Sostegno psicologico a scuola, in arrivo il servizio online per gli studenti: voucher da 250 euro e fino a cinque colloqui

Prende forma il servizio di sostegno psicologico per gli studenti previsto dalla manovra 2025. È infatti pronto il decreto interministeriale firmato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che avvia, in via sperimentale, una nuova misura rivolta a una fascia precisa della popolazione scolastica: gli alunni dell’ultimo anno della secondaria di primo grado e quelli del primo biennio della secondaria di secondo grado, su tutto il territorio nazionale.

La novità più rilevante è che il servizio sarà erogato in modalità telematica e potrà essere richiesto senza vincoli Isee, a differenza di altre misure di sostegno psicologico già previste in altri ambiti. Una scelta che punta a rendere l’accesso più ampio, almeno nella fase iniziale della sperimentazione, e che segnala la volontà di intercettare il disagio prima che si strutturi in forme più gravi.

“AscoltaMI”, il servizio passa dalla Piattaforma Unica

Il decreto, articolato in sette articoli, stabilisce che l’accesso al servizio avverrà attraverso un applicativo dedicato all’interno della Piattaforma Unica del Ministero. Il nome scelto è “AscoltaMI – Servizio di sostegno psicologico”.

Sarà questo lo spazio digitale attraverso cui presentare la richiesta, gestire l’erogazione della prestazione e accreditare i professionisti. Il sistema dialogherà anche con la piattaforma del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, così da consentire l’inserimento e la gestione degli specialisti autorizzati a svolgere il servizio.

La scelta del canale telematico può rappresentare un’opportunità sul piano dell’accessibilità e della rapidità, ma apre anche interrogativi sul rapporto tra ascolto psicologico e contesto educativo: quanto la dimensione online potrà risultare efficace per adolescenti che vivono fragilità spesso strettamente intrecciate alla quotidianità scolastica?

Come funziona la richiesta

All’inizio di ogni anno scolastico saranno le scuole a informare studenti e famiglie sull’attivazione del servizio. A quel punto, i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale dovranno accedere alla piattaforma Unica, presentare la domanda e rilasciare il consenso informato.

Una volta completata la procedura, allo studente verrà assegnato un voucher utilizzabile una sola volta nel corso dell’anno scolastico. Il valore del voucher è fissato in 250 euro e corrisponde a un massimo di cinque incontri.

Si tratta, quindi, di un intervento circoscritto, pensato più come primo livello di ascolto e orientamento che come presa in carico continuativa. Proprio qui si giocherà una parte importante della sperimentazione: capire se cinque colloqui possano bastare a intercettare il bisogno, a contenerlo o almeno a indirizzarlo tempestivamente.

Gli psicologi: requisiti ed esperienza in ambito scolastico

Il servizio sarà svolto in forma individuale da psicologi individuati dal Cnop tra professionisti in possesso di requisiti precisi. Serviranno almeno tre anni di iscrizione all’albo e almeno tre anni complessivi di esperienza in ambito scolastico e in progetti rivolti all’età evolutiva.

Sarà poi il richiedente, direttamente tramite l’applicativo, a scegliere il professionista tra quelli accreditati in piattaforma. La scuola riceverà comunicazione, sempre attraverso il sistema, sia dell’avvio sia della conclusione del percorso.

È un passaggio non secondario. Da un lato si valorizza la competenza specialistica di professionisti con esperienza specifica nel mondo della scuola; dall’altro, la centralità della piattaforma ridisegna il perimetro del rapporto tra istituzione scolastica, famiglia e servizio di supporto, lasciando alla scuola una funzione di raccordo e di informazione, più che di gestione diretta.

In cosa consiste il sostegno psicologico

Il decreto definisce il servizio come un’attività di ascolto e consulenza orientata alla prevenzione e alla promozione del benessere psicologico. L’obiettivo dichiarato è favorire la crescita e la formazione della personalità degli studenti, prevenire fattori di rischio e situazioni di disagio, accompagnare il superamento delle fragilità evolutive nei contesti scolastici.

Nel testo si richiama anche l’attenzione alle condizioni di svantaggio sociale e culturale che possono ostacolare i processi di socializzazione e la piena partecipazione alla vita della comunità scolastica. È un’impostazione ampia, che non riduce il tema al solo disagio conclamato ma lo colloca nel quadro della prevenzione, dell’inclusione e del benessere complessivo.

Gli incontri previsti sono al massimo cinque, ciascuno della durata di sessanta minuti. Il primo colloquio avrà dieci minuti in più, per consentire di definire le modalità di svolgimento del percorso.

Le risorse: 10 milioni nel 2025, poi 18,5 milioni l’anno

La misura parte con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2025, destinata alla fase sperimentale. A partire dal 2026, lo stanziamento salirà a 18,5 milioni di euro annui.

Le risorse saranno ripartite ogni anno secondo quattro criteri. Il 70% sarà assegnato in base alla popolazione scolastica regionale. Il restante 30% sarà suddiviso in tre quote uguali del 10% ciascuna, tenendo conto rispettivamente della media triennale degli studenti con background socio-economico e culturale non favorevole, della media triennale degli alunni in condizione di fragilità negli apprendimenti e della media triennale degli abbandoni scolastici.

È una distribuzione che prova a tenere insieme dimensione quantitativa e indicatori di vulnerabilità. Un segnale interessante, perché riconosce che il bisogno di supporto psicologico non si distribuisce in modo uniforme e che le fragilità educative, sociali e relazionali chiedono criteri di allocazione più mirati.

Il nodo della sperimentazione

Sarà il Ministero dell’Istruzione e del Merito a curare il monitoraggio della misura. Ed è proprio qui che si concentrerà la verifica più attesa: capire quanti studenti accederanno realmente al servizio, quali territori risponderanno di più, se la modalità online favorirà o limiterà la partecipazione, e soprattutto se questo intervento riuscirà a diventare un presidio stabile di prevenzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA