Istruzione tecnica e professionale/1. Un labirinto normativo
L’istruzione tecnica e quella professionale, a differenza di quella liceale, assai più lineare, ha in Italia una storia tormentata, che va dai successi degli anni Cinquanta e Sessanta – che hanno contribuito al boom dell’economia italiana sul versante manifatturiero e della creazione di tante piccole e medie aziende ad opera di periti, geometri e ragionieri – alla crisi di identità dei decenni successivi, tra ipotesi di despecializzazione come quella avanzata dalla Commissione Brocca ad altre di consolidamento, sostenute dalla Direzione generale dell’Istruzione tecnica tramite i cosiddetti “progetti assistiti”, fino al suo (maldestro) assorbimento nell’area dell’istruzione liceale (legge Moratti n. 53/2003), al rilancio tentato dal governo Prodi 2 nel 2006-2008 per poi arrivare nel 2010 alla razionalizzazione neo-conservatrice, col taglio di tutte le sperimentazioni (anche di quelle più vitali), da parte del ministro Maria Stella Gelmini.
Da allora l’impianto ordinamentale è rimasto invariato, ma l’istruzione tecnico-professionale ha registrato un progressivo calo di iscritti, soprattutto per il crollo dell’istruzione professionale, passando nel suo insieme, nel decennio 2015-2025, dal 55 al 45%, mentre quella liceale è cresciuta ad oltre il 56%.
Nel frattempo è diventato drammatico il mismatch tra la domanda di profili tecnici proveniente dal sistema economico e l’offerta di tecnici adeguatamente preparati da parte del sistema scolastico e formativo italiano (tanto è vero che li importiamo dall’estero, come succede ampiamente nel settore sanitario e dei caregiver).
Del problema si è fatto carico il governo Draghi in sede di elaborazione del PNRR, che al rilancio della formazione tecnica e professionale (oltre che al superamento degli squilibri territoriali e socio-culturali) ha dedicato largo spazio e notevoli risorse finanziarie. Ma la realizzazione di quanto previsto nel PNRR scuola, ripreso con modifiche dal ministro Valditara, si sta rivelando complicata e faticosa, a partire dalla attuazione del fondamentale articolo 26 del D.L. 144/2022 “Aiuti-ter” dedicato specificamente alla riforma dell’istruzione tecnica, poi aggiornato con l’introduzione di un comma 4-bis tramite il Decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208, in applicazione del quale è stato emanato il decreto del MIM 31 dicembre 2024, n. 269, che ha disciplinato le prime misure per l’attuazione della riforma dell’istruzione tecnica, e infine dal decreto legge 45 del 7 aprile 2025. Un groviglio di norme che cerchiamo di dipanare nella notizia successiva.
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