prospettate dall’Amministrazione, ritenute insufficienti in quanto limitate al solo primo biennio e fondate su soluzioni temporanee che non intervengono in modo strutturale sull’impianto della riforma”.
Ulteriormente netta la conclusione: “Gli interventi correttivi sull’orario e lo stanziamento di esigue risorse aggiuntive, se da un lato ne riconoscono le falle, dall’altro risultano del tutto inadeguati e lontani dal costituire il ripensamento generale della riforma che rappresenta un ulteriore intervento per smantellare la scuola secondaria”.
Nel mirino insomma è la politica scolastica del governo, in particolare l’operazione della “filiera tecnologico-professionale”, con il percorso 4+2, avvertito come alternativo, e non coassiale, con gli Istituti tecnici, e avvisaglia della quadriennalizzazione di tutta l’istruzione tecnica, con relativi tagli degli organici. L’esito dello sciopero del 7 maggio sarà un importante indicatore per il sindacato, ma anche per il ministro Valditara, perché dirà fino a che punto la sua riforma degli istituti tecnici (e professionali) è condivisa da chi sarà chiamato ad attuarla. Un risultato comunque modesto rappresenterebbe non solo un insuccesso, ma darebbe forza alla riforma. Approfondiamo il tema nella notizia successiva.
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